Ma il Parlamento europeo boccia la regolamentazione delle sementi

Mais Ogm 1507, l’Ue non decide: la Commissione verso il via libera?

Greenpeace e Legambiente: «Commissione Ue fuorilegge. Tenga conto del no di Europarlamento»

[11 febbraio 2014]

Anche questa volta nessuna maggioranza qualificata dei 28 ministri dell’agricoltura dell’Ue a favore o contro l’autorizzazione del mais Ogm 1507, alla presidenza di turno greca dell’Unione europea non è rimasto altro che prendere atto dell’impossibilità di votare e di lasciare così la responsabilità alla Commissione europea.

Il mais 1507 è stato geneticamente manipolato per produrre la tossina Bt, letale per alcuni parassiti. L’Autorità per la sicurezza alimentare dell’Unione Europea (Efsa), ha riconosciuto la tossicità di questo Ogm per farfalle e falene, e ha messo in guardia su possibili carenze dei test condotti sul mais 1507. Si trattadi un prodotto  commercializzato dalla multinazionale agrochimica americana Dupont Pioneer che è stato anche  modificato per essere resistente all’erbicida glufosinato ammonio, caratteristica che porta ad un maggiore impiego di questo pericoloso erbicida. Il glufosinato, infatti, è classificato come tossico per la riproduzione e rientra quindi tra i criteri di esclusione previsti dal regolamento comunitario 1107/2009. I criteri di divieto, nel caso di sostanze già approvate e sul mercato, si applicano al momento del rinnovo dell’autorizzazione, che per il glufosinato è previsto nel 2017.

A gennaio una larga maggioranza del Parlamento europeo aveva già chiesto alla Commissione Ue di ritirare  la proposta di autorizzazione del mais Ogm1507, ora, nonostante 19 Stati membri contrari alla coltivazione di Ogm (Italia, Francia, Ungheria, Grecia, Romania, Polonia, Olanda, Austria, Bulgaria,Croazia, Cipro, Danimarca, Irlanda, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Slovacchia e Slovenia), solo 5 a favore (Spagna, Gran Bretagna, Finlandia, Estonia e Svezia) e 4 astenuti (Germania, Portogallo, Repubblica Ceca e Belgio),  molti ambientalisti ed agricoltori temono che la politica dilatoria, permetta ad una minoranza di meno di un terzo dei Paesi Ue, con la complicità di una più che compiacente Commissione europea agli sgoccioli, ed in particolare del commissario all’agricoltura Tonio Borg, da sempre fautore degli Ogm agricoli, di adottare già da domani automaticamente il via libero al mais 1507.

Greenpeace ricorda che «Una forte maggioranza di Stati membri dell’Unione europea ha votato contro la proposta della Commissione che autorizzerebbe la coltivazione del mais Ogm 1507. Una possibile approvazione del mais Ogm, nonostante l’ampia opposizione politica e le preoccupazioni sulle conseguenze ambientali, sarebbe illegale. La Corte di Giustizia Europea ha negato lo scorso dicembre l’autorizzazione per la patata Ogm  Amflora della BAsf, resistente agli antibiotici, già approvata dalla Commissione Europea nel 2010. Secondo la Corte, la Commissione aveva sostanzialmente modificato la proposta originale di autorizzazione alla coltivazione della Amflora, senza ripresentarla al vaglio della commissione di esperti nazionali».

Secondo Greenpeace, «La Commissione ha ripetuto le stesse infrazioni procedurali con il piano di approvazione del mais 1507 e ha quindi di nuovo violato le leggi europee forzando il processo di autorizzazione del mais Ogm. La Commissione non può ignorare le preoccupazioni di carattere scientifico, politico e legale provenienti da una vasta maggioranza di Paesi membri, dai due terzi del Parlamento Europeo, e da gran parte dei cittadini europei».

