Sel: «Basta agli scafisti della politica»

Lampedusa, Pd: «Il Mediterraneo non può essere il cimitero dell’Ue»

Vergognose strumentalizzazioni della Lega Nord. Rapporto del Consiglio d’Europa: politiche italiane sbagliate o controproducenti

[3 ottobre 2013]

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto che «Siamo ormai dinanzi al succedersi di vere e proprie stragi di innocenti, sino alla più sconvolgente questa mattina a Lampedusa, che non si può girare attorno alla necessità assoluta di decisioni e azioni da parte della Comunità internazionale e in primo luogo dell’Unione Europea. E’ indispensabile stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i Paesi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo. Sono pertanto indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte. E, tanto per cominciare, non è accettabile che vengano negati a un’istituzione valida creata dalla Commissione Europea – il Frontex – mezzi adeguati per intervenire senza indugio».

Secondo il segretario del Partito democratico Guglielmo Epifani «La tragedia di Lampedusa scuote le nostre coscienze. Il Mediterraneo è diventato il cimitero delle speranze invece di essere l’orizzonte dello sviluppo. Dobbiamo impegnarci di più, come italiani e come europei. Le crisi che infiammano la sponda Sud del Mediterraneo hanno bisogno di un’Europa attiva e presente, capace di prospettare soluzioni e mediazioni positive. La dimensione del fenomeno migratorio rende necessario innalzare il livello del contrasto ai trafficanti di morte, ma soprattutto che l’Italia e l’Europa si dotino di politiche adeguate di sorveglianza e, come ha detto giustamente il presidente Napolitano, di asilo. La fuga da paesi sconvolti dalle guerre e la ricerca di un approdo della speranza hanno assunto ormai una dimensione straordinaria».

Per Giacomo Filibeck, responsabile Esteri Pd, «Il Mediterraneo non può essere il cimitero d’Europa. Il luogo dove muore la dignità delle persone e si manifesta l’impotenza europea. L’Europa deve dimostrare di esistere come soggetto politico, sia nel dare una risposta sull’emergenza dei migranti, sia nell’essere protagonista delle crisi che infiammano la sponda sud del Mediterraneo. L’area del Mediterraneo è interessata da dinamiche politiche inedite, che determinano conflitti e tensioni che a loro volta generano fenomeni migratori. Non basta la volontà o la determinazione dei singoli Paesi Sono necessarie risorse per consentire di gestire, nel rispetto del diritto internazionale, una situazione che ha superato ogni limite. Ma soprattutto è necessario che la Ue dia un segnale della sua esistenza politica divenendo soggetto attivo nelle aree di maggiore tensione. A cominciare dalla Siria. Il vulcano siriano impone, infatti, iniziative che consentano soluzioni realistiche di contenimento del conflitto e di gestione dell’emergenza umanitaria in atto. Chiediamo al Parlamento europeo una seduta straordinaria che cominci ad affrontare la crisi dell’area del mediterraneo e che porti a risposte concrete e a nuove soluzioni normative in linea con quanto sta avvenendo. In un contesto così drammatico le strumentalizzazioni politiche della Lega possono essere definite solo in un modo: vergognose. Sarebbe opportuno che di fronte a drammi di questa grandezza le forze politiche facessero uno sforzo di serietà e sobrietà».

Filibeck si riferisce a quanto in queste ore hanno detto esponenti leghisti come Gianluca Pini, vicepresidente del gruppo Lega Nord alla Camera: «La responsabilità morale della strage che sta avvenendo nelle acque di Lampedusa è tutta della coppia Boldrini-Kyenge. La loro scuola di pensiero ipocrita che preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei Paesi del terzo mondo porta a risultati drammatici come questi. Continuando a diffondere senza filtri messaggi di accoglienza si otterrà la sola conseguenza di mietere più vittime di una guerra. Tanto la Boldrini quanto la Kyenge hanno sulla coscienza tutti i clandestini morti in questi ultimi mesi».

