Prima edizione dell'Osservatorio Europeo delle Mobilità Ipsos/BCG

Gli italiani passano in media 10 ore e 40 minuti a settimana sui mezzi di trasporto

Studio sulla percezione delle infrastrutture di spostamento nell’Ue

[4 maggio 2017]

Ipsos e BCG pubblicano oggi i risultati della prima indagne “European Mobilities Observatory – The expectations of Europeans in terms of mobility”, realizzato intervistando più di 10.000 europei, di cui 1.000 italiani, che punta anche a rispondere ad alcune domande: Quanto tempo dedicano gli italiani agli spostamenti durante la settimana? Quali sono le modalità di trasporto che utilizzano maggiormente? Come giudicano oggi le loro condizioni di trasporto e le infrastrutture cui hanno accesso? Quali sono le misure scelte dalla stragrande maggioranza per migliorare la propria mobilità nel quotidiano? Come evolverà le loro mobilità nei prossimi 15 anni? E come si posizionano rispetto ad altri paesi europei?

Lamberto Biscarini, senior partner e managing director e responsabile in Europa del settore trasporti e turismo di BCG, spiega che «I cittadini europei sono nel complesso soddisfatti delle singole infrastrutture di mobilità, come le ferrovie, la rete stradale, il sistema di trasporto pubblico; sono invece piuttosto scontenti del livello di interconnessione che esiste tra queste infrastrutture. Infatti, è nel passaggio tra le diverse infrastrutture che si allungano i tempi morti, si aspetta per i collegamenti o si cerca di capire come orientarsi. Il tema è rilevante specialmente per gli italiani, di cui solo il 32% è soddisfatto dei punti di coincidenza tra le diverse modalità di trasporto, contro il 44% della media europea. E’ un po’ come una staffetta: i singoli corridori possono anche correre molto rapidamente una frazione, ma se, al momento del passaggio del testimone, qualcosa non funziona, la prestazione collettiva peggiora. Un grande aiuto può arrivare dalla tecnologia. Gli italiani infatti chiedono un maggiore sviluppo dei servizi digitali che consenta di reperire informazioni più rapidamente sulla disponibilità di trasporto e la possibilità di costruire itinerari di viaggio completi con soluzioni di pagamento integrate. La domanda c’è, serve una programmazione dell’offerta. In Italia restiamo comunque ottimisti sul futuro. Il 76% del campione pensa che, tra 15 anni, potrà viaggiare con veicoli elettrici su lunghe distanze senza problemi di autonomia, contro il 73% della media europea».

Secondo l’indagine qualche problema ce lo abbiamo: gli italiani sono ancora più insoddisfatti della media europea per quanto riguarda la scorrevolezza del traffico nelle ore di punta (62% contro 58%). «Di fronte a questi problemi di scorrevolezza del traffico – sottolinea l’indagine – gli italiani sono gli europei più critici per quanto riguarda l’intermodalità dei mezzi di trasportoSolo il 32% è soddisfatto dei punti di coincidenza tra le diverse modalità di trasporto (contro il 44% per la media europea). Sono inoltre i più critici in merito alla rete di trasporti pubblici urbani (35% contro 45%)».

Inoltre, gli italiani, dal lunedì al venerdì, dedicano in media 10 ore e 40 minuti agli spostamenti, ben un’ora e 5 minuti in più rispetto alla media degli europei (9 ore e 35 minuti). Sono anche gli europei che dedicano più tempo agli spostamenti, superati solo dai greci (13 ore e 2 minuti).

Lo studio spiega dove passano soprattutto questo tempo gli europei e ancora di più gli italiani: «L’automobile è il mezzo di trasporto imprescindibile e ciò per la quasi totalità dei tragitti quotidiani: che si tratti di recarsi sul luogo di lavoro o di studio (69% contro 61% della media europea), andare a fare la spesa alimentare “grossa” (86% contro 73%) o accompagnare i bambini a svolgere le loro attività quotidiane (64% contro 56%). Gli italiani sono tuttavia, insieme ai greci, quelli che utilizzano maggiormente un due ruote motorizzato per spostarsi (il 6% lo utilizza per recarsi sul luogo di lavoro o di studio, contro appena l’1% degli slovacchi, ad esempio). Questa supremazia dei mezzi di trasporto motorizzati (ancora più forte in Italia rispetto alla media dei paesi europei) è dovuta in particolare al fatto che, per il 43% degli italiani (contro il 35% della media europea), è difficile utilizzare i mezzi pubblici nelle vicinanze di casa propria. In Italia, i tre principali motivi per cui non si utilizzano più spesso i mezzi pubblici sono gli stessi citati dalla media degli europei: la loro frequenza di transito troppo bassa (46%), destinazioni non adeguatamente servite dai mezzi pubblici (39%) o, ancora, un’eccessiva durata del tragitto (31%)».

La maggoranza degli europei, pensa che le amministrazioni pubbliche non investano a sufficienza nelle infrastrutture di trasporto nelle zone in cui vivono. Per gli italiani, «Gli investimenti che scarseggiano maggiormente riguardano l’accompagnamento delle nuove mobilità (il 77% giudica gli investimenti insufficienti per quanto riguarda lo sviluppo delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici, contro il 74% della media). Sono tuttavia gli europei più critici relativamente al livello di investimento in materia di punti di coincidenza tra diverse modalità di trasporto (il 72% giudica gli investimenti in materia insufficienti, contro il 61% della media europea) e in favore della rete di trasporti pubblici urbani (72% contro 60%). Considerano massicciamente che tutte le iniziative volte a favorire l’intermodalità consentirebbero loro di spostarsi più facilmente nella loro quotidianità, in particolare il titolo di viaggio unico (74%), autostazioni collegate in modo migliore ai trasporti pubblici (76%) o, ancora, piazzole riservate all’ingresso delle autostrade dove lasciare la propria auto e prendere un altro mezzo di trasporto su autostrada o superstrada (62%). Anche lo sviluppo dei servizi digitali è considerato prioritario dagli italiani per consentire loro di spostarsi più facilmente, ovvero una migliore informazione sull’offerta di trasporti pubblici disponibili nelle vicinanze di casa propria (71%) e le offerte di carpooling e car sharing disponibili (60%), itinerari completi con possibilità di associare più mezzi di trasporto (69%), o ancora soluzioni di pagamento tramite smartphone (60%)».

Gli italiani sono però gli europei che si dichiarano maggiormente disposti a modificare i loro  comportamenti se venissero effettuati gli investimenti necessari: «Il 75% sarebbe pronto a utilizzare più spesso i mezzi pubblici (contro il 72% in media) e il 73% a utilizzare meno spesso la propria vettura privata (contro il 66% della media). Solo i portoghesi (77%) e i greci (85%) si dimostrano ancora più disposti a cambiare abitudini a questo proposito. In compenso, gli italiani non si dimostrano molto più interessati della media alla possibilità di avvalersi di carpooling o car sharing: il 45% è pronto a utilizzarli di più (contro il 44% della media europea). Per la stragrande maggioranza degli italiani, così come degli europei, questi investimenti migliorerebbero la propria qualità della vita (lo pensa l’84% degli italiani, una percentuale identica alla media europea), consentirebbero loro di risparmiare tempo (76% contro l’80% della media) e avrebbero un impatto positivo sul proprio benessere professionale (78%, una percentuale identica alla media)».

Gli italiani sono ancora più convinti della media europea che le innovazioni nei veicoli e le nuove tecnologie trasformeranno i loro spostamenti: «Pensano che, tra 15 anni, potranno viaggiare con veicoli elettrici su lunghe distanze senza problemi di autonomia (76% contro il 73% della media europea), che lasceranno la loro auto all’ingresso della città e utilizzeranno soltanto mezzi pubblici accessibili dal punto in cui hanno parcheggiato la vettura (75% contro 70%), che i veicoli non emetteranno più gas a effetto serra (70% contro 68%). Sono inoltre perlopiù convinti che potranno viaggiare senza rischi di incidenti o guasti grazie alle nuove tecnologie digitali (62% contro 57%), che le auto elettriche si ricaricheranno durante il transito (67% contro 55%) o, ancora, che sarà possibile viaggiare con vetture autonome su corsie riservate (58% contro 52%), anche su tutte le strade (51% contro 46%). Per la stragrande maggioranza di loro, non vi è alcun dubbio: queste innovazioni avranno conseguenze positive sulla loro quotidianità (lo pensa l’81% degli italiani contro il 77% della media europea»-

L’autore dello studio, Sylvain Duranton, senior partner e managing director di BCG, conclude: «Da decenni, non si verificano cambiamenti importanti in materia di mobilità. Oggi, gli europei sono complessivamente soddisfatti delle loro infrastrutture ma deplorano la mancanza di scorrevolezza. Le nuove tecnologie consentiranno l’instaurazione di nuove abitudini. È una priorità fondamentale della politica pubblica».

Dominique Levy, direttrice generale di Ipsos France, conclude: «La mobilità è uno dei rari argomenti su cui gli europei esprimono al contempo forti aspettative e speranze reali per il futuro. Oggi, desiderano poter disporre di una mobilità a scelta, più libera, giocando sull’intermodalità e utilizzando servizi digitali di supporto. Per il domani, pensano che le rivoluzioni tecnologiche in corso miglioreranno profondamente non solo le loro modalità di spostamento, ma anche il loro livello di benessere. Molti predicono che queste evoluzioni contribuiranno a rivoluzionare il loro modo di vivere a medio termine».