A 50 anni dal Vajont la Camera impegna il governo a puntare sulla prevenzione

Il ministero dell’Ambiente batte cassa, ma ormai si invocano gli spiccioli

Orlando chiede vengano garantite al ministero risorse pari alla metà di quelle del 2008. Per il dissesto idrogeologico necessari 11 miliardi di euro, per coprirli occorrerà aspettare 22 anni?

[3 ottobre 2013]

«Un’eccezione ambientale»: è quella che Andrea Orlando, numero uno del ministero dell’Ambiente, chiede di tener presente al suo collega dell’Economia nella redazione della Legge di Stabilità. Ieri, nel faccia a faccia con le associazioni ambientaliste il ministro Orlando ha ricordato che il dicastero «Ha subito dal 2008 un taglio di due terzi del personale, pari a 200 persone» e per questo chiede a Saccomanni di per evitare altri tagli, e che gli siano garantite risorse necessarie per  «Misure per la salvaguardia del territorio e dell’ambiente».

Il problema è che tali risorse individuate dal ministero dell’Ambiente sono pari a soli 900 milioni di euro annui, che saranno proposte per essere inserite nel disegno di legge di Stabilità 2014. L’impegno di Orlando non manca, in quanto si tratta di una richiesta di bilancio pari al doppio di quella dell’anno scorso (quando la liquidità è stata drammaticamente ridotta a soli 450milioni di euro dopo i tagli lineari delle varie spending review), ma ancora la metà di quanto disponibile soltanto pochi anni fa.

Nell’arco di 4 anni le risorse destinate al Ministero dell’Ambiente sono state ridotte del 75%: solo nel 2008 il bilancio del Ministero – di certo non ampio, già al tempo – era di 1 miliardo e 649 milioni (ultima manovra del Governo Prodi) e nel 2009, nel primo anno del governo Berlusconi, era di 1 miliardo e 265 milioni. Battere i pugni sul tavolo e invocare «Un’eccezione ambientale» per ottenere 900 milioni di euro, poco meno la metà di quanto disponibile nel 2008, ha quasi del paradossale.

Il presidente Letta, in queste ore convulse, non ha politicamente sventolato le conquiste del suo governo che hanno a che vedere con un’economia verde, come gli eco bonus e contro il consumo di suolo? Se la green economy, come dichiarato a parole, si vuole che rappresenti uno dei punti fermi di questo “nuovo” percorso politico, allora al ministero dell’Ambiente – non risultandoci l’esistenza, al momento di un dicastero dell’Economia ecologica – vanno garantite risorse adeguate. Le «eccezioni ambientali» da cui ripartire sono tantissime.

Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera e primo firmatario di una risoluzione sul rischio idrogeologico, ha detto che «A 50 anni dalla tragedia del Vajont è necessario passare dalle parole ai fatti e mettere finalmente in atto serie politiche di prevenzione e tutela del territorio. Proprio per questo la Commissione Ambiente della Camera ha approvato all’unanimità una risoluzione bipartisan, sottoscritta da tutti i gruppi politici, che impegna il Governo a stanziare 500 milioni annui per la difesa del suolo e ad assumere iniziative per rivedere il Patto di Stabilità interno e consentire così agli Enti Locali che hanno risorse di investirle in interventi di prevenzione e manutenzione del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico. La risoluzione impegna inoltre l’esecutivo a inserire tra le priorità della politica comune europea anche la prevenzione e la tutela del territorio dal rischio idrogeologico, garantendo a tale priorità finanziamenti adeguati».

Della richiesta di bilancio di 900 milioni di euro fatta dal ministero dell’Ambiente, fortunatamente proprio 500 milioni sono dedicati ad interventi straordinari per la difesa del suolo. «La lotta contro il dissesto idrogeologico è una grande emergenza nazionale e rappresenta il più grande investimento infrastrutturale che il nostro Paese ha in questo momento il dovere di compiere – ha giustamente precisato il ministro Orlando, intervenendo stamani in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati – Le stime dei costi degli interventi da realizzare per la mitigazione di questi rischi ci danno numeri allarmanti: solo per mettere in sicurezza le aree a più elevato rischio idrogeologico servirebbero circa 11 miliardi. Ho già scritto al ministro dell’Economia Saccomanni per sottoporre alla sua attenzione questo problema in vista del varo della legge di Stabilità.  In coerenza con il dispositivo delle risoluzioni sul dissesto idrogeologico già approvate da Camera e Senato,  come ministro dell’Ambiente ho avanzato la proposta  di incrementare annualmente di 500 milioni di euro per i prossimi tre anni la dotazione dei Piani straordinari di intervento. In questo quadro allarmante, sarà inoltre mia priorità chiedere la rimodulazione del Patto di stabilità per gli enti locali protagonisti di interventi contro il dissesto idrogeologico». Di 500 milioni l’anno in 500 milioni, però, per arrivare a coprire i necessari 11 miliardi serviranno 22 anni: l’orizzonte 2035, in questo caso, sembra francamente troppo lontano.

Passando in rassegna gli altri fondi richiesti, 120 milioni di euro sono dedicati al piano straordinario per la gestione dei rifiuti in Campania per la chiusura della procedura di infrazione dell’Ue, altri 100 al piano straordinario per la tutela e la gestione della risorsa idrica per potenziare la depurazione dei reflui urbani. Ci sono anche 8 milioni per iniziative da portare ad Expo 2015, compresi progetti contro gli sprechi alimentari, per il semestre di Presidenza europea e il potenziamento dell’azione amministrativa per la tutela della biodiversità, 60 milioni per il piano straordinario di bonifica delle discariche abusive, 80 milioni per la bonifica della Terra dei Fuochi e 35 milioni per il rifinanziamento del Fondo qualità dell’aria. Infine, il ministero dell’Ambiente pensa anche a benefici, come la riduzione su cauzioni e su garanzie di esecuzione, per gli operatori che partecipano alle gare. E nel ddl collegato ci proposte che vanno dalla riforma della governance degli enti parco alla riorganizzazione delle commissioni per la Valutazione di impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas).

Tutti interventi «Essenziali per la tutela dell’ambiente», e quindi segnalati per questo al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ma di certo non esaustivi.