L’Ilva protagonista al Fringe di Edimburgo, il più grande festival delle arti del mondo

Lo spettacolo Made in Ilva, raccontato in esclusiva sulle nostre pagine, l’unico italiano candidato al prestigioso premio Total theatre awards

[20 agosto 2014]

Lo straordinario spettacolo teatrale Made in Ilva – l’Eremita contemporaneo, del quale vi abbiamo raccontato con un diario dietro le quinte pubblicato in esclusiva sulle nostre pagine, è valso alla compagnia bolognese Instabili Vaganti la candidatura al prestigioso premio Total theatre awards del Fringe Festival di Edimburgo, il festival delle arti più grande del mondo, e in questa edizione 2014, della storia.

Solo 29 spettacoli sono stati scelti tra oltre 3000: un risultato importantissimo per il teatro e la cultura italiana. Instabili Vaganti è infatti l’unica compagnia nostrana selezionata per la sezione “physical and visual theatre” del premio Total theatre awards, uno dei più importanti dell’intero Fringe Festival. Il premio – riferiscono gli Instabili Vaganti – vuole essere un’occasione per individuare le eccellenze del panorama teatrale contemporaneo internazionale conferendo loro un riconoscimento valido in tutto il mondo.

Diretto da Anna Dora Dorno e interpretato da Nicola Pianzola con le musiche originali di Riccardo Nanni, lo spettacolo (dopo aver ricevuto numerosi premi in Italia) porta quindi la vicenda dell’Ilva all’attenzione della stampa e degli operatori internazionali. Made in Ilva è stato infatti ottimamente recensito sulle testate inglesi e scozzesi più importanti come The Times e The Herald, oltre che in numerose riviste e webzine di teatro.

Lo spettacolo – che sarà in scena fino al 24 agosto 2014 alle 16.20 al Summerhall – è il risultato di una lunga ricerca sul tema della fabbrica e di una sperimentazione sull’inorganicità del movimento seriale la capacità dell’attore di incorporare ritmi, suoni, parole. Il testo è una composizione originale che trae ispirazione dal diario poetico di un operaio morto in fabbrica, dalle testimonianze di altri lavoratori intervistati dalla compagnia e da alcuni versi del poeta Luigi di Ruscio. In scena, il protagonista è un eroe dei nostri tempi: l’operaio usurato e torturato senza pietà dai ritmi di produzione, un “eremita contemporaneo” alienato dalla condizione di essere umano e costretto a quella di macchina artificiale.