La sinistra senza casa si è rivista in piazza a Milano, per una Europa senza muri

Majorino: «La manifestazione è andata molto molto bene, ma la piazza non basta: serve un progetto politico forte, alternativo, credibile che palesemente oggi non c'è»

[29 agosto 2018]

Circa 15mila persone hanno risposto all’appello della manifestazione per una “Europa senza muri”, riunendosi ieri in piazza San Babila a Milano, mentre nella Prefettura della stessa città il ministro degli Interni Matteo Salvini incontrava il premier ungherese Viktor Orban: due protagonisti della neo-destra xenofoba e populista sulla cresta dell’onda, ai quali le associazioni “Europa senza muri” e “I Sentinelli di Milano” hanno mostrato che il loro consenso politico nella cittadinanza è non è così compatto come vorrebbero far credere. Anzi: la manifestazione è stata sostenuta da molte organizzazioni e sindacati, come l’Arci, l’Acli, l’Anpi, la Comunità di Sant’Egidio, la Cgil, la Uil, senza dimenticare partiti come Liberi e Uguali, Possibile, esponenti del Pd. Soprattutto, è stata resa concreta dalle migliaia di persone riunitesi pressoché spontaneamente nel pomeriggio di una Milano di fine estate.

«Ieri la manifestazione è andata molto molto bene – sintetizza oggi uno dei suoi principali animatori, l’assessore di Milano al Welfare Pierfrancesco Majorino – Parliamoci chiaro: nessuno si aspettava tanta gente e molti soffiavano sul fuoco delle tensioni. Augurandosi magari chissà quali conflitti di piazza. Invece una folla colorata e pure, perfino, festosa, ha detto di NO. A Salvini, a Orban, alla loro vera scommessa politica. Che non è altro che rompere l’Europa usando la sofferenza dei migranti. I migranti come arma di distrazione di massa. E di distruzione dello spazio politico europeo. E si dovrà stare in futuro o di qua o di là. Vale per tutti, pure per i 5 Stelle. Abbiamo fatto quindi bene a convocarla in fretta e attraverso i social la manifestazione. E non daremo tregua a Salvini».

I numeri danno ragione a Majorino, e non solo quelli dei manifestanti scesi in piazza. L’Istituto Cattaneo ha spiegato bene che cosa significhino “i migranti come arma di distrazione di massa” citati dall’assessore milanese. Gli stranieri regolarmente residenti in Italia sono appena 5 milioni e poco più su oltre 60 milioni di abitanti (l’8,3% della popolazione italiana), mentre le stime sugli irregolari parlano di 491mila persone (ovvero solo il 9,7% degli stranieri). Ma gli italiani non lo sanno: le strilla allarmate di Salvini e sodali – complice un’informazione non sempre all’altezza di questo nome, evidentemente – hanno contribuito a influenzare la percezione dei cittadini, facendoci credere che crediamo che siano  gli immigrati siano doppio a 6 volte in più di quel che sono in realtà. Ecco servita la distrazione di massa. Dietro non c’è altro, nessun modello di sviluppo alternativo per l’Italia: i dati Eurostat mostrano che il Pil procapite nell’Ungheria di Orban è 12.600€, il quartultimo dell’Ue, mentre quello italiano è 28.400€, oltre il doppio; il reddito medio netto annuale per una famiglia ungherese è 4.988€, per una famiglia italiana 16.247€. Non può certo essere un futuro all’ungherese quello che un ministro dell’Interno italiano auspica per il proprio Paese. Dunque, che fare?

«Attenzione: la piazza non basta – argomenta Majorino – Serve un progetto politico forte, alternativo, credibile che palesemente oggi non c’è. Un progetto che metta insieme chi ieri si indignava ( e si indignava pure in questi anni rispetto a come veniva non gestita o trattata l’immigrazione) e chi non vuole saperne di una Brexit italiana. Perché la posta in gioco è questa, piaccia o meno. Salvini fa sul serio. Dobbiamo fare altrettanto anche noi».

La Sinistra è rimasta infatti piacevolmente sorpresa dalla risposta spontanea di quello che sembra un nuovo antifascismo, ma non sarebbe la prima volta che, dopo la sorpresa, la piazza (si pensi solo al gigantesco movimento pacifista lasciato spegnere o alle fiammate di impegno giovanile trattate con sufficienza) viene dimenticata/anestetizzata per far posto a “raffinate” strategie politiche che si sono rivelate fallimentari. Ecco, forse la sinistra politica dovrebbe smetterla di analizzare e auto-analizzarsi a vuoto, e farsi invadere e sommergere da un popolo progressista che ha ben chiaro quali siano i valori da difendere e gli eterni avversari da combattere.