Auto elettriche, perché lo Stato non ha speso i soldi già stanziati per le colonnine di ricarica?

Realacci: impiegati «appena 6.286,28 euro su 50 milioni». Depositata l’interrogazione al ministero delle Infrastrutture

[23 gennaio 2017]

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L’Italia è in ritardo sul fronte delle auto elettriche anche per l’inadeguatezza dell’infrastruttura di ricarica, nonostante i fondi stanziati negli ultimi anni dallo Stato per la sua implementazione. Per sollecitare lo sviluppo della mobilità elettrica anche grazie a un incremento dei punti di ricarica ho presentato una interrogazione in commissione al ministero delle Infrastrutture.

Per il rapporto ‘Segnali 2016’ dell’Agenzia Europea per l’Ambiente i trasporti sono responsabili di circa un terzo del consumo finale complessivo di energia nei paesi europei,  di più di un quinto delle emissioni di gas climalteranti e di una parte considerevole dell’inquinamento atmosferico. Il nuovo libro bianco sui trasporti impone dunque agli Stati membri dell’UE di ridurre le emissioni di gas serra del settore del 60% entro il 2050 rispetto al 1990. I veicoli elettrici, soprattutto se alimentati con energia da fonti rinnovabili, possono dare un contributo importante per una mobilità sostenibile. Secondo studi scientifici e articoli pubblicati sulla stampa nazionale e internazionale, questo tipo di veicoli possono ridurre significativamente le emissioni di CO2 dovute al trasporto su gomma e l’inquinamento delle città.

In Italia solo lo 0,1% dei veicoli immatricolati nel 2016 è a propulsione elettrica, dato in calo rispetto al 2015. Un risultato imputabile anche  alle carenze dell’infrastruttura per la ricarica. I fondi per implementarla ci sono ma non vengono utilizzati adeguatamente. Come ricorda una relazione della Corte dei conti,  ripresa anche da Repubblica, sono stati spesi appena 6.286,28 euro su 50 milioni stanziati dal 2013 al 2015 per la realizzazione dei punti di ricarica. La stessa Corte raccomanda poi al Ministero dei Trasporti di “accelerare al massimo” sulla realizzazione delle colonnine per la ricarica e di puntare sulle centraline di tipo “fast”, monitorando l’avanzamento dei progetti avviati. Al ministro interrogato ho quindi chiesto quale sia lo stato delle cose e se non intenda, per quanto di sua competenza, implementare lo sviluppo della mobilità elettrica aumentando l’infrastruttura di ricarica a disposizione degli utenti.

di Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera