L’ucraina torna all’ovile (russo) sospeso l’accordo di associazione con l’Ue

[21 novembre 2013]

L’Ucraina ha annunciato oggi di aver sospeso la preparazione dell’accordo preparatorio di associazione con l’Unione europea ed ha motivato la mossa con «La necessità di promuovere le sue relazioni economiche con la Russia e gli altri Paesi membri della Comunità degli Stati indipendenti», cioè la Csi che riunisce quasi tutti gli Stati che facevano parte dell’Unione sovietica.

E’ un rientro nell’ovile russo, dopo le scaramucce gasiere delle ultime settimane, che il primo ministro ucraino Nicolai Azarov spiega così: «Sospendere il processo di associazione tra l’Ucraina e l’Ue al fine di assicurare la sicurezza nazionale, rilanciare le relazioni economiche con la Russia e preparare il mercato interno a relazioni da uguale ad uguale con l’Unione europea».   Una resa su tutti i fronti alle pressioni di Mosca che fa saltare la firma dell’accordo di associazione Ucraina-Ue previsto entro una settimana al summit europeo a Vilnius.

Mosca aveva avvertito Kiev che la conclusione di un accordo di associazione con l’Ue avrebbe chiuso all’Ucraina le porte dell’Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakistan e che questo la avrebbe obbligata a proteggere i suoi mercati anche chiudendo le frontiere ad alcune merci ucraine. Lo scambio commerciale Ucraina-Russia era già calato del 25%.

E’ toccato a Vladimir Oleïnik, del filorusso Partito delle regioni al potere a Kiev, abbozzare una spiegazione dell’umiliante ritirata ucraina: «La decisione dell’Ucraina di sospendere la preparazione dell’accordo di associazione con l’Ue non è altro che il trionfo del buon senso che non significa un rivolgimento nella politica estera. Kiev non aderisce all’Unione doganale, Il vettore europeo di sviluppo dell’Ucraina resta la nostra priorità. Per noi quello significa un livello di vita europeo, dei salari europei ed un livello di protezione sociale europeo. La linea politica resta immutata».

Negando l’evidenza, Oleïnik assicura che «Si tratta di una decisione equilibrata e ben verificata che punta a difendere gli interessi nazionali e gli interessi dei cittadini. La legge sulle fondamenta della nosra politica interna ed estera resta in vigore. Consacra l’indirizzo della nostra politica», un indirizzo che sembra finire ancora uno volta al Cremlino  ed alla Csi anche se Oleïnik. Ribadisce: «Non aderiamo all’Unione doganale, non bruciamo i ponti con l’Unione europea e non realizziamo un capovolgimento geopolitico. Questa decisione si spiega con la necessità di equilibrare ed armonizzare le relazioni con la Russia, il più grosso partner commerciale dell’Ucraina. Per noi non si tratta di geopolitica, ma di milioni di posti di lavoro e del benessere dei nostri cittadini». Un equilibrismo contraddittorio che si spiega bene con l’enorme debito asiero che Kiev ha con Mosca ma anche con la presenza di una forte minoranza russa in Crimea (e della base della flotta russa) e con il malcontento della popolazione russofona che ha votato in massa per il partito delle regioni.

La Lituania, presidente di turno dell’Ue, è di parere contrario e dice che la situazione dopo lo stop ucraino non si presta certo all’ottimismo: «Dobbiamo raccogliere tutte le osservazioni su questa situazione, che evolve molto rapidamente, per elaborare una nostra reazione».

Chi gongola è invece il probabile artefice del fallimento dell’associazione dell’Ucraina all’Ue, il presidente russo Vladimir Putin, che si può permettere anche di fare il magnanimo: «La Russia è pronta ad un dialogo tripartito al fine di chiarire tutte le questioni relative ad un’eventuale associazione dell’Ucraina all’Ue – ha detto oggi – Il presidente ucraino propone di tenere dei negoziati a tre che coinvolgano l’Europa, l’Ucraina e la Russia, Mosca non è contraria, ma prima che tutte le decisioni siano state prese. E’ difficile negoziare  su delle questioni sulle quali c’è già accordo e che sono state adottate».