WAS di Althesys: «Solo per i rifiuti a rischio un tesoretto da 15 miliardi, più di quanto vale la candidatura alle Olimpiadi a Roma»

Economia circolare è la vera opportunità per L’Ue. Un errore tornare indietro

Verdi europei e Green Italia: “kill list” verde di Juncker

[16 dicembre 2014]

Nel giorno in cui in Commissione Europea ritira il pacchetto di misure sulle politiche di “economia circolare”,  Materia Rinnovabile (MR),  il primo magazine interamente dedicato all’economia dei flussi di materia, sottolinea che «La vera strada del futuro è quella segnata dalla circular economy, l’economia che rimette in circuito il ‘già utilizzato’, convertendo la logica del prelievo a quella del riciclo e riuso. E’ una vera e propria miniera di materia, parliamo di rifiuti urbani, di scarti di lavorazioni agricole e industriali, di prodotti giunti a fine vita – che già esiste ed è pronta all’utilizzo, ed è la sola alternativa all’aumento esponenziale del prezzo delle commodities, delle materie prime, cresciuto del 147% nell’ultimo decennio a livello globale».

MR ricorda che  «La bioeconomia – basata sull’utilizzazione sostenibile di risorse naturali rinnovabili, in gran parte vegetali – già vale 2mila miliardi di euro e 22 milioni di posti di lavoro. Nell’industria alimentare italiana, solo per fare un esempio, un terzo della materia trattata non è trasformato in alimenti e finisce in discarica: 12 milioni di tonnellate che vanno perdute. Al 2020 il mercato dei prodotti delle bioraffinerie varrà 500 miliardi di euro a livello mondiale, e l’Europa è in pole position per prendere il 40% di questa torta».

Monica Frassoni, copresidente del Partito Verde europeo  e Francesco Ferrante di Green Italia avevano già sferrato un pesante attacco: «E’ semplicemente indecente l’intento della Commissione Ue guidata da Juncker di cancellare dal suo programma le nuove direttive sulla qualità dell’aria  e quello sul riciclo dei rifiuti, camuffando l’operazione come opera di alleggerimento burocratico. La regia, nemmeno troppo occulta,  di questo attacco frontale alla tutela dell’ambiente e della salute è la variegata lobby che si muove dentro la stanza dei bottoni della Commissione, interessata non a rendere più fluida la legislazione europea, ma a facilitare vecchie consuetudini e vecchi modi di fare impresa. Il duo Juncker – Timmermans, vuoi per placare l’antieuropeismo di marca inglese, vuoi  perché sensibile ad una massiccia opera di lobbyng, si sta adoperando per raffigurare le direttive in difesa della qualità dell’aria e dell’abbattimento dei processi di recupero dei materiali in maniera caricaturale. A nessuno sfugge l’esigenza di un’Europa che abbia un impatto meno burocratico sulla vita dei cittadini e delle imprese, ma pensare che fissare limiti più stringenti per le emissioni nocive come anidride solforosa, particolato e ossidi d’azoto, o imporre obiettivi di riciclaggio dei rifiuti (70% per quelli municipali e 80% per quelli da imballaggi entro il 2030, vietando anche di gettare in discarica qualunque materiale riciclabile) siano lacci e lacciuoli significa voler riportare l’Europa indietro di 30 anni».

Per Ferrante e Frassoni, al contrario di quello che sembrano pensare Juncker e la sua Commissione Ue, «I nuovi modelli di business ecosostenibili possono spingere l’Europa verso un’economia più sana e meno dipendente dall’importazione di materiali dall’estero, come del resto sarebbe possibile con una politica energetica maggiormente orientata sulle fonti rinnovabili. Lasciar fare alla Commissione Juncker e alla politica europea delle grandi intese equivale a consegnare le chiavi del futuro dell’Europa a pochi grandi gruppi di potere. Il gruppo Verde al parlamento europeo intende proporre una risoluzione sul piano di lavoro della commissione nel quale si esplicita un chiaro no al ritiro delle direttive sull’economia circolare e sulla qualità dell’aria,  e alla “kill list” verde che Juncker sta portando avanti in continuità con Barroso.  Ci attendiamo dalla maggiore rappresentanza politica nell’Euro Parlamento, quella del Pse guidata da Pittella, la dimostrazione concreta di essere contro l’Europa delle lobby e a favore dei cittadini e della tutela dell’ambiente».

Secondo WAS, il think tank di Althesys che poche settimane fa ha pubblicato il report 2014 sul settore dei rifiuti,  la scelta della commissione Ue di congelare il pacchetto sull’economia circolare è un’occasione mancata e mette a rischio un tesoretto da 15 miliardi di euro. «L’annuncio di un prossimo intervento nel 2015 annunciato dal vicepresidente della Commissione Frans Timmermans non convince». E l’amministratore delegato di Althesis, Alessandro Marangoni, sottolinea che «La gestione dei rifiuti comporta una serie di importanti ricadute per il sistema Paese. Con questa scelta si perde una grande occasione di rilancio dell’economia grazie ad una strategia virtuosa e ragionata: il raggiungimento degli obiettivi previsti per il 2030 dalle revisioni delle direttive Ue (70% di riciclo totale) avrebbe comportato benefici potenziali netti per l’Italia fino a 15 miliardi di euro circa. Per capirci una somma superiore a quanto vale la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, fortemente voluta dal premier Matteo Renzi, stimata attorno ai 10 miliardi di euro.  Tra le varie misure previste dal pacchetto cancellato oggi, c’era l’aumento della quota di riciclo dei rifiuti pari al 50% nel 2020 e al 70% nel 2030. Anche per prepararsi a questa sfida nell’ultimo triennio i 70 top player del settore rifiuti avevano speso più di 1 miliardo di euro soprattutto per ammodernare gli impianti, in particolare quelli del Nord-Est del Paese. Attendiamo di vedere quali saranno le misure che verranno proposte il prossimo anno».