BreBeMi: Lupi non smentisce utilizzo di fondi pubblici per l’autostrada senza traffico

Pellegrino (Sel): ai cittadini sottratti denaro e terreni: il bluff delle opere pubbliche

[6 marzo 2015]

Secondo Serena Pellegrino, capogruppo Sinistra ecologia e libertà in Commissione ambiente della  Camera, «La Brebemi, inaugurata in pompa magna l’estate scorsa dal premier Renzi come la prima autostrada realizzata interamente con finanziamenti privati, oltre a dimostrarsi totalmente inutile perché sottoutilizzata, in realtà avrebbe usufruito, nell’ultima legge di stabilità. di un finanziamento pubblico di 300 milioni e potrebbe ottenere la possibilità di una erogazione diretta di risorse pubbliche da parte del Cipe».

La Pellegrino aveva rivolto, insieme a Filiberto Zaratti, Daniele Farina e Franco Bord, un question time al ministro Lupi per sapere se è vero che la Brebemi abbia usufruito o meno di questo enorme finanziamento pubblico e dice: «Il ministro Lupi non ha negato questa possibilità e ha dichiarato che il ministero valuterà tutte le istanze che perverranno alla sua attenzione per procedere poi alla ripartizione del fondo a disposizione per  l’interconnessione di tratte autostradali.  Così il governo beffa i cittadini per ben due volte: sottrae denaro pubblico da regalare ai concessionari privati per la costruzione di opere inutili con l’alibi dei posti di lavoro che  invece potrebbero essere utilizzati per il risanamento della opere esistenti e la messa in sicurezza di un territorio che fa acqua da tutte le parti».

Ecco il botta e risposta tra i deputati di Sel e il Ministro Lupi

 

Interrogazione a risposta immediata in commissione –  4 marzo 2015

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.Per sapere – premesso che:

in data 31 dicembre 2014 il Fatto Quotidiano.it ha pubblicato un articolo dal titolo: Brebemi, in legge di Stabilità 300 milioni per l’autostrada «senza soldi pubblici» ove si legge: «Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi non aveva voluto confermare le indiscrezioni sull’intenzione di concedere un aiutino alla A35, il cui piano economico finanziario è a rischio a causa dei transiti molto inferiori alle attese. Nel testo della manovra è spuntato però un “fondo per la realizzazione di opere di interconnessione di tratte autostradali” I soldi pubblici che a metà dicembre il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi diceva di “non sapere” se sarebbero stati stanziati per l’autostrada Brebemi alla fine sono spuntati. Come ha rilevato L’Eco di Bergamo, nella legge di stabilità 2015 al comma 299 è disposta l’istituzione di un fondo da 300 milioni complessivi (20 all’anno dal 2017 al 2013) per la “realizzazione di opere di interconnessione di tratte autostradali per le quali è necessario un concorso finanziario per assicurare l’equilibrio del Piano economico e finanziario”. Esattamente la situazione della A35, inaugurata in pompa magna l’estate scorsa dal premier Matteo Renzi ma le cui sei corsie restano ampiamente sottoutilizzate. Con il risultato che i mancati introiti da pedaggi, uniti a costi di costruzione più alti del previsto, mettono a rischio la sostenibilità dell’opera di cui sono soci Gavio e Intesa Sanpaolo. Di qui la necessità di un “aiutino” pubblico, nonostante, appunto, solo poche settimane fa Lupi sí sia rifiutato di confermare l’ipotesi e abbia ricordato che i vertici della Brebemi avevano spesso sottolineato di aver costruito la prima autostrada “senza soldi pubblici”. Affermazione di per sé lontana dal vero, considerato che a finanziarla sono state in gran parte la Cassa depositi e prestiti, controllata all’80 per cento dal Tesoro, e la Banca europea degli investimenti. Peraltro al ministro aveva subito replicato a muso duro Roberto Maroni, secondo il quale in caso di mancato intervento il governo avrebbe dovuto “assumersi la responsabilità delle conseguenze”. Semplicemente, aveva fatto presente il governatore della Lombardia, bisogna decidere “se questa opera resta o chiude”. Ora la palla è nelle mani di Lupi. Nel testo della manovra si legge infatti che “alla ripartizione delle risorse” stanziate “si provvede con delibera del CIPE su proposta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.»;  la legge di stabilità 2015, tra le altre disposizioni, infatti, ha previsto l’istituzione di un «Fondo» presso lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con una dotazione di 20 milioni di euro annui per il periodo dal 2017-2031, prioritariamente finalizzato alla realizzazione di opere di interconnessione di tratte autostradali per le quali è necessario un concorso finanziario per assicurare l’equilibrio del Piano economico finanziario;  un articolo del settimanale «L’Espresso del 5 gennaio 2015, a firma di Michele Sasso, dal titolo «Brebemi, l’autostrada amica di Renzi e Maroni», ricorda come la Brebemi si sia rivelata «un clamoroso flop: sbagliati clamorosamente le previsioni per i flussi di traffico. Servirebbero 60 mila veicoli al giorno, non si arriva e 20 mila. E poi ci sono i costi di costruzione lievitati a dismisura in 18 anni per vedere sei corsie in mezzo ai campi. Risultato? Per metterci una pezza si batte cassa con il Governo». Da qui le risorse stanziate nella legge di stabilità 2015. Risorse stanziate, secondo gli interroganti, in contrasto con la volontà del Parlamento, dato che la Commissione ambiente ha chiesto di monitorare l’operazione affinché i costi dell’autostrada non gravassero sulle casse dello Stato;  va peraltro evidenziato, come fino a maggio 2015, gli utenti Telepass che percorreranno l’autostrada Brescia-Milano hanno diritto a una riduzione del 15 per cento sul costo del pedaggio. Come ricorda il mensile «Altreconomia» ai mancati introiti da pedaggio (il 15 per cento di sconto accordato agli utenti Telepass per cinque mesi del 2015) corrisponde anche un disequilibrio nel piano finanziario dell’opera, la cui situazione economica era già in difficoltà. Ci si domanda chi paga alla fine, lo sconto di Brebemi –:
se corrisponda il vero che lo stanziamento di cui in premessa, raggiungendo la considerevole cifra complessiva di 300 milioni di euro, sia stato voluto per la Brebemi, come peraltro si evincerebbe dalla stampa nazionale e locale e in tal caso come sia possibile, trattandosi di un’opera che doveva essere originariamente a totale finanziamento privato, che venga addirittura prevista la possibilità di una erogazione diretta di risorse pubbliche da parte del CIPE. (5-04904)

