Blitz antismog a Firenze: "Vendesi aria pulita!"

Mal’aria in Toscana: polveri, biossido e ozono

Inquinamento atmosferico: le città toscane migliorano, ma ci sono ancora molte criticità

[30 gennaio 2015]

I volontari di Legambiente Toscana, guidati dal presidente regionale del Cigno Verde, Fausto Ferruzza, dotati di mascherina e con in mano cartelloni e striscioni oggi hanno dato vita ad un blitz antismog  al grido “Vendesi aria pulita!”. Legambiente ha effettuato il suo blitz stamani in viale Giovine Italia, davanti all’Archivio di Stato di Firenze, in occasione della giornata nazionale di Mal’aria, con un’azione simbolica contro le polveri sottili e l’inquinamento atmosferico durante la quale i legambientini hanno esposto una serie di barattoli di vetro in stile retrò con in vendita l’aria pulita per pochi dei primi del 1900 ed altri barattoli con dentro fumo nero a rappresentare l’attuale aria sporca ed inquinata per tutti.

Ferruzza ha sottolineato che «i dati del dossier mostrano un lieve miglioramento in Toscana rispetto allo scorso anno, quando, dalla stessa classifica di Legambiente, diversi capoluoghi erano largamente sopra il limite consentito dalla legge sia per il PM10 che per il PM2,55 oltre che per l’Ozono troposferico (O3) e il Biossido di Azoto (NO2). In quest’ultimo Firenze vantava nel 2013 addirittura il primato nazionale. Ci viene da pensare che questo miglioramento è da attribuirsi con tutta probabilità alle particolarissime condizioni climatiche del 2014 (l’anno più caldo della storia della meteorologia, con picchi di piovosità assolutamente abnormi nei due mesi che dovrebbero invece rappresentare la quintessenza dell’inverno e dell’estate: gennaio e luglio). Non vogliamo sminuire l’impegno degli enti locali, ma di fronte ad una situazione climatica così eccezionale, è difficile pensare a meriti particolari del sistema della PA nel porre in essere contromisure concrete contro lo smog. In ogni caso, non è certo il momento di cullarsi sugli allori e anzi dobbiamo pretendere di più. Sulle politiche di sistema contro l’inquinamento, sulla mobilità sostenibile, sugli stili di vita di tutti noi».

Il Cigno Verde della Toscana spiega che «a far scattare l’emergenza smog durante i mesi invernali sono sempre le polveri fini, ovvero il PM10 e il PM2,5. Il particolato atmosferico è da molti anni ormai considerato tra gli inquinanti di maggior impatto sulla salute delle persone, per via delle sue “capacità” di essere facilmente inalato dall’apparato respiratorio e per le alte concentrazioni che si registrano specialmente in ambiente urbano. Nonostante il complessivo miglioramento e i valori sotto la norma anche il 2015 si è comunque aperto con diverse città toscane all’insegna dello smog».

Secondo la classifica di Legambiente “PM10 ti tengo d’occhio” che si basa sui dati disponibili e diffusi sui siti delle Arpa Regionali, «Tra i capoluoghi di provincia monitorati prendendo come riferimento la centralina peggiore (ovvero che ha registrato il maggior numero di superamenti nel corso dell’anno) nessuna città toscana ha superato il bonus di 35 giorni previsto dalla legge (cit. DL 155/2010: limite giornaliero di protezione per la salute umana del PM10 di 50 µg/m3) ma restano comunque alti i livelli di PM10 nell’aria. Il quadro della situazione mostra dati preoccupanti in città come Lucca (centralina Micheletto) con 34 giorni e Arezzo (centralina Repubblica) con 31 giorni di sforamento. Appena sotto la soglia ma comunque non meno allarmanti i numeri di Prato nelle due centraline di via Roma con 30 e di via Ferrucci con 28 giorni di superamento. Miglioramenti anche per le centraline di Firenze Gramsci (19) e Ponte alle Mosse (11che, nella classifica nazionale di Mal’Aria dello scorso anno era la località toscana che aveva registrato la quantità di giorni più alta per il superamento del limite consentito dalla legge. Pisa Borghetto invece chiude l’anno varcando la soglia dei 18 giorni sforati».

