Magra, il fiume spezzato: «Emergenza idrogeologica ma torniamo indietro di 25 anni»

Legambiente contraria alla soppressione dell’Autorità di bacino interregionale

[28 ottobre 2013]

Alluvioni e frane che hanno colpito anche recentemente il nostro Paese – a seguito di precipitazioni violente che ormai sono diventate la norma – sono figlie di un’eccessiva urbanizzazione, dell’abbandono delle buone pratiche agricole, di un’errata manutenzione dei corsi d’acqua, della scarsità di risorse economiche per la prevenzione e dell’incapacità di spendere i pochi soldi disponibili, ma anche di lentezze burocratiche, di poco chiarezza sulle competenze che in una fase normativa transitoria come quella che stiamo vivendo, per quanto riguarda la governance dei bacini idrografici, lasciano spazio a “fughe in avanti”.

Un esempio è rappresentato dallo schema di “Intesa Istituzionale per la gestione del Bacino di rilievo interregionale del Fiume Magra” elaborato dalle Regioni Liguria e Toscana, atto che andrebbe a sostituire il precedente protocollo di intesa che costituiva l’Autorità di bacino interregionale del Fiume Magra. «La nuova intesa elaborata dalle Regioni Liguria e Toscana ci riporta indietro di 25 anni, prima dell’approvazione della legge 183/1989, quando in Italia ancora si gestivano, in maniera inefficace, i fiumi e il rischio idrogeologico all’interno dei confini amministrativi», ha commentato Legambiente, che ha inviato una lettera ai presidenti di Liguria e Toscana Claudio Burlando e Enrico Rossi, e per conoscenza anche al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. «In una situazione idraulica e idrogeologica complessa, quale quello del bacino del fiume Magra, duramente colpito da frane e alluvioni negli ultimi anni – ha sottolineato Legambiente – è prioritario garantire una gestione e un’attuazione degli interventi efficace su scala di tutto il bacino idrografico. Un compito svolto fino ad ora con competenza e successo dall’Autorità di bacino interregionale del fiume Magra.

La conseguenza di tale intesa, riportando le competenze direttamente e separatamente alle due Regioni, in barba al principio fondamentale dell’unitarietà del bacino idrografico – scrive Legambiente – sarebbe la soppressione d’un colpo dell’Autorità di Bacino del Magra non solo come ente, ma soprattutto come filosofia di azione e pianificazione. La difesa del suolo tornerebbe così ad esser gestita a livello territoriale, abbandonando la visione unitaria di bacino, e gli interventi si occuperebbero esclusivamente di obiettivi locali e immediati, seguendo soprattutto la logica della somma urgenza, senza porsi quella pluralità di obiettivi, tipica dell’azione dell’Autorità di Bacino che, fino ad oggi, ha consentito  la tutela del fiume e dei suoi affluenti e la sicurezza idraulica del territorio».

Nella lettera, l’associazione ambientalista chiede maggiori informazioni su questo atto e spiegazioni su come questo si inquadri nel contesto delle attuali direttive europee Acque (2000/60) e Alluvioni (2007/60), e sottolinea come in una fase di transizione dalle Autorità di bacino alle Autorità di Distretto, previste dalle direttive europee in materia di acque e difesa del suolo, lasci molto perplessi quest’accelerazione rappresentata dallo schema proposto da Liguria e Toscana.

«Nell’esprimere la netta contrarietà rispetto ad una scelta così affrettata e poco discussa e condivisa, ci auguriamo un immediato ripensamento e l’apertura di un ampio confronto che coinvolga tutte le forze politiche e sociali sulla gestione del fiume Magra. Infatti, il tutto si è svolto nel più completo silenzio, senza l’ampio dibattito politico e pubblico che una scelta di questa portata certamente meriterebbe. Quando invece proprio la partecipazione, l’informazione e la condivisone delle scelte sono parte integrante delle direttive europee Acqua (2000/60) e Alluvioni (2007/60)», ha concluso Legambiente.