Legambiente evidenzia la delicatezza politica dell’intera vicenda mais Ogm: «Il Consiglio Affari Generali dell’Unione europea oggi ha detto un chiaro no alla coltivazione di ogm in Europa. Per la prima volta ben 19 paesi, inclusa l’Italia, hanno votato contro l’autorizzazione alla coltivazione del mais geneticamente modificato 1507. Purtroppo grazie all’astensione della Germania non è stata possibile raggiungere la maggioranza qualificata richiesta. L’ultima parola spetta ora alla Commissione. Legambiente,  di fronte al no forte e chiaro della maggioranza degli Stati membri e del Parlamento europeo nella sua risoluzione del 16 gennaio scorso, chiede alla Commissione di ritirare la sua proposta di autorizzazione alla coltivazione del mais transgenico 1507»

Il presidente nazionale del Cigno Verde, Vittorio Cogliati Dezza, è convinto che  «Dopo il voto di oggi del Consiglio – dichiara  – diventa prioritario includere tra le priorità del prossimo semestre italiano di presidenza dell’Unione europea l’approvazione del regolamento di modifica della direttiva 2001/18, in modo da consentire agli stati membri il diritto di vietare sul proprio territorio la coltivazione di Ogm anche per ragioni socio-economiche. Un diritto imprescindibile per garantire la sicurezza e la qualità dell’agricoltura italiana».

Per Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia, «E’ molto probabile che la Corte di Giustizia Europea annulli un’eventuale autorizzazione del mais 1507 – se portata in giudizio –  come fece con la patata Ogm Amflora. La Commissione deve imparare dai suoi errori e smettere di infrangere le regole che garantiscono la sicurezza delle coltivazioni in Europa.

Buone notizie vengono invece dal Parlamento europeo, dove la Commissione agricoltura ha respinto, con 37 no e soli 2 sì, la proposta di regolamentazione delle sementi avanzata dalla Commissione Ue. Gli eurodeputati dicono che il testo bocciato avrebbe dato alla Commissione poteri troppo ampi e non lascerebbe margini di manovra agli Stati per adeguare le disposizioni ai loro bisogni. «La proposta non risponde ad obbiettivi chiab ve, come la semplificazione delle regole e la promozione dell’innovazione – ha detto l’Europarlamento – e non affronta le questioni legate alle piante considerate come risorse genetiche».

Questa volta lavoro di squadra bipartisan degli italiani che hanno accolto la sollecitazione della mozione del Parlamento italiano che ha visto come prima firmataria Susanna Cenni. Parlamentare.

Il presidente della commissione agricoltura, l’ex ministro  Paolo De Castro (PDT)  ha sottolineato: «Oggi abbiamo inviato un segnale forte alla commissione: la commissione agricoltura non è soddisfatta della proposta che è stata presentata è che ha suscitato numerose lamentele tra i deputati. Noi crediamo che la fusione di 12 direttive in un solo regolamento – direttamente applicabile – non offra margini sufficienti aglio Stati membri per adattare le regole proposte ai lori bisogni, mentre il numero elevato di atti delegati darebbero alla Commissione un potere eccessivamente ampio, in particolare sul materiale eterogeneo e i mercati di nicchia»-

Il relatore, Sergio Paolo Francesco Silvestris (Forza Italia) non ha risparmiato critiche ai suoi colleghi di centro-destra che governano l’Ue: «La proposta della Commissione è arrivata troppo tardi e non lascia sufficiente tempo al Parlamento  pour affrontare pienamente ed in maniera responsabile questo importante testo legislativo per il settore delle sementi. Penso che, in questo caso, il contenuto sia più importante dei tempi. E’ per questo che abbiamo approvato un’interpellanza orale per chiedere alla Commissione se è disposta a ritirare la proposta in vista di sottoporre un nuovo progetto migliorato al prossimo Parlamento europeo che sarà eletto a maggio. In sessione plenari, ci pronunceremo su una risoluzione non legislativa che riassumerà le nostre preoccupazione servirà da buona base alla Commissione europea per migliorare la sua proposta»