In un comunicato Sinistra Ecologia e Libertà non sembra essere molto d’accordo né con l’elogio del Frontex fatto da Napolitano né con il tentativo di scaricare le colpe sull’Europa e scrive che «L’ennesima tragedia, che scuote il Paese e le nostre coscienze. Ci stringiamo al dolore dei familiari delle vittime ed esprimiamo il nostro più profondo cordoglio per il naufragio di stamani al largo dell’isola di Lampedusa. Il Mediterraneo è diventato il più grande cimitero di Europa: 25 mila vittime negli ultimi 20 anni, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Ma quella di oggi, come tutte  le altre, non è un caso, una fatalità,  uno scherzo del destino. È il prodotto di politiche fallimentari e di una classe dirigente che di giorno piangeva le vittime e di notte scriveva norme repressive. Quelle stesse norme che solo ieri il Consiglio d’Europa aveva giudicato ancora una volta “sbagliate o controproducenti”». Il rapporto approvato all’unanimità dalla commissione migrazioni dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sottolinea che quanto fatto fino ad oggi  non ha messo «L’Italia in grado di gestire un flusso che è e resterà continuo».

Il rapporto critica in particolare i ritorni forzati di immigrati in Paesi, come la Libia, dove rischiano la tortura, se non la vita, la gestione dei Cpt, la decisione di dichiarare continuamente lo stato d’emergenza per «Adottare misure straordinarie al di la dei limiti fissati dalle leggi nazionali e internazionali». Inoltre «A causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati», l’Italia è diventata una calamita per l’immigrazione, soprattutto per chi cerca una vita migliore nell’area Schengen.

Secondo il documento alcune delle scelte fatte dai governi italiani «Rischiano di minare la fiducia nell’ordine legale europeo e nella Convenzione di Dublino» e l’atteggiamento dell’Italia «Non ha aiutato a convincere gli altri paesi membri dell’Ue a condividere la responsabilità» per i flussi in arrivo sulle coste italiane.

Il testo, che l’assemblea dovrà discutere e votare in plenaria nei prossimi mesi, ci chiede di «Adottare una politica corrente che permetta al Paese di gestire in modo efficiente immigrati, richiedenti asilo e rifugiati». Il relatore, non un comunista, ma il conservatore  britannico Christopher Chope, dice che «L’Italia ha le risorse per farlo e solo facendolo potrà assicurarsi il sostegno e la solidarietà dei paesi europei».

Sel quindi evidenzia: «Ci associamo alla richiesta di indire una giornata di lutto nazionale, ma chiediamo al governo di agire, ora e subito. Le politiche italiane sull’immigrazione sono causa di morte e continue tragedie. Per questo non bastano più il cordoglio e la solidarietà. Servono azioni imminenti per fare in modo che questi anni non siano passati invano: è il momento di abolire la Bossi-Fini, il reato di clandestinità e tutte le norme che limitano indebitamente i diritti fondamentali dei migranti, così come sono sanciti nella Carta Europea dei Diritti fondamentali. Chiediamo l’introduzione di misure che garantiscano il diritto alla vita e alla dignità umana, consentendo diverse modalità di ingresso legale in Italia, a cominciare dall’introduzione dei permessi di soggiorno per la ricerca di lavoro. È indispensabile un’immediata iniziativa in campo europeo da parte del nostro Paese, con lo scopo di costruire “corridoi umanitari” sicuri che accompagnino le persone e le famiglie in fuga evitando nuove ed ulteriori tragedie. Il governo italiano si faccia carico di aprire la questione nelle sedi istituzionali europee, chiedendo la sospensione delle “missioni Frontex” che impediscono la corretta rotta dei natanti, e operando una radicale revisione della Convenzione di Dublino, per fare fino in fondo dell’immigrazione una questione europea e permettendo a chi entra in Italia di passare ad altri Paesi. Molti migranti muoiono vicino alle nostre coste senza avere nemmeno l’intenzione di restare nel nostro Paese. C’è un nuovo patto da riscrivere, c’è una responsabilità da assumere, per l’Europa e per l’Italia. È il momento di prendersi la responsabilità della vita di queste persone e delle politiche sbagliate che troppo spesso ne causano la morte».