Lista Rossa Iucn: buone notizie per balenottere e gorilla di montagna (VIDEO)

Pessime notizie per cernie, pesci di acqua dolce del Malawi e l’albero di Vène

[15 novembre 2018]

Mentre a Sharm El Sheikh, in Egitto. è in corso la UN Biodiversity Conference  che dal 17 al 29 novembre ospiterà anchde la 14esima Conferenza delle parti della Convention on biological diversity (Cop14 Cbd), nella quale delegazioni di oltre 190 paesi sono chiamate ad «intensificare gli sforzi per fermare la perdita di biodiversità e proteggere gli ecosistemi che sostengono la sicurezza e la salute di cibo e acqua per miliardi di persone», l’International union for conservation of nature (Iucn) ha presentato l’aggiornamento della sua Lista Rossa e ha annunciato che «Gli sforzi di conservazione apportano una nuova speranza per il balenottera comune e il gorilla di montagna».

Dato che la sua popolazione mondiale è quasi raddoppiata dagli anni ’70, la balenottera comune (Balaenoptera physalus)  passa dalla categoria “in pericolo” alla categoria “vulnerabile”. All’Iucn spiegano che «Questo aumento fa seguito ai divieti internazionali di caccia commerciale alla balena nel Nord Pacifico e nell’emisfero sud, in vigore dal 1976, così come a delle riduzioni importanti delle catture nell Nord Atlantico dal 1990».

Secondo l’aggiornamento della Red List, è miglòiorato anche lo status della sub-popolazione occidentale della balena grigia (Eschrichtius robustus), che passa da “in pericolo critico” a “in pericolo”.  Storicamente, queste due specie di balene erano moinacciate dal sovrasfruttamento per il loro grasso, l’olio e la carne.

Randall Reeves, president dell’Iucn Ssc Cetacean Specialist Group, spiega che «Le popolazioni di balenottere comuni e di balene grige occidentali sono state gravemente ridotte dalla caccia ed è un gran sollievo vedere infine i loro effettivi risalire la china. Queste balene si riprendono in gran parte grazie al divieto della caccia commerciale, agli accordi internazionali e a diverse misure di protezione. Gli sforzi di conservazione devono continuare fino a che le popolazioni non saranno più minacciate. Questo esempio di governi, industrie e società civile che agiscono di concerto per la conservazione dovrebbe ispirare le Parti riunite in Egitto questa settimana per la conferenza della Convention on biological diversity».

La protezione quasi completa delle balenottere comuni nel loro areale (vengono cacciate ancora con quote da Norvegia, Islanda e Giappone, ndr) ha permesso alla popolazione mondiale del secondo cetaceo più grande del mondo di raggiungere circa 100.000 individui adulti. Le balene grige occidentali sono protette dalla caccia in quasi tutti gli Stati del loro areale a partire dagli anni ’80, ma solo recentemente si è constatato un aumento del loro numero nel Pacifico occidentale, in particolare al largo dell’isola di Sakhalin, nell’estremo oriente russo.

All’Icn evidenziano che «La differenza tra gli effetti delle misure di conservazione e l’avvio del recupero delle balene è dovuto in parte al basso tasso di riproduzione di questi animali». Cinque Stati dell’areale della balena grigia occidentale (Giappone, Russia, Corea del sud. Usa e Messico) hanno firmato un memorandum di cooperazione riguardante le misure di salvaguardia delle popolazioni di questa specie. Anche le attività industriali, in particolare l’estrazione offshore di petrolio e gas e la pesca commerciale, rappresentano una minaccia per le balene grige. Dal 2004, un team indipendente di scienziati diretto dall’Iucn consiglia il consorzio internazionale Sakhalin Energy, una delle più grandi compagnie che operano nell’offshore dell’estremo oriente russo, su come gestire i potenziali impatti sulle balene delle sue attività.

L’aggiornamento della Lista Rossa Iucn rappresenta finalmente anche una speranza per i gorilla di montagna  (Gorilla beringei beringei), il cui status di conservazione migliora passando da “in pericolo critico” a “in pericolo” grazie a degli sforzi di conservazione transfrontalieri concertati e all’impegno c delle comunità che vivono intorno all’habitat dei gorilla. Il gorilla di montagna è una delle due sottospecie di gorilla orientale (Gorilla beringei) e l’altra resta “in pericolo critico”.

All’Iucn spiegano che «Delle misure di conservazione, comprese delle pattuglie anti-bracconaggio e degli interventi veterinari in-situ, così come l’eliminazione delle trappole, hanno contribuito alla crescita delle popolazioni di gorilla di montagna dopo la loro precedente valutazione da parte della Red List Iucn nel 2008.  Mentre nel 2008 la popolazione di gorilla di montagna era stimata solo a circa 680 individui, le stime del 2018 dimostrano che sono passati a più di 1.000 individui, la cifra più elevata mai registrata per la sottospecie. La crescita delle popolazioni  è stata confermata da metodi di conteggio coordinati e migliorati».

L’habitat dei gorilla di montagna si limita ad alcune aree protette che si estendono su circa 792 Km2 in due regioni della Repubblica democratica del Congo, del Rwanda e dell’Uganda: il massiccio dei Virunga e la regione Bwindi-Sarambwe. I due siti sono circondati da territori intensivamente sfruttati dall’agricoltura e da una popolazione umana in forte crescita. Come se non bastasse, I gorilla di montagna sono minacciati dal bracconaggio, dalle milizie armate che partecipano all’infinita guerra per le risorse del Congo orientale e dalle malattie introdotte dall’uomo, che vanno dalle infezioni respiratorie al visrus Ebola.

Di fronte a una situazione così difficile, Liz Williamson, dell’Iucn Ssc Primate Specialist Group  mette in guardia rispetto ai facili entusiasmi «Benché l’aumento degli esemplari dei gorilla di montagna sia una fantastica notizia, la sottospecie è ancora in pericolo e gli sforzi di conservazione devono continuare, Degli sforzi concertati nel quadro di un piano di azione regionale e la messa in opera integrale delle linee guida dell’Iucn per il turismo e la prevenzione delle malattie tra le grandi scimmie, che raccomandano di limitare il numero di turisti e di evitare ogni contatto diretto con gli esseri umani, sono essenziali per assicurare il futuro dei gorilla di montagna».

L’aggiornamento della Lista Rossa Iucn rivela anche che «La sovrapesca provoca un declino delle specie di pesci in alcune parti del mondo in via di sviluppo. 54 specie di pesci di due zone di pesca importanti sono minacciate da una peca non sostenibile».

Secondo la Red List Iucn , «il 9% delle 458 specie di pesci valutate nel lago Malawi presentano un rischio di estinzione elevato, suscitando delle preoccupazioni per la sicurezza alimentare regionale. 3 delle 4 specie di tilapia (Oreochromis karongae, Oreochromis squamipinnis e Oreochromis lidole), i pesci più importanti per il Malawi dal punto di vista economico, sono gravemente minacciati. La pesca della tilapia e oggi sul bordo del crollo. Più di un terzo degli abitanti del Malawi dipendono dal lago Malawi, terzo lago più grande dell’Africa, per il loro cibo e i loro mezzi di sussistenza. Dei risultati simili sono stati evidenziati nel recente rapporto sul bacino del lago Vittoria, dove i tre quarti delle specie endemiche di acqua dolce sono minacciate. I mezzi di sussistenza locali di diversi Paesi dell’Africa orientale che dipendono ddalle risorse di queti laghi sono minacciate da una pesca non sostenibile».

Non va meglio con la prima valutazione delle 167 specie di cernie, pesci i conici e di grande importanza economica, ampiamente presenti nell’Atlantico, nei Caraibi e nell’Indo-Pacifico, che conferma che «Il 13% delle specie sono minacciate dalla sovrapesca. Le comunità locali dei Paesi tropicali e subtropicali in via di sviluppo sono particolarmente colpite«,

Delle informazioni migliori sulle tendenze demografice hanno confermato che la cernia di Nassau (Epinephelus striatus) è più minacciata di quanto si pensava in precedenza  e il suo status nelle Lista Rossa è passato da “in pericolo” a “in pericolo critico”. Si tratta di una specie molto apprezzata nei Caraibi, ma la sovrapesca, a partire dagli anni ’80, ha provocato delle forti diminuzioni locali di oltre l’80%. Le nove valutazioni dell’Iucn  hanno anche evidenziato che lo status di conservazione d de conservation della cernia camouflage (Epinephelus polyphekadion) e della Mycteroperca microlepis è più preoccupante di quanto si pensasse finora.

Yvonne Sadovy, co-presidente dell’Iucn Ssc Grouper and Wrasse Specialist, ha detto che «L’esuaurimento degli stock dei pesci è una preoccupazione seria per la sicurezza alimentare, in particolare per le comunità costiere dei Paesi in via di sviluppo. Benché alcune  flotte di pesca marina commerciali gestiscano in manuiera sostenibile, esistono soli pochi esempi riguardanti le  cernie. La crescita della popolazione umana accentua  la domanda delle specie di pesci importanti peri mezzi di sussistenza e i mercati di nicchia, e la pressione all’esportazione esacerba la situazione. Il declino delle specie colpisce in maniera significativa i prezzi alla vendita dei pesci nel mondo e riduce la sicurezza alimentare di milioni di personeche dipendono dalla pesca artigianale e di sussistenza per la loro sopravvivenza».

Ma nell’aggiornamento  della Lista Rossa dell’Iucn non mancano le piante e la denuncia della minaccia dell’abbattimento illegale e del sovrasfruttamento che minacciano alberi come il Vène (Pterocarpus erinaceus), che fa la sua entrata nella Lista Rossa Iucn nella categoria “in pericolo”».

Il Vène (Pterocarpus erinaceus), originario dell’Africa centrale e occidentale, è una  fonte importante di legname a livello mondiale ed è minacciato dall’abbattimento a oltranza in risposta al boom della domanda per creare prodotti per la casa. Il suo legno rosa-bruno scuro viene utilizzato per fabbricare mobili e parquet, utensili a basso costo e nell’edilizia. Tra il 2009 e il 2014,  il commercio di legname di Vène è cresciuto di 15 volte, soprattutto per rispondere alla forte domanda cinese.

Sara Oldfield, co.presidente dell’Iucn Ssc Plant Specialist Group, sottolinea che «Con una domanda che supera l’offerta legale di legno di Vène, le reti del commercio illegale diventano più lucrose. Meno del 2% delle foreste di quest’albero sono protette e una gran parte del suo habitat si trova in delle zone di guerra, dove la conservazione non è una priorità. Per conservare quasta specie, le aree protette devono essere ingrandite».

Ma il commercio illegale di legno di Vène è dilagante. La maggioranza dei Paesi del suo areale hanno approvato leggi che proteggono questo alberio, ma spesso non vengono applicate perché mancano le risorse per controllare il commercio illegalel. In Togo, dal 2008 un quarto del raccolto di palissandro africano è fatto in maniera illegale e l’Iucn denuncia che «Una mancanza totale di sensibilizzazione lungo tutta la catena di approvvigionamento perpetua questa situazione, minacciando i mezzi di sussistenza locali che dipendono da questo albero per il foraggio per gli animali, il carburante, la tintura per i vestiti e per il suo utilizzo a fini medicinali. Sono anche allo studio delle applicazioni del palissandro nel trattamento della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza».

Attualmente la Lista Rossa Iucn copre 96.951 specie, 26.840 delle quali minacciate di estinzione e secondo la direttrice generale dell’Iucn, Inger Andersen, «Questo nuovo aggiornamento della Red List dell’Iucn illustra la portata delle azioni di conservazione, attraverso il miglioramento di status constatato per la balenottera comune e il gorilla di montagna. Questi successi della conservazione sono la prova che gli sforzi ambiziosi e concertati dei governi, delle imprese e della società civile possono invertire la tendenza della perdita di specie. Sfortunatamente, quest’ultimo aggiornamento illustra anche come le minacce alla biodiversità continuino a frenare i progressi verso alcuni degli obiettivi più importanti della società, come la sicurezza alimentare. E’ urgente vedere delle misure di conservazione efficaci, rafforzate e sostenute. Il summit dell’Onu sulla biodiversità che si tiene attualmente in Egitto costituisce un’occasione preziosa per un’azione decisiva per proteggere la diversità della vita sul nostro pianeta».

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  • IUCN Red List of Threatened Species™: November 2018 Update