MafiaCapitale, Legambiente: «Ci fa decisamente ribrezzo»- Un contributo di chiarezza

[5 dicembre 2014]

L’inchiesta su MafiaCapitale, con le prime ammissioni da parte delle figure di seconda fila ed i silenzi dei caporioni, sembra una slavina destinata a travolgere un bel pezzo di politica, imprenditoria (criminale o meno), mondo della cooperazione e dell’associazionismo. Vista la pervasività – anche politica, sociale ed amministrativa –  dell’organizzazione mafiosa, gli schizzi di fango di questa vicenda -nella quale un ex terrorista nazifascista era arrivato a gestire l’immigrazione  “guadagnandoci più che con la droga” –  rischiano di sporcare anche organizzazioni serie e pulite che hanno avuto incidentalmente a che fare con alcuni degli individui che emergono dalle indagini. E’ probabilmente per questo che il presidente e la direttrice nazionale di Legambiente hanno scritto una lettera ai Comitati regionali, ai circoli ed all’assemblea dei delegati del Cigno Verde per fare il punto sulla situazione. Crediamo che le altre associazioni che in qualche modo sono state sfiorate dalla cupola mafiosa che controllava un bel pezzo di economia e politica romana farebbero bene a fare altrettanto, con la massima trasparenza e condivisione.

 

Ecco cosa scrivono  Vittorio Cogliati Dezza e Rossella Muroni:

C’è una cosa che indigna e scandalizza in quanto sta emergendo sul sistema di corruzione che ha impestato, e impesta, Roma: la corruzione è divenuto pane quotidiano, si è insinuata ovunque. Una mafia autoctona e pericolosa, che intreccia politica, burocrati e corpi intermedi, superando anche gli steccati tra destra e sinistra.

Uno degli aspetti particolarmente odiosi della vicenda che ha riguardato Roma è quello legato all’accoglienza dei migranti. Con politici, imprese e faccendieri che lucravano sull’emergenza reputandola un business più redditizio (e sicuramente meno rischioso) del traffico di stupefacenti.

In questo quadro quello che ci lascia esterrefatti e, se possibile, ancor più incazzati, anche perché ci sentiamo parte lesa, è che uno degli arrestati, Luca Odevaine, abbia condiviso un pezzo del suo percorso con noi, avendo lavorato con Legambiente in passato.

Poi le strade si sono separate, per ritrovarci successivamente in una comune iniziativa, la Fondazione Integrazione. nel 2011, colpiti da quanto stava succedendo nel mare di Lampedusa Legambiente, consapevole della necessità di intervenire per affrontare l’esodo di disperati dai paesi cosiddetti in via di sviluppo e dalle tante aree di conflitto (esodo legato fortemente a risvolti ambientali e climatici), decise di impegnarsi anche sul fronte degli immigrati e, tra le altre azioni fatte, decise di promuovere una fondazione che si dedicasse ad attività di sensibilizzazione e di educazione, senza nessun intervento nella gestione dei centri di accoglienza.    Di questa fondazione negli anni successivi è divenuto presidente Luca Odevaine.

Per chiarezza e massima trasparenza ci teniamo a dire che Con la Fondazione abbiamo realizzato un dossier su Rosarno, poi più nulla, non abbiamo svolto alcun ruolo né tantomeno gestito fondi o ricevuto finanziamenti. Nell’operatività della Fondazione non siamo mai entrati e così, a giugno di quest’anno, vista la nostra impossibilità a partecipare fattivamente e concretamente alle attività, abbiamo deliberato di uscire dalla fondazione.

Ora, leggendo le prime risultanze delle indagini, ci sentiamo parte lesa perché indirettamente danneggiati dalle scelte scellerate di Odevaine. Faremo di tutto per tutelare la nostra immagine nelle sedi idonee. Siamo l’associazione della lotta senza quartiere alle ecomafie e all’illegalità e come tutte le mafie, anche “Mafia Capitale” ci fa decisamente ribrezzo. E continueremo a lavorare perché agli immigrati sia riconosciuta la migliore accoglienza nelle nostre città, nel nostro Paese.

 

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente

Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente