Legambiente, per l’European mobility week emerge un Paese sempre più spaccato in due

Mobilità, in Italia quella insostenibile marcia al ritmo della disuguaglianza

Mentre cresce il numero dei multi-mobili (che si spostano molto e con più mezzi) che appartengono alle fasce più ricche e istruite, un 20% della popolazione non esce più di casa

[17 settembre 2018]

È la multimodalità, ovvero la scelta combinata di diversi mezzi e modalità di trasporto per i propri spostamenti, il tema principe della Settimana europea della mobilità, scattata ieri in tutta l’Ue. Un tema che riguarda da vicino la realtà italiana, come ha mostrato a Milano l’appuntamento annuale del Forum QualeMobilità di Legambiente e Lorien Consulting, nato per promuovere l’affermazione della nuova mobilità sostenibile in Italia. Dai dati dell’Osservatorio mobilità degli italiani, curato semestralmente per il Forum QualeMobilità da Lorien Consulting, emerge come i livelli di mobilità nazionali siano «sempre più elevati e multiformi – spiega Elena Melchioni, ad di Lorien Consulting – Se, da un lato, a livello nazionale cresce ancora l’uso quotidiano del mezzo privato, dall’altro cresce anche quello saltuario della sharing mobility, complementare con gli altri mezzi».

In media gli italiani utilizzano tre mezzi differenti, ma i più “multi-modali” –  quelli che usano la sharing mobility, la condivisione dei viaggi o dei mezzi – sono ricorsi questa estate a più di sette mezzi diversi alla settimana (più 2, in media, rispetto ai dati di 6 mesi fa, all’inizio della primavera).

È importante sottolineare che l’elettrico cresce rapidamente nella sharing mobility: come riporta Legambiente, le auto elettriche in condivisione sono 49% a Firenze, 26% a Roma. I taxi elettrici sono già 70 a Firenze. L’anno scorso sono state immatricolate solo 1.879 auto elettriche (0,1%), ma già a fine agosto 2018 eravamo a 3.098. E soprattutto, sono state vendute nel 2017 ben 148.000 e-bike (10%) e 1.374 moto e scooter elettrici (1%).

«La mobilità sostenibile è già una realtà in molte città italiane – aggiunge Andrea Poggio, responsabile Mobilità sostenibile di Legambiente – per vederla non basta, però, guardare il numero, esiguo, delle auto elettriche in circolazione, né le ancor più rare colonnine di ricarica; è la mobilità pubblica elettrica con metropolitane, treni urbani, tram, autobus e filobus, ma persino scale mobili, tapis roulant, funivie e cremagliere. Il 73% degli spostamenti con il trasporto pubblico a Milano, per esempio, oggi è già elettrico».

Un esempio di come sia proprio nelle città che la mobilità del prossimo futuro potrà diventare non solo elettrica, ma anche connessa – individuabile con lo smartphone, dalla bici all’autobus – e condivisa, e i viaggi diventeranno sempre più multimodali. Useremo cioè più mezzi di locomozione per compiere lo stesso spostamento: per esempio bici più treno, metropolitana più monopattino, aereo e auto a noleggio o in sharing, auto più treno, ecc. Queste nuove opportunità di spostamento, già pienamente sfruttate dai giovani digitali italiani, offrono occasioni uniche alle città, che si stanno ridisegnando oggi con i Piani Urbani per la Mobilità Sostenibile (i così detti Pums) in corso di elaborazione in ben 97 città italiane. Come sta avvenendo a Milano, vorremmo che i Pums fossero l’occasione per pianificare l’uscita dalla mobilità inquinante e fossile. Milano nel 2025 sarà “gasolio free”, grazie alla nuova AreaB, e nel 2030 i mezzi pubblici saranno tutti elettrici.

Non ovunque nel Belpaese si registrano però progressi sul fronte della mobilità sostenibile, anzi. Dall’analisi di Legambiente emerge un’Italia sempre più spaccata in due anche sul fronte della mobilità. E la distinzione in termini di abitudini di mobilità è netta anche dal punto di vista sociale: da un lato, cresce il numero dei multi-mobili (che si spostano molto e con molti mezzi) che appartengono alle fasce alte, più ricche e istruite della popolazione; dall’altro lato, diminuisce la quota di stanziali composti da persone ai margini, pensionati e disoccupati o a basso reddito e di mono-mobili (che utilizzano solo l’auto privata), che fanno parte del ceto medio attivo e dei piccoli centri. C’è una parte d’Italia condannata a potersi muovere solo con l’auto privata, sempre più cara, e un 20% della popolazione che non esce più di casa: la proprietà dell’auto non è più sinonimo di libertà di movimento.

Anche per questo è sempre più importante accendere i riflettori su modalità di trasporto alternative, come tenterà di fare il Giretto d’Italia 2018, in programma il 20 settembre: si tratta dell’ottava edizione del campionato di ciclabilità urbana organizzato da Legambiente e VeloLove in collaborazione con Euromobility. A concorrere per il Giretto d’Italia 2018, che come di consueto si terrà nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità (16-22 settembre), saranno 24 città italiane: per due ore a scelta nella fascia oraria compresa tra le 6.00 e le 10.00 del mattino verranno monitorati i passaggi di coloro che avranno scelto la bicicletta per recarsi al lavoro o a scuola.

Il Giretto d’Italia nasce proprio per rendere visibile il traffico ciclistico delle città italiane che normalmente non è misurato nelle indagini statistiche sullo stato della mobilità, fornendo quei dati sugli spostamenti in bicicletta da casa al lavoro, ovviamente simbolici, che però spesso mancano e invece sarebbero utili in sede di programmazione e pianificazione della mobilità urbana.

«Modelli di mobilità urbana smart e sostenibili non sono più rinviabili – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente e membro storico del think tank della nostra redazione – Le amministrazioni comunali devono cogliere e concretizzare la spinta che arriva dai loro cittadini, favorendo sempre di più modelli di mobilità leggera e integrata con i sistemi di trasporto pubblico locale, creando di fatto una alternativa vera all’automobile privata».