 

Risposta scritta pubblicata Giovedì 5 marzo 2015 nell’allegato al bollettino in Commissione VIII (Ambiente)

La Convenzione unica tra Cal spa e Brebemi spa – sottoscritta in data 1 agosto 2007 e approvata dal CIPE con delibera n. 109/2007, approvata con decreto interministeriale MIT/MEF del 23 gennaio 2008 n. 1667 e registrata dalla Corte dei Conti in data 31 gennaio 2008 – prevedeva un costo dell’investimento complessivo al netto del ribasso di asta di euro 1.204.553.000,00.  A seguito dell’approvazione del progetto definitivo da parte del CIPE avvenuto con delibera n. 42 del 26 giugno 2009, è stato sottoscritto apposito Atto aggiuntivo (approvato con decreto interministeriale MIT/MEF e registrato in data 11 novembre 2010 dalla Corte dei conti). Il costo dell’investimento è stato aggiornato a complessivi euro 1.611.300.247,00 (al netto del ribasso d’asta) con conseguente aggiornamento del PEF che non prevedeva apporto di contributi pubblici in quanto a totale carico dei privati. Gli incrementi di costo registrati rispetto al progetto preliminare sono derivati principalmente dalle seguenti circostanze:  a) affrancamento tra il collegamento autostradale e la linea AV/AC Milano Verona; b) prescrizione/richieste della Commissione speciale VIA;  c) prescrizione/richieste della Regione Lombardia; d) maggiori oneri derivanti dall’aggiornamento normativo e dei costi dei materiali di costruzione. Tale piano finanziario è stato approvato con il 2o atto aggiuntivo approvato, con decreto interministeriale MIT/MEF n. 81 del 6 marzo 2012 e registrato dalla Corte dei conti in data 7 maggio 2012. La convenzione originaria integrata dai successivi atti aggiuntivi prevede la possibilità di procedere alla revisione del PEF, in attuazione di quanto disciplinato dall’articolo 143, comma 8, del codice appalti, al fine di assicurare la permanenza dell’equilibrio economico finanziario mediante la rideterminazione delle nuove condizioni di equilibrio da attuare, anche tramite la proroga del termine di scadenza delle concessioni.
Durante i primi mesi del 2014, il concessionario ha presentato, ai sensi della convenzione unica e dei successivi atti aggiuntivi, l’attivazione della procedura di revisione del PEF, asserendo la sussistenza dei presupposti e ragioni che determinano una evidente alterazione dell’equilibrio del piano economico finanziario rappresentati essenzialmente dalla diminuzione del volume di traffico, dall’aumento dei costi del finanziamento e dai maggiori oneri espropriativi. La diminuzione del traffico, dovuta oltre che da un contesto macro economico negativo che ha riguardato il contesto internazionale, è altresì ascrivibile alla mancata realizzazione della interconnessione con il sistema autostradale esistente, il quale doveva essere realizzato a carico di altro concessionario (in particolare risulta mancante il collegamento della A35 con la A4).
Ciò posto, alla luce delle condizioni contrattuali esistenti e al fine di assicurare certezza non solo nei confronti dei soggetti finanziatori in relazione al quadro regolatorio ma anche ai soggetti investitori internazionali, le ipotesi solutorie dovranno essere valutate in sede di pianificazione economica nel rispetto e in aderenza a quanto previsto dal quadro regolatorio di riferimento. Quanto all’utilizzo dell’articolo 1, comma 299, della legge n. 190/2014, si evidenzia che il fondo istituito nella stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è finalizzato prioritariamente alla realizzazione di opere di interconnessione di tratte autostradali per le quali è necessario un concorso finanziario per assicurare l’equilibrio del PEF, e che pertanto potranno accedervi le concessionarie che dovessero trovarsi in tale situazione; il legislatore, rivolgendosi in termini di generalità alle concessionarie, non ne ha preventivamente individuata alcuna.
Per quanto riguarda la ripartizione delle risorse, la legge prevede che, su proposta del MIT, sia adottata un’apposita delibera CIPE per la ripartizione del fondo. A tal riguardo si rappresenta che il MIT valuterà tutte le istanze in termini di ammissibilità e congruità e solo successivamente ed eventualmente provvederà all’inoltro all’Organo competente per la pianificazione economica di settore. Allo stato non risultano pervenute istanze di utilizzo del fondo né da parte di BreBeMi né da parte di altre concessionarie.