Ma l’inizio del 2015 non ha portato certo buone notizie per l’inquinamento atmosferico nelle città toscane: «La situazione risulta essere particolarmente critica – dicono a Legambiente –  Prendendo come riferimento le centraline peggiori nelle aree urbane notiamo che la centralina di Lucca Micheletto ha varcato la soglia dei 10 giorni di superamento prima della fine del mese di gennaio mentre nella piana lucchese la centralina di Lucca Capannori ha sforato 14 volte. Dal sito ARPAT emerge che nei primi giorni del 2015 e precisamente aggiornati al 28 gennaio sono già numerose le giornate di superamento in quasi tutte le centraline delle città capoluogo toscane. Nella centralina di Firenze (Gramsci) si sono già registrati 6 giorni di superamento, a Prato (via Roma) 9 giorni di sforamento e 7 nella centralina di Prato (Ferrucci), 7 a Pisa (Borghetto), 5 a Pisa (Passi), e ben 11 giorni di sforamento nella centralina di Pistoia Montale».

Per quanto riguarda i dati PM2,5 che, con il recepimento nel 2010  della Direttiva Europea 2008/50/CE, sono stati fissati dei limiti di anno in anno sempre più stringenti, con una media limite annua a 25 μg/m3, entrata  in vigore dal 1 gennaio 2015. Per il 2013, l’ultimo anno con dati ufficiali come media annuale, c’era un margine di tolleranza di 26 μg/m3 annuale da non superare e la classifica di Legambiente ha adottato questo valore come riferimento, ma avbverte: « Va evidenziato come il valore limite di legge di 25 μg/mc previsto dalla normativa europea sia ampiamente superiore a quanto previsto invece dalle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità che, considerato il PM2,5 come il particolato atmosferico maggiormente rischioso per la salute dell’uomo, fissa a 10 μg/mc la media annuale da non superare. Se prendessimo il valore dell’OMS come valore di riferimento, la classifica dei capoluoghi toscani vede Prato (via Roma) con una media di 20 μg/m3 e Firenze con 19 μg/m3».

La concentrazione nell’aria di biossido di azoto, irritante per gli occhi e l’apparato respiratorio, costituisce, insieme al particolato fine e all’ozono, uno tra i maggiori problemi rilevati: «Le emissioni di biossido di azoto derivanti dai processi di combustione e, specialmente nei centri urbani, dal traffico automobilistico e dal riscaldamento domestico, nel corso degli ultimi anni, non hanno subito la riduzione che ha invece caratterizzato altre emissioni inquinanti. La media dei valori medi annuali, registrati dalle centraline urbane sul territorio comunale dimostrano come ci sia stata un notevole miglioramento in positivo per Firenze che negli anni passati vantava il primato nazionale in negativo invece quest’anno scende nella classica al 14° posto con 41,8 µg/m(nel 2012 era al 1°nella classifica con 59,7 µg/m), superando di poco il limite indicato dalla legge con un valore medio di 40 μg/m3. Le altre città toscane, per la maggior parte, si trovano a metà classifica».

Nei mesi estivi la maggiore preoccupazione è l’ozono: i limiti previsti dalla normativa (D.Lgs. 155 del 2010) per le emissioni di ozono troposferico (O3)  consentono un massimo di 25 giorni di superamento della soglia giornaliera pari a 120 µg/m3 mediata su  ore consecutive. Il rapporto rivela infatti che «in Toscana i limiti sono stati superati da città come Lucca (23°nella classifica nazionale) con 50 giorni di superamento, Livorno (43°) con 35, Pisa (45°) e Firenze (46°) con rispettivamente 32 e 31 giorni di sforamento. Grosseto (49°) con 29 giorni. Migliora nella classifica, rispetto allo scorso anno, Arezzo che non supera i giorni consentiti per legge».