Le api dei mirtilli a rischio estinzione a causa del cambiamento climatico

Se le api spariscono o si rifugiano in climi più freschi, che fine faranno le piante che impollinano?

[2 luglio 2018]

Un nuovo studio della Northwestern University e del Chicago Botanic Garden ha scoperto che il cambiamento climatico può causare l’estinzione locale delle api muratrici in Arizona e altri luoghi con climi naturalmente.

Gli scienziati statunitensi spiegano che «In un esperimento sul campo durato due anni che ha modificato la temperatura dei nidi delle api per simulare il clima più caldo del futuro, il 35% delle api è morto nel primo anno e il 70% è morto nel secondo anno». Si tratta di cifre altissimo rispetto al tasso di mortalità dell’1 – 2% registrato nello periodo nel gruppo di controllo di api muratrici non sottoposto all’aumento di temperatura.

Il leader del team di ricerca, Paul CaraDonna, un esperto di impollinatori della Northwestern, evidenzia che «Le temperature previste sembrano spingere questa specie verso i suoi limiti fisiologici. Questa è la prova che potremmo vederne l’estinzione locale nelle aree più calde dell’areale di questa specie, che è piuttosto sobria».

Lo studio si è occupata in particolare della Osmia atriventris, “l’ape muratrice dei mirtilli”, originaria degli Stati Uniti occidentali e del Messico settentrionale, un particolare tipo di ape solitaria che costruisce nidi all’interno di buchi e crepe nei ceppi di alberi morti. Dato che sono l’impollinatore primario degli arbusti di manzanita (il corbezzolo greco o andracne), queste api poco studiata possono avere un grande effetto sull’intero ecosistema dominato da questa pianta.

CaraDonna  sottolinea che «Gli impollinatori autoctoni sono una parte molto importante di ciò che fa funzionare bene la natura, i stima che circa il 90% di tutte le piante da fiore tragga beneficio dall’impollinazione degli animali. Questo vuol dire circa 300.000 specie di piante in tutto il mondo».

Per studiare come i cambiamenti climatici colpiscono le api muratrici, il team di CaraDonna ha creato tre tipi di ambienti di nidificazione nelle montagne di Santa Catalina in Arizona, dove prosperano queste api. I ricercatori hanno cambiato le temperature dei nidi dipingendoli per simulare i climi passati, presenti e futuri: i hanno dipinto un terzo dei nidi di neri per assorbire più calore radiante, simulando così il clima previsto per gli anni dal 2040 al 2099; hanno dipinto un altro terzo dei nidi di bianco riflettente per raffreddarli a temperature simili a quello degli anni ’50. Il restante terzo, i nidi della popolazione di controllo, è stato dipinto con una vernice trasparente, lasciando il loro colore naturale del legno. L’esperimento comprendeva in totale 90 nidi, ognuno dei quali ospita da 2 a 15 api.

Il team di CaraDonna ha eseguito l’esperimento due volte per due stagioni consecutive. Le api hanno sperimentato gli ambienti alterati dallo sviluppo larvale fino alla metamorfosi e alla diapausa adulta, che è un termine per descrivere il letargo degli insetti. I ricercatori hanno notato che «Le api nei nidi che simulavano i climi passati e attuali si sono risvegliate dalla diapausa e sono emerse a febbraio, il che è normale. Tuttavia, le api che avevano fatto il nido nei box più caldi, hanno subito molteplici alterazioni. Non solo i loro tassi di mortalità erano notevolmente elevati, ma sono anche emersi dalla diapausa per un periodo di tempo molto più lungo. Mentre le api muratrici in quest’area escono solitamente dalla diapausa nel corso di 10-15 giorni, le api trattate col riscaldamento sono emerse durante 50 giorni».

Per CaraDonna «Questo suggerisce che stanno rispondendo a un ambiente stressante. Poiché i loro tempi di emersione sono alterati, ora per la loro popolazione hanno potenzialmente meno risorse floreali disponibili e potrebbe essere molto più difficile trovare compagni». CaraDonna ha anche osservato che le api uscite dai nidi più caldi sono più piccole e con meno grasso corporeo e pensa che «Questo è dovuto al fatto che le temperature più calde fanno aumentare il metabolismo delle api durante la diapausa, quindi bruciano più rapidamente le riserve di grasso, il che potrebbe essere problematico in natura una volta che emergono. Per gli insetti, le dimensioni sono un grosso problema. Più grande di solito è meglio. Significa che hai maggiori riserve di energia, il che significa essenzialmente che puoi superare più tempeste. Per un’ape, ciò significa che è probabile che sia in grado di riprodursi maggiormente, il che ha implicazioni per la stabilità della popolazione».

Il team di ricercatori statunitensi crede che in futuro queste api potrebbero spostarsi più in alto sulle montagne per cercare un clima più fresco, ma così si allontaneranno dalle piante manzanita, che sono la loro principale fonte di cibo e questo non avrebbe conseguenze solo per le api, ma anche per le piante che si affidano a loro per l’impollinazione.

CaraDonna conclude: «Questa ape muratrice è probabilmente uno dei migliori impollinatori per questa specie di piante, quindi se togli l’impollinatore, a lungo termine potrebbe scomparire la pianta. Dobbiamo capire come funziona la natura e vedere come risponde a importanti fonti di variazione. Altrimenti, non abbiamo la possibilità di mantenerla al sicuro».