Ma le barriere galleggianti antiplastica in mare e nei fiumi sono davvero efficaci? (VIDEO)

Diverse perplessità dai lettori di greenreport.it: le barriere potrebbero trasformarsi in un problema?

[25 luglio 2018]

Ormai da anni si stanno testando, con alterne fortune e finanziamenti di diverso tipo e consistenza, delle barriere galleggianti oceaniche per “ripulire” o fermare le “isole di plastica”, mentre in questi giorni i media hanno dato grande rilievo alle barriere fluviali sperimentate in Italia.

Per quanto riguarda le   barriere galleggianti oceaniche, uno dei problemi che si sono trovasti ad affrontare gli ideatori di progetti come Ocean Cleanup sono proprio le onde dell’oceano  – soprattutto il Pacifico dove sono costanti e grandi e dove esiste il più grande vortice di plastica del mondo – che rendono inefficaci le barriere. Inoltre, diversi ricercatori fanno notare che le barriere galleggiani, per essere efficaci, verrebbero piazzate nel Pacifico nord-orientale, interferendo con le rotte migratorie e le aree riproduttive e di foraggiamento delle balene e costituendo anche un pericolo impigliamento per i cetacei. Diversi biologi ed esperti dicono che sono più efficaci – e meno impattanti sulla fauna marina – dei sistemi attivi di individuazione e raccolta del marine litter, invece che giganteschi sistemi “stazionari” in balia delle onde.

Anche per quanto riguarda le barriere fluviali made in Italy, che con il Progetto pilota “Il Po d’ amare” dovrebbero essere piazzate lungo il corso del Po per catturare i rifiuti trasportati dal più grande fiume italiano, i dubbi non mancano e un lettore ci scrive: «Anche alla luce delle “bombe d’acqua” causate dai temporali estivi, che nel migliore dei casi le strappano [le barriere] e le portano in mare aumentando l’inquinamento. Nel peggiore invece se si strappano ma si imbrogliano tra tronchi e cespugli legandoli tra di loro Possono creare un pesante e pericolosissimo “effetto diga” specie se c’è un ponte o una strettoia». Altri ci hanno segnalato che barriere fluviali galleggianti di questo tipo rischiano comunque di fare “diga”, soprattutto nei periodi di piena fluviale (quando il fiume trasporta più plastiche, altri rifiuti e legname), e che è difficile che tutti i tronchi passino sotto e non vengano invece trattenuti dalle barriere fisse, «visto che non sono “lisci” ma dotati di rami». Insomma, le barriere fluviali “arresta-plastica” potrebbero, in alcune condizioni, trasformarsi in un problema.

Un altro   problema potrebbero essere le barriere stesse: come ci fa notare un tecnico del settore: «Una barriera superficiale perpendicolarmente al corso del fiume, anche in regime di corrente con bassissima velocità comporta un cambio di direzione della suddetta corrente di superficie direzionandola verso gli argini e provocando un’erosione aggiuntiva a quella prodotta dal normale scorrere del fiume. Tale erosione anche se inizialmente minima verrà in seguito ampliata sempre di più dallo scorrere del fiume incidendo sull’alveo con le ben note problematiche. E se posizionano le barriere di lato, la corrente erode ugualmente la riva, ma la plastica al centro del fiume e dall’altra parte continua tranquillamente il suo viaggio verso il mare. Cambiando le linee di flusso della corrente, sicuramente ci sarà un’erosione dell’argine del fiume».

Perplessità e dubbi che ci sembrano concreti e che giriamo agli ideatori e ai finanziatori del progetto perché, se lo ritengono necessario, forniscano risposte e rassicurazioni.

Videogallery

  • Sistema sperimentale di intercettazione della plastica sul fiume Po