Lupo strangolato e ucciso nel Parco Nazionale della Majella

Legambiente: in meno di un anno in Italia uccisi 60 esemplari

[16 gennaio 2014]

Il personale del Parco Nazionale della Majella, nell’ambito del Progetto WolfNet, è  impegnato nelle attività di monitoraggio intensivo sul lupo, con  il controllo costante degli spostamenti e dei movimenti dei lupi dotati di collari Gps, ma nei giorni scorsi ha rilevato una situazione anomala e insieme al Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Parco del Corpo forestale dello Stato, a cercato di capire cosa stava succedendo. La ricerca del lupo col radiocollare ha portato al rinvenimento di un esemplare ormai morto. «Purtroppo – si legge in una nota emessa oggi dal Parco – l’esemplare maschio di due anni e mezzo è rimasto vittima di un laccio a strangolo posizionato nella zona di Sant’Elia, nel Comune di Caramanico Terme. Il lupo non ha avuto alcuna possibilità di salvarsi poiché è rimasto intrappolato con il collo con conseguente strozzamento. Una morte sicuramente cruenta e non immediata nonostante gli inutili tentativi del lupo di liberarsi». Si tratta del secondo caso di questo tipo registrato in poco tempo nel Parco Nazionale della Majella. Fortunatamente in precedenza il lupo preso nel laccio è stato salvato, ma questo bell’esemplare non ha avuto via di scampo

Purtroppo in Abruzzo (e non solo) i bracconieri usano ancora molto i lacci a strangolo che oltre ad essere illegali non sono selettivi: queste terribili trappole vengono di solito piazzate lungo i camminamenti abituali degli animali che possono rimanerci imprigionati alle zampe o al tronco, come capita di solito a cinghiali, cervi e caprioli,  oppure al collo, come succede spesso ai lupi, provocando una terribile morte per strangolamento.

Oremo Di Nino, direttore del Parco ha detto che l’uccisione del lupo è «Un gesto che non resterà impunito. Il Parco sporgerà denuncia verso ignoti e attiverà tutte le azioni utili affinché il responsabile paghi per l’azione commessa. Il Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato ha attivato le indagini, intensificando i controlli già assidui sul territorio. Ho chiesto una linea dura affinché questo crimine non resti impunito. La preoccupazione è grande soprattutto perché il territorio del Parco si contraddistingue per una importante popolazione di lupi e per la presenza di diversi individui di orso e questa vicenda getta un’ombra di paura sul loro futuro. Il Parco non resterà a guardare, ho già dato disposizioni affinché vengano messi in campo tutti i sistemi di controllo del territorio, anche avvalendosi della tecnologia più innovativa, al fine di individuare il responsabile di questo reato ed impedire che fatti di questo genere continuino ad accadere».

Legambiente condanna fermamente l’uccisione del lupo a Caramanico Terme e ricorda che «I casi di ritrovamento di lupi morti nel nostro Paese, a partire da gennaio 2013 e fino ad oggi, contano un totale di circa 60 esemplari di cui la maggior parte vittime di uccisioni illegali. Il protrarsi, ancora oggi, di episodi violenti come quello verificatosi nel cuore della Majella ai danni di una specie di grande importanza dal punto di vista conservazionistico non deve essere sottovalutato, e spinge tutte le istituzioni competenti (Parco, regioni, province, comuni, Asl, Cf) ad un ulteriore rafforzamento delle misure di vigilanza e di controllo del territorio, con un’azione condivisa che, sulla scorta di quanto già sperimentato con successo nell’appena concluso progetto Life Wolfnet, freni fenomeni di bracconaggio intensificando nel contempo un rapporto costante con i vari portatori di interesse che operano localmente sul territorio (allevatori, agricoltori, veterinari) per arrivare ad una condivisone di scelte e strategie per conservare la fauna selvatica e, contemporaneamente, tutelare le attività produttive».

Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, si unisce alla richiesta del direttore del Parco della Majella di assicurare in tempi rapidi ala giustizia i responsabili di questo  inqualificabile gesto e sottolinea «Il costante ed encomiabile impegno del personale dei Parchi, come quello della Majella che, coadiuvato dagli uomini del Cfs, è costantemente impegnato nelle attività di monitoraggio intensivo del lupo, come di molte altre specie, fornendo un contributo fondamentale all’aumento della conoscenza scientifica del nostro patrimonio faunistico. Rimaniamo convinti che sia possibile sviluppare ed implementare modelli standard per la protezione e la gestione di questa specie in particolare, tanto nel contesto appenninico quanto in quello alpino di recente espansione dell’areale, creando contemporaneamente un clima favorevole di accettazione tra i vari portatori di interesse che localmente risultano essere sensibili a queste tematiche».