Italia Nostra: «Contraddizioni insostenibili della giunta Crocetta»

La Regione Sicilia voleva ridurre le royalties ai petrolieri dal 20% al 13%

Il Commissario dello Stato dice no: «Negli altri Paesi europei sono del 50/60%»

[24 gennaio 2014]

Il 9 gennaio 2014, nella seduta per l’approvazione della legge di stabilità, i deputati della Sicilia si sono trovati a votare a favore o meno della possibilità di abbassare dal 20% al 13% le royalties per le compagnie che estraggono petrolio. Il provvedimento è passato con 44 voti a favore e 26 contrari. Le royalties erano state aumentate appena un anno fa con un’apposita norma della passata scorsa finanziaria, che era stata proposta dal Movimento 5 Stelle e che aveva raddoppiato l’imposta dal 10 al 20%, una  misura che era stata duramente contestata dalle compagnie petrolifere e di estrazione che hanno poi cominciato ad esercitare una forte pressione sulla giunta Criocetta che evidentemente aveva dato i suoi frutti.

Ma il Commissario dello Stato ha bloccato l’art. 5 comma 2 della Legge Finanziaria della Regione Sicilia, che riguarda la riduzione delle royalties per l’estrazione degli idrocarburi, perché  «Si ritiene essere in contrasto con l’art. 81 della Costituzione». Il Commissario dello Stato sottolinea: «Si rileva che il legislatore dispone che l’aliquota di prodotto dovuta dal titolare di concessione di coltivazione di giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi e di gas diversi dagli idrocarburi sia ridotta dal 20% al 13%, ma non si preoccupa di quantificare le evidenti minori entrate e la conseguente copertura dell’onere derivante» ed evidenzia che negli altri Paesi europei le royalties sono del 50/60%.

Secondo Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia, si tratta di una pessima figura dell’Assemblea Regionale Siciliana e del governo Crocetta: «Governo e maggioranza appaiono succubi dei poteri industriali. Inesorabilmente. E ancora una volta è dovuto intervenire il Commissario dello Stato. Certo, se ci fosse una politica energetica vincolante, questo non sarebbe potuto accadere. Se i fondi derivanti dalle royalties fossero destinati ad incrementare l’efficienza energetica degli immobili pubblici e fornirli, ad esempio, di pannelli solari, e ancor di più se tali fondi fossero utilizzati per finanziare impianti per la produzione di energie rinnovabili da parte dei privati cittadini, la reazione sarebbe stata eclatante ed immediata. La realtà delle cose ci dice che i pochi fondi attualmente derivanti dalle royalties non vengono affatto destinati  per la bonifica dei territori siciliani inquinati, così come previsto dalla legge».

Italia Nostra Sicilia ritiene che «Sia venuto il momento, dopo più di cinquant’anni di abusi e scriteriate devastazioni del territorio, di immaginare, progettare e porre in essere un’alternativa al modello di sviluppo economico – sbagliato, obsoleto – fondato sulla raffinazione e sul petrolio, per riscoprire, pienamente, l’anima verde ed eterna della nostra Isola. Un’alternativa, una Sicilia “altra” basata sullo sviluppo equo e sostenibile, sul potenziamento della biodiversità, sulla bioagricoltura, sul potenziamento dell’agroalimentare di qualità, sulla razionalizzazione, riqualificazione e  potenziamento dell’offerta turistica, sulla tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio storico, artistico e ambientale della Sicilia. E chi ha inquinato e avvelenato paghi e bonifichi. Basta con le trivellazioni nel Val di Noto, basta con le trivellazioni nel Canale di Sicilia, nel Mediterraneo! I cittadini di Milazzo, Gela, Priolo, Augusta meritano un altro destino, meritano di vivere in un a terra bella e sana! Lo abbiamo detto tante, tantissime volte in questi anni, e lo ripetiamo adesso».

Janni conclude: «Di certo, in Sicilia, le contraddizioni tra proclamate politiche di valorizzazione dei territori e del patrimonio storico, artistico e naturale da un lato, e realtà dei fatti, degli atti politici e amministrativi dall’altro, sono veramente insostenibili. Tragica, oggettiva, evidente è l’inadeguatezza – culturale, politica e morale – di una classe dirigente, a governare l’attuale complessità».