La povertà educativa in Italia ai tempi del Coronavirus

Save the Children: «Bambini e adolescenti intrappolati tra crisi economica e contrazione delle opportunità educative»

[11 Maggio 2020]

Pubblicando oggi il rapportoRiscriviamo il Futuro. L’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa”, Save the Children racconta una realtà fatta di «Bambini e ragazzi intrappolati tra una povertà materiale crescente a causa dell’emergenza Coronavirus in Italia e la mancanza di opportunità educative, le difficoltà nella didattica a distanza e il mancato accesso alle attività educative extrascolastiche, motorie e ricreative. Per molti di loro la prospettiva è rimanere indietro, perdere non solo motivazione e competenze scolastiche, ma, in alcuni casi, essere spinti ad un isolamento che può portare all’abbandono della scuola».

Il rapporto,  lanciato in occasione della campagna Riscriviamo il Futuro e di un nuovo intervento programmatico che intende raggiungere 100.000 bambine, bambini e adolescenti in 30 città in Italia, è stato realizzato per l’Organizzazione dall’istituto di ricerca 40 dB e ne emerge che «Circa 1 minore su 5 incontra maggiori difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana. Circa 1 genitore su 20 ha paura che i figli debbano ripetere l’anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola, tassi che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica (2), passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12.  Quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà”, opzione che comunque è gradita dal 39,1% dei genitori intervistati. D’altronde sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola data la perdita di apprendimento degli ultimi mesi».

Secindo Save the Children, si tratta di «Una fotografia della povertà educativa che si alimenta, in un circolo vizioso, con quella della crisi economica che ha impoverito ulteriormente le famiglie. Quasi 1 genitore su 7 (14,8%), tra quelli con una situazione socio-economica più fragile, ha perso il lavoro definitivamente a causa dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente, mentre più di 6 su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio, al punto che rispetto a prima del lockdown la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%. Si tratta di genitori che, nel 44% dei casi, sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli».

Commentando questi dati, Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia, ha evidenziato che «Non possiamo permettere che l’epidemia di Covid-19 in pochi mesi tolga ai bambini e agli adolescenti in Italia opportunità di crescita e sviluppo. Dobbiamo agire subito per non privarli del loro futuro. L’educazione, formale e non, rappresenta per i nostri bambini l’ancora di salvezza per avere opportunità nel presente ma soprattutto per garantire la libertà di scegliere il proprio futuro, specie nei contesti più svantaggiati. Di fronte ad uno scenario profondamente cambiato e in presenza di sfide nuove e di lungo periodo, abbiamo deciso di incrementare il nostro intervento in Italia, facendo leva sull’infrastruttura territoriale che abbiamo sviluppato in questi anni e su preziose partnership sia a livello locale che nazionale. Il nostro Paese deve ripartire dai bambini, quelli più vulnerabili. Lavoreremo in collaborazione con il sistema scolastico, incrementeremo le opportunità di sviluppo attraverso attività extrascolastiche e, dove necessario, prenderemo in carico i nuclei familiari in difficoltà economica per accompagnarli ad una nuova autonomia. Ora più che mai è necessario un impegno collettivo che veda tutti coinvolti – cittadini, famiglie, scuole, terzo settore, aziende e istituzioni – per una ripartenza che identifichi i diritti dei minori come bussola per intervenire nel presente e riscrivere il futuro».

Secondo l’analisi e i dati dell’indagine, «Accanto al drammatico impoverimento economico esiste un pericolo concreto di un forte incremento della povertà educativa già ampiamente diffusa nel nostro Paese prima della crisi. Bambini e adolescenti, soprattutto quelli che vivono ai margini, potrebbero essere lasciati indietro nell’apprendimento e nello sviluppo delle proprie capacità, restare isolati e perdere fiducia e motivazione in se stessi e nello studio, con il pericolo concreto di abbandonare il loro percorso scolastico, fenomeno che riguarda già nel nostro paese il 13,7% dei ragazzi».

Come dimostrano le mappe elaborate da Save the Children, in Italia, in aree sia a Nord che a Sud  ci sono zone ad  alto rischio educativo per i minori, dove «a causa della crisi le povertà preesistenti si sono acuite o se ne sono sviluppate di nuove, con molte altre famiglie che si sono trovate improvvisamente in difficoltà. Un isolamento che riguarda anche le attività extrascolastiche, così come quelle sportive e motorie all’aperto, e che già prima della crisi facevano registrare alti indici di povertà educativa, se pensiamo che nel nostro Paese normalmente più di 4 ragazzi su 10 non fanno sport e quasi 1 su 2 non legge un libro non scolastico».

Per questo, in occasione del lancio di “Riscriviamo il futuro”, Save the Children ha diffuso anche un Manifesto per chiedere al Governo, al Parlamento, alle Regioni e a tutte le istituzioni locali, di «riscrivere il futuro dell’Italia e aiutare i bambini a uscire dalla povertà educativa» ed al quale hanno già aderito oltre cento personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, della musica e del giornalismo, dell’impresa e dello sport. La Fatarella spiega che «Con questa campagna abbiamo voluto lanciare alle istituzioni un messaggio di forte richiamo alle responsabilità di guardare non solo al presente ma anche a quello che sarà il nostro Paese quando, auspichiamo, l’emergenza sanitaria sarà un ricordo. Al nostro manifesto-appello hanno aderito tantissime personalità autorevoli. E speriamo che tanti altri lo facciano: abbiamo di fronte una pagina bianca e possiamo decidere cosa scriverci, ma se in questa ripartenza non saremo capaci di mettere al centro bambine, bambini e adolescenti, avremo perso un’occasione fondamentale per scrivere un futuro migliore non solo per loro ma per l’intero Paese».
“Riscriviamo il futuro”, parte oggi con una prima settimana dedicata alla sensibilizzazione sui canali Rai e andrà avanti per i prossimi mesi con iniziative e partnership che hanno come obiettivo quello di rendere i bambini protagonisti dei mesi che verranno. Oltre alla campagna, cresce l’azione programmatica di Save the Children a favore dei minori più svantaggiati: nella prima fase dell’emergenza l’organizzazione ha realizzato il progetto “Non da soli” che ha raggiunto quasi 57 mila beneficiari e ora si è impegnata in un nuovo progetto con cui conta di raggiungerne 100.000 in 30 quartieri deprivati di città e aree metropolitane. Un progetto dedicato ai bambini e adolescenti dagli 0 ai 17 anni nei territori più svantaggiati, per combattere il “learning loss”, la povertà materiale e supportare il ritorno a scuola dei minori.

Dal rapporto emerge il drammatico impatto economico dell’emergenza. Ecco i principali effetti avuti dalle misure di contenimento del Covid-19 secondo Save the Children:  
Dei circa 9,5 milioni di lavoratori che nel mese di marzo non hanno potuto lavorare, 3,7 milioni vivono in famiglie monoreddito, di cui la metà con figli a carico, dove pertanto è venuta a mancare l’unica entrata economica. «Un impatto travolgente per il quale 1 milione di bambini in più oggi rischiano di scivolare nella povertà assoluta, andandosi così ad aggiungere agli attuali 1,2 milioni di minori attualmente certificati in condizioni di povertà assoluta ed innalzando la percentuale dall’attuale 12% sino al 20%».
In particolare, l’indagine mostra come molto concrete siano state le conseguenze economiche del Covid-19 sulla vita delle famiglie: «quasi la metà di tutte le famiglie con bambini tra gli 8 e i 17 anni intervistate (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3%). Un dato ancora più allarmante se si considera che prima del lockdown il 41,3% delle famiglie più fragili beneficiava del servizio di mensa scolastica per i propri figli e per quasi tutti loro (40,3%) questo servizio era esente o quasi da pagamenti. Una famiglia su tre (32,7%) ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette e una su quattro (26,3%) anche quello dell’affitto o del mutuo. Il 21,5% delle famiglie non ha potuto comprare medicinali necessari o ha dovuto rinunciare alle cure mediche necessarie per mancanza di soldi. Una famiglia su cinque ha dovuto ricorrere a prestiti economici da parte di familiari o amici e il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari».
Per le famiglie più fragili dal punto di vista socio-economico, gli aiuti da parte dello Stato sono quasi raddoppiati: «Era il 18,6% dei genitori a beneficiarne prima delle restrizioni dovute al Covid e il 32,3% durante il lockdown, dato che include il reddito di cittadinanza e altri supporti da parte di amministrazioni pubbliche».

Se Sud e  Isole hanno conosciuto l’aumento più significativo, in percentuale, delle domande accettate di Reddito di Cittadinanza a fine marzo rispetto al mese di gennaio e quindi di sostegno economico agli individui a rischio povertà, da una delle Mappe contenute nel rapporto si vede che la ricca provincia di Trento è ottava in classifica, con Milano e Roma che si trovano ben al di sopra della media nazionale.

Poi ci sono i territori ad alto rischio educativo. Save the Children ricorda che «Dispersione scolastica, mancanza di asili nidi e scarsità di opportunità educative, culturali e sportive per bambini e ragazzi sono fenomeni che già prima della crisi facevano registrare una situazione molto preoccupante in Italia. Livelli di povertà educativa già di per sé molto elevati, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud, ma che ora con l’emergenza Covid-19 rischiano di estendersi anche al resto d’Italia». Per tracciare questo rischio, l’organizzazione ha elaborato una serie di mappe del rischio educativo, »con l’obiettivo di individuare quelle province italiane dove l’impatto socio-economico dell’emergenza in corso sui minori potrebbe essere ancora più grave» e dice che «Se è soprattutto al sud che si concentrano le percentuali più elevate di studenti in condizioni di maggiore svantaggio socio-economico e culturale, con le province di Taranto, Napoli, Barletta-Andria-Trani che presentano percentuali superiori al 30%, da una delle mappe elaborate spiccano anche alcune province del centro e del nord, come Prato con il 28% e Vercelli con il 24,4%».

Per quanto riguarda la copertura di asili nido e servizi per la prima infanzia, invece, «se è vero che province come Caserta, Crotone e la città metropolitana di Reggio Calabria presentano percentuali inferiori al 2%, a fronte di una media nazionale del 13,5% (un dato ben lontano dal target Ue del 33% e tra i più bassi in Europa), emergono tuttavia realtà, anche al Nord, ben al di sotto della media nazionale, come Treviso, Belluno, Sondrio e Lodi (che si attestano sotto il 10%) o la città metropolitana di Venezia, che supera di poco l’11%».
La mappa sulla dispersione scolastica, che riguarda il 13,7% dei ragazzi nel nostro Paese, un dato ancora molto alto rispetto all’obiettivo stabilito dall’Ue di ridurla sotto il 10% entro il 2020, tanto che si è dovuto fissare un target nazionale al 14% racconta che «In Italia circa 70 province su 107 non raggiungono l’obiettivo europeo. Tra queste le più svantaggiate sono Caltanissetta (27,1%), Brindisi (26%), Sud Sardegna (25,7%), ma numerose sono anche le realtà al centro e al nord che presentano forti criticità, come le province di Imperia (22,2%) e Arezzo (22%)». Un fenomeno al quale si lega anche quello dei giovani che non lavorano e non studiano e che al Sud riguarda oltre il 20% dei giovani, con punte del 38% in Sicilia e del 35% in Calabria. Ma con regioni come Liguria e Toscana che presentano, rispettivamente il 18% e il 16% di giovani tagliati fuori dal circuito formativo e lavorativo.
Un’altra mappa del rapporto  mette in luce che le percentuali più alte di ragazzi che non raggiungono le competenze minime in matematica e in italiano «si registrano soprattutto al Mezzogiorno, con un picco del 47,1% a Crotone, seguita da Agrigento con il 44,3% e da Enna con il 43,5%» ma «Forti criticità si registrano anche in quattro province toscane, quali Massa Carrara, Grosseto, Firenze e Livorno, con percentuali che oscillano tra il 27% e il 29%».

