L’Ue verso la completa messa al bando delle reti killer. Gli ambientalisti: «Finalmente»

[14 maggio 2014]

La Commissione europea ha annunciato oggi che «intende vietare la pesca con qualsiasi tipo di rete da posta derivante in tutte le acque dell’Ue a partire dal 1° gennaio 2015. Benché già esistano norme che vietano l’uso di reti da posta derivanti per la cattura di determinate specie migratorie, questa pratica continua a destare preoccupazioni a causa delle catture accidentali di mammiferi marini, tartarughe di mare e uccelli marini, per la maggior parte protetti dalla normativa dell’Ue. Al fine di combattere l’elusione delle norme, la proposta della Commissione prevede un divieto totale della pesca con reti da posta derivanti nell’Ue nonché il divieto di tenere tali reti a bordo dei pescherecci. Inoltre, per evitare ambiguità, la proposta precisa l’attuale definizione di rete da posta derivante».

Negli anni ’90, dopo alcune risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu  favore di una moratoria sull’uso delle “grandi reti pelagiche derivanti” (ossia di lunghezza superiore a 2,5 km), l’Ue ha adottato una serie di disposizioni volte vietare tale tipo di reti. Però l’attuale quadro legislativo dell’UE ha dato prova di carenze e lacune: «La natura artigianale dei pescherecci in questione e il fatto che essi non operano congiuntamente nelle stesse zone consentono di sfuggire più facilmente al monitoraggio, al controllo e alla corretta applicazione delle norme – evidenzia la Cmmissione – Continuano ad essere segnalate attività di pesca illegali con reti da posta derivanti condotte dai pescherecci dell’Unione e quest’ultima è stata oggetto di critiche con riguardo al rispetto degli obblighi internazionali applicabili. Il divieto sulle reti da posta derivanti è in linea con l’obiettivo della nuova politica comune della pesca di ridurre al minimo l’impatto delle attività di pesca sugli ecosistemi marini e limitare il più possibile le catture indesiderate. In funzione delle priorità degli Stati membri, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) potrebbe essere utilizzato per sostenere la transizione verso un divieto totale, purché siano rispettate determinate condizioni».

Maria Damanaki, Commissaria europea per gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: «La pesca con reti da posta derivanti distrugge gli habitat marini, mette in pericolo la fauna marina e minaccia di compromettere la pesca sostenibile. Sono convinta che l’unico modo per eliminarla definitivamente sia disporre di norme chiare che non lascino spazio ad interpretazioni. Dobbiamo colmare eventuali lacune e semplificare il controllo e l’applicazione della normativa da parte delle autorità nazionali. Ciò consentirà anche in definitiva di salvaguardare la sussistenza dei pescatori che hanno applicato le norme negli ultimi anni. Il divieto vuole essere un chiaro messaggio che non saranno più tollerate pratiche irresponsabili».

In un comunicato congiunto Legambiente, Marevivo MedReAct e  Lav  ricordano che «la pesca illegale con le reti derivanti ha costituito per decenni uno dei grandi mali della pesca italiana. Una piaga ben documentata negli anni dagli organi di controllo, dalla Commissione europea e dalle associazioni ambientaliste e che ha già costato all’Italia due procedure d’ infrazione e  l’inserimento nella lista nera dei Paesi che praticano la pesca illegale redatta dall’amministrazione statunitense».

Le 4 associazioni ambientaliste sottolineano che «Finalmente dopo anni di denunce, documentate con nomi, matricole, luoghi di infrazione e sequestri che hanno coinvolto tra il 2005 e 2012 oltre 330 pescherecci italiani,   la Commissione europea ha riconosciuto che i controlli e le misure di applicazione delle regole esistenti sono fatiscenti e che l’unica soluzione per debellare questa piaga è il bando totale delle reti derivanti. La Commissione europea, dopo una consultazione pubblica condotta lo scorso anno, ha così accolto la richiesta di un bando totale avanzata da oltre il 52% di partecipanti alla consultazione, comprese organizzazioni della pesca e Ong. In concomitanza con l’apertura della stagione di pesca al tonno rosso, accogliamo con grande favore l’iniziativa dalla Commissione europea, augurandoci che il ministro Martino sappia cogliere questa opportunità per debellare definitivamente un problema che l’Italia sconta da quasi un quarto di secolo e promuovere il pieno sostegno al bando dal parte del Consiglio europeo nel corso del semestre italiano».