La recessione è finita? Onu: crescita mondiale al 3% nel 2014 e al 3,3% nel 2015

Ma la disoccupazione è intollerabile e la ripresa debole, soprattutto nella zona euro

[19 dicembre 2013]

Secondo il rapporto World Economic Situation and Prospects 2014 (Wesp) dell’Onu la recessione sembra quasi già lontana, con i segnali di miglioramento osservati nel 2013, il tasso di crescita economica dovrebbe aumentare nei prossimi 2 anni. L’United Nations Department of Economic and Social Affairs (Desa), prevede infatti «un tasso di crescita mondiale de 3% nel 2014 e del 3,3% nel 2015, mentre è stato del 2,1% nel 2013».

Quello che emerge dal rapporto è che Cina e India hanno appena frenato durante gli ultimi anni della crisi mondiale e ora stanno riprendendo a crescere velocemente: la Cina dovrebbe attestarsi nel 2014 ad una crescita del Pil del 7,5% e l’India del 5%. La crescita in Brasile è stata ostacolata dalla debole domanda esterna, dalla volatilità dei flussi di capitale internazionali e dall’inasprimento della politica monetaria, ma la crescita dovrebbe rimbalzare al 3% nel 2014.

Il rapporto evidenzia che «l’Europa occidentale nel 2013 è uscita dalla recessione, ma le prospettive di crescita rimangono deboli, dato che l’austerità fiscale continuerà e il tasso di disoccupazione rimane elevato. Il Pil  in Europa occidentale è destinato a crescere dell’1,5% cento nel 2014».

L’economia russa nel 2013 si è invece indebolita ulteriormente, con un calo della produzione industriale e degli investimenti: nel 2014 la crescita dovrebbe comunque essere del 2,9%.

Per quanto riguarda il Giappone, la crescita è stata stimolata da una serie di pacchetti di politiche espansive, «ma gli effetti delle prossime riforme strutturali restano incerte – avverte il Desa – e il previsto aumento previsto della tassa di imposta di consumo del Giappone dovrebbero frenare la crescita. Il Pil dovrebbe crescere dell’1,5% nel 2014.

Secondo il Wesp l’inflazione mondiale  rimarrà gestibile, ma la situazione occupazionale continuerà ad essere impegnativa. Nel 2014 i flussi commerciali dovrebbero aumentare del 4,7%, mentre i prezzi della maggior parte delle materie prime resteranno stabili, anche se eventuali shock inaspettati dal lato dell’offerta potrebbero venire da tensioni geo-politiche.

La vicesegretaria allo sviluppo economico del Desa, Shamshad Akhtar, ha osservato che «il ritmo della crescita mondiale, in rialzo per il secondo anno consecutivo, è ancora lento. Però, con l’uscita  dalla recessione osservabile nella zona euro e una ripresa della crescita negli Usa e in Giappone, la ripresa economica è in vista. Le misure prese da Paesi e centri commerciali importanti permettono al commercio di prendere slancio sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati. Spero nei ritorni che potrebbero avere gli accordi commerciali e nei progressi recentemente fatti nel processo negoziale del ciclo di Doha dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Il successo della nona riunione ministeriale della Wto, che ha avuto luogo questo mese a Bali, in Indonesia, rafforzerà la fiducia nel commercio mondiale».

Ma il rapporto Onu non nasconde che la disoccupazione resta una grande sfida e la stessa Akhtar ha avvertito che «le prospettive generali per il lavoro diminuiscono, però aumentano in alcuni tipi  di lavori. Il livello di disoccupazione attuale è inaccettabile».

Un altro problema è quello del calo dei flussi di capitali e della loro volatilità che, secondo la  Akhtar «ha assunto un’importanza particolare dopo l’annuncio fatto dalla Federal reserve Usa (Fed) di ritornare sul programma di sostegno all’economia che aveva fino ad allora condotto. Gli avvertimenti si moltiplicano e differenziano sempre più sul piano macro-economico. Inoltre, i leader politici dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi in transizione fanno fronte a delle sfide che li obbligano a realizzare riforme a livello strutturale».

Il cinese Pingfan Hong, a capo della Global Economic Monitoring Unit del Desa, ha spiegato che  negli Usa «il blocco della pratica della politica monetaria del Quantitative Easing (QE) comporta un rischio importante e sarà difficile da gestire», soprattutto a lungo periodo, in particolare per quel che riguarda i tassi di interesse. Per questo ha invitato i decisori a  «cogliere le sfide  politiche che si porranno, concentrandosi sulla lotta contro la disoccupazione e attenuando gli effetti negativi dell’uscita dal Quantitative Easing». La Akhtar ha consigliato di «adottare una politica monetaria che sia ben calibrata e coordinata» e ha messo in guardia contro ogni tentazione di ricorrere a giochi speculativi eccessivi.

Pingfan Hong ha dunque sottolineato che «il plafond del debito Usa è più un problema politico che un problema economico. Su un piano puramente economico, non ci sono ragioni che giustifichino che il governo americano metta un limite all’indebitamento. C’è una totale incoerenza tra le responsabilità che hanno i decisori politici e il loro desiderio di piacere ai contribuenti e agli elettori. In questo caso particolare, occorre trovare una soluzione al problema dell’accumulazione del debito». Però  la Akhtar si è detta «ottimista per gli Stati Uniti», dove nel 2014 è prevista una crescita del Pil del 2,5%,  e ha sottolineato che l’altra grande economia del pianeta, la Cina, ha messo in atto una rete di scurezza.

Altri rischi e incertezze includono la fragilità del sistema bancario e dell’economia reale nell’area dell’euro e le continue dispute politiche negli Usa sul tetto del debito e sul bilancio innescate dai repubblicani. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e in altri Paesi rappresentano gravi rischi e la Akhtar, con un chiaro riferimento alla situazione siriana, ha sottolineato che «anche se alcune economie sono molto resilienti, le tensioni geopolitiche non favoriscono i progressi». Questi e altri fattori di rischio potrebbero inaspettatamente far deragliare l’economia mondiale ben oltre le proiezioni del rapporto.

Il rapporto assicura che le prospettive di crescita in Africa rimangono relativamente robuste: «Dopo una crescita stimata del 4% nel 2013, il Pil dovrebbe espandersi del 4,7% nel 2014», ma la crescita dell’Africa dipende dagli investimenti in infrastrutture, nel commercio e dai legami con le economie emergenti e soprattutto da un miglioramento della governance economica e gestionale.

Il Wesp conclude che «sono anche necessari cooperazione politica e coordinamento internazionale per far avanzare le riforme del sistema finanziario internazionale. I progressi nella riforma della regolamentazione finanziaria sono stati lenti, incontrando una crescente resistenza del settore finanziario. Sono necessari sforzi più forti per affrontare le questioni dell’elusione e dell’evasione fiscale internazionale, in particolare attraverso i paradisi fiscali. La cooperazione politica internazionale dovrebbe garantire risorse sufficienti per i Paesi meno sviluppati».