Avanti piano per la ricarica dei veicoli elettrici in Italia, in ballo 72 milioni di euro

Dal Cipe ok allo «schema di accordo di programma» per la rete nazionale d’alimentazione

[12 luglio 2017]

Nell’ultima seduta in cui si è riunito, il Cipe – ovvero il Comitato interministeriale per la programmazione economica – ha approvato lo «schema di accordo di programma di cui all’art. 17-septies, comma 5, del decreto legge n. 83/2012, finalizzato a concentrare gli interventi per la realizzazione del Piano nazionale per la ricarica dei veicoli elettrici, finanziati con apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nei singoli contesti territoriali in funzione delle effettive esigenze, promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati».

Si tratta, come spiegano congiuntamente dal ministero dell’Ambiente e da quello dei Trasporti, dello schema di accordo con le Regioni per la rete nazionale di ricarica dei veicoli elettrici dal valore di 72,2 milioni di euro, di cui 28,7 di risorse Mit: «L’accordo con le Regioni, cui il Cipe ha dato via libera – commenta in proposito il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio –, porterà ad una rete diffusa prevista dal Piano nazionale per la ricarica dei veicoli elettrici. Dopo la normativa Dafi per la rete nazionale di carburanti alternativi, la pianificazione nazionale di impianti di ricarica rappresenta la strada concreta per promuovere la mobilità sostenibile e per attenuare l’impatto ambientale dei trasporti».

Di «segnale importante» parla anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, secondo il quale «l’approvazione dell’accordo Governo-Regioni sulla rete nazionale di ricarica per i veicoli elettrici si inquadra in pieno nella Sen, la Strategia energetica nazionale oggi in consultazione pubblica, che prevede una diversificazione dei combustibili per i trasporti puntando su quelli che favoriscano una mobilità sostenibile», migliorando al contempo la «qualità ambientale nei nostri centri urbani».

Una passo in avanti sicuramente positivo, anche se dall’ok ad uno «schema di accordo di programma» all’effettiva realizzazione dell’infrastruttura sul territorio la differenza rimane molto grande. Al contrario dei traguardi già raggiunti in altri paesi, in Italia nell’ultimo anno appena lo 0,1% delle auto immatricolate era a propulsione elettrica, un dato irrisorio schiacciato anche dalla mancanza di un’adeguata infrastruttura di ricarica. A spiegare l’immobilismo è un’interrogazione mossa a inizio anno dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci: «Come ricorda una relazione della Corte dei conti,  ripresa anche da Repubblica, sono stati spesi appena 6.286,28 euro su 50 milioni stanziati dal 2013 al 2015 per la realizzazione dei punti di ricarica. La stessa Corte raccomanda poi al Ministero dei Trasporti di “accelerare al massimo” sulla realizzazione delle colonnine per la ricarica e di puntare sulle centraline di tipo “fast”, monitorando l’avanzamento dei progetti avviati. Al ministro interrogato ho quindi chiesto quale sia lo stato delle cose e se non intenda, per quanto di sua competenza, implementare lo sviluppo della mobilità elettrica aumentando l’infrastruttura di ricarica a disposizione degli utenti». Dopo ben sei mesi, un primo cenno concreto è arrivato invece dal Cipe.