A  Save the Children fanno notare che «In un’Italia che già prima dell’emergenza Covid-19 vedeva molti bambini e ragazzi lasciati indietro, vittime della povertà economica ed educativa, la scuola, un punto di riferimento fondamentale per contrastare le diseguaglianze educative, ha dovuto affrontare la sfida della didattica a distanza, che spesso ha acuito svantaggi e divari sociali e territoriali. Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati Istat a disposizione, più di 4 minori su 10 vivono in abitazioni sovraffollate, privi di spazi adeguati allo studio, e il 12,3% non ha un computer o un tablet in casa per seguire le lezioni a distanza, percentuale che arriva al 20% nel Mezzogiorno. Tra i bambini e ragazzi che invece possono disporre di questi strumenti, il 57% si vede costretto a condividerlo con gli altri componenti della famiglia. Solo il 30% dei ragazzi impegnati nella didattica a distanza, peraltro, presenta competenze digitali elevate ed idonee all’uso delle piattaforme online». È così la didattica a distanza ha incontrato difficoltà oggettive che emergono dall’indagine sulle famiglie di Save the Children: «Secondo i genitori in Italia la DAD ha peggiorato il ritmo scolastico dei figli nel 39,9% dei casi. In particolare, tra i genitori in maggiore difficoltà socio-economica in Italia molti sono quelli che vorrebbero un aiuto più consistente da parte degli insegnanti (72,4%) e un accesso più semplice alla didattica a distanza (71,5%) perché ritengono le attività scolastiche più pesanti per i loro figli (63,4%), difficili (53,9%), eccessive (46,7%). Circa 1 genitore su 20 ha paura che i figli debbano ripetere l’anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola, tassi che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica, passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12. In effetti quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe “le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà”, opzione che comunque è gradita in generale dai genitori del nostro Paese (39,1%). D’altronde sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola data la perdita di apprendimento degli ultimi mesi. Ascoltando la voce dei bambini e ragazzi, dall’indagine di Save the Children emerge che 1 bambino su 5, in questi mesi di isolamento in casa e di didattica a distanza, ha maggiori difficoltà nel fare i compiti e il 22,4%, tra quelli che vivono in contesti familiari con deprivazioni socio-economiche, ritiene di avere bisogno di maggiore supporto perché non si sente sicuro nelle materie scolastiche. Inoltre, tra i minori tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non fa lezione mai o meno di una volta alla settimana, percentuale che si abbassa al 3% per gli studenti 12-14 anni e all’1,3% per i ragazzi tra i 15 e i 17 anni, a testimonianza del fatto di come la didattica a distanza sia un ostacolo soprattutto per i più piccoli».

Inoltre, la mancanza di opportunità extra scolastiche, l’impossibilità di fare sport, attività artistiche e di uscire con i coetanei, rinchiude sempre di più bambini e ragazzi in un isolamento sociale: «La metà dei ragazzi intervistati (51%) preferisce svagarsi navigando su internet, il 37% stando sui social e il 18% giocando online con persone che non conosce, in un mondo che ormai vive sulla rete e che spesso è popolato anche da pericoli che non possono essere sottovalutati».

E Save the Children è convinta che in questo contesto di grande difficoltà che si trovano a vivere famiglie e bambini, «Lestate rischia di diventare un ennesimo vuoto, mentre invece deve trasformarsi in un’occasione per recuperare apprendimento e socialità e preparare bambini e ragazzi al rientro a scuola in un nuovo scenario». Per questo, come spiega Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, «Per fronteggiare l’impatto della crisi, occorre avviare con urgenza e determinazione un Piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili. Un piano che coinvolga attivamente tutti gli attori che operano a contatto con i bambini, dai Comuni alle scuole, dalle famiglie al volontariato e alle associazioni del terzo settore, con il coinvolgimento del mondo della cultura e dell’impresa. Nell’immediato, è indispensabile raggiungere tutti i bambini che sono rimasti esclusi dalla didattica a distanza per consentire loro di riagganciare i legami con la scuola ed è necessario uno sforzo collettivo per garantire a tutti i bambini, le bambine e i ragazzi di trascorrere un’estate ricca di opportunità educative e di gioco, nel pieno rispetto dei protocolli sanitari. Pensando alla ripresa dell’anno scolastico, occorre nel frattempo mettere in sicurezza le scuole e aprirle al territorio, trasformando in nuovi spazi didattici le aree verdi attrezzate, le biblioteche, i centri sportivi e tutto ciò di cui ogni territorio dispone. Una sfida educativa senza precedenti che necessita di un impegno comune da parte di tutti, a partire dagli stessi bambini, le bambine e i ragazzi che devono esserne protagonisti. Nel nostro Paese esiste un grande giacimento di risorse educative, fatto di insegnanti, educatori, operatori sociali, organizzazioni di volontariato e del terzo settore. Esistono molti modelli di intervento efficaci, come quelli sperimentati grazie al Fondo di contrasto della povertà educativa. Questa rete eccezionale di impegno civile è un vero patrimonio per l’Italia e deve essere valorizzata come una delle componenti fondamentali per l’uscita dalla crisi”, ha concluso Raffaela Milano».
Proprio per affrontare questo periodo, nasce il nuovo intervento di Save the Children, che si articola su tre assi: combattere il Learning Loss, riducendo il gap di apprendimento dovuto alla chiusura delle scuole;  il sostegno alle famiglie che accompagni la famiglia verso l’autonomia, attraverso la messa in rete dei servizi e delle opportunità di formazione e lavoro; le scuole, per preparare la ripresa delle attività didattiche, anche con un sostegno individuale nell’accompagnamento allo studio.