Il governo spinge per la Tav, ma dà 250 milioni di euro all’autotrasporto stradale

[20 gennaio 2015]

La Tav Torino-Lione non è più, per il momento, in cima alla lista delle preoccupazioni inerenti quelle opere italiane che oltre che grandi rischiano seriamente di essere inutili (oltre che un grande spreco di risorse). La cronaca costringe a guardare altrove, dal crollo del viadotto siciliano alle conseguenti e giustificate perplessità rivolte al mondo degli appalti pubblici in generale. La Tav però non aspetta.

Su iniziativa degli ecologisti francesi, i Verdi europei di entrambi i versanti delle Alpi si sono dunque riuniti in conferenza stampa a Parigi per denunciare assieme come il progetto ferroviario Lione-Torino (la Tav, per l’appunto), sia  un costoso e inutile problema di portata europea.

«Dopo anni d’impegno da parte dei Verdi italiani, ora anche gli ecologisti dall’altro lato delle Alpi si sono dichiarati apertamente contrari ai lavori del tunnel della Valsusa. – dichiara Monica Frassoni, co-Presidente del Partito Verde Europe e coordinatrice di Green Italia – Il necessario potenziamento delle ferrovie non significa scavare tunnel e buchi, ma investire nel potenziamento tecnologico di reti e nodi già esistenti e lavorare su politiche che incentivino il trasporto internazionale delle merci su rotaia. Al contrario, in Italia il Governo continua a sostenere l’autotