David contro Golia a Kojonup, Western Australia

Mister Marsh contro la colza Ogm di Monsanto

La Tasmania estende a tempo indeterminato la moratoria anti-Ogm

[12 febbraio 2014]

In Italia non lo conosce praticamente nessuno, ma in Australia Steve Marsh è diventato una specie di David che difende l’agricoltura biologica dal Golia della più grande multinazionale degli Ogm del mondo: Monsanto. Marsh possiede una fattoria a Kojonup, nella Western Australia, ed i problemi per i suoi campi biologici certificati sono iniziati nel 2010, quando il suo vicino ed (ex) amico, Michael Baxter, ha deciso di piantare colza Ogm della Monsanto proprio lì accanto.

Qualche mese più tardi, durante una giornata di forte vento, il grano e l’avena di Marsh sono stati contaminati al 70% dalle piante di colza Ogm tagliate e messe a seccare nei campi di Baxter. Così l’agricoltore bio di Kojonup ha perso la sua certificazione e, come dice Safe Food Foundation, «Questo rappresenta la perdita di anni di duro lavoro per un’agricoltura più sana e rispettosa dell’ambiente, così come una diminuzione importante del suo reddito».

Steve Marsh ha deciso di affrontare da solo questa situazione complicata che lo vede opposto ad un gigante come Monsanto, che intanto si sta proteggendo dall’attacco del piccolo David del Western Australia facendo firmare un contratto a tutti gli agricoltori che acquistano le sue sementi Ogm- «Così, in caso di contaminazione genetica, la multinazionale semenziera non è responsabile – spiegano alla Safe Food Foundation – E in Australia non c’è alcuna legge che protegge gli agricoltori quando i loro raccolti vengono contaminati».

Ma Steve Marsh ha deciso di portare il suo vicino davanti alla Western Australian Supreme Court per ottenere un risarcimento, una cosa rarissima, forse unica in quel Far West degli Ogm che è diventata l’Australia. Marsh non è certo il primo a dover affrontare la contaminazione di prodotti biologici da parte di Ogm, ma di solito la pressione sociale nelle piccole comunità agricole australiane è tale che nessuno arriva a fare un processo.

Invece il processo che coinvolge Marsh ed il suo vicino pro Ogm è cominciato il 10 febbraio e se vincerà Steve creerà un precedente che aiuterà gli agricoltori non-Ogm di tutto il mondo nella loro battaglia per non subire contaminazioni.

Steve Marsh è determinato a proseguire la sua battaglia pe il diritto a coltivare e a mettere sul mercato prodotti Ogm-freee, ma si è reso conto che non si tratta (se mai lo è stato) di un contenzioso fra confinanti ma di uno scontro con una gigantesca e ricchissima multinazionale biotech, un confronto che non è in grado di affrontare da solo. Per questo organizzazioni come Safe Food stanno raccogliendo fondi per aiutarlo s a sostenere spese legali calcolate in diverse centinaia di migliaia di dollari australiani.

Mark Walter, l’avvocato del signor Marsh ha detto che «Potrebbe essere il primo caso giudiziario di questo tipo. E’ importante che gli agricoltori conservino i loro diritti a coltivare cibo Ogm-free, dato che questo a sua volta protegge la possibilità dei consumatori di acquistare alimenti senza Ogm».

Gli avvocati di Baxter/Monsanto ribattono che l’Ente di certificazione bio australiano ha «Standard eccessivi» e che la fattoria di Marsh non è stata contaminata, perché coltiva avena e frumento e non colza».

Il caso ha diviso la tranquilla comunità di Kojonup che è diventata il luogo simbolo dello scontro tra filo-Ogm ed anti Ogm. Se organizzazioni come la Safe Food Foundation La Food Foundation appoggia Marsh, sostenendo che la gente ha diritto di mangiare cibo Ogm-free, altre organizzazioni come la Western Australian Pastoralists and Graziers Association dicono che il caso è «Niente di più che la pubblicità anti-Ogm», e che Baxter non ha fatto altro che coltivare un prodotto legale. Anche il fronte pro-Ogm (generosamente finanziato da Monsanto) sta raccogliendo fondi per sostenere le spese legali di Baxter.

Ma i pro-Ogm australiani hanno subito un duro smacco proprio il giorno dopo l’inizio del processo davanti alla Western Australian Supreme Court: il governo della Tasmania ha deciso di estendere a tempo indeterminato il divieto di coltivare Ogm e produrre animali geneticamente modificati nella grande isola meridionale della federazione australiana. La moratoria continuerà ad includere deroghe per i test non commerciali di colture Ogm. Esultano i Greens Australia, Safe Food Foundation ed altre associazioni ambientaliste e dei consumatori che da mesi stavano lavorando sul territorio con gli agricoltori della Tasmania, le imprese alimentari e i consumatori per sottolineare l’importanza di mantenere il divieto. Nell’ottobre del 2013 Safe Food Foundation e Organics Tasmania avevano organizzato insieme due forum di settore sui benefici per la Tasmania estendere la moratoria sugli Ogm.

Scott Kinnear, direttore di Safe Food Foundation, ha detto: «I nostri sforzi sono stati ripagati. La Tasmania manterrà la sua invidiabile posizione di essere l’unico Stato australiano che può pretendere di essere veramente Ogm-Free. Si tratta di una decisione ragionevole alla quale ognuno degli altri Stati membri farebbero bene a prestare attenzione». A cominciare ai campi di Marsh e Baxter/Monsanto a Kojonup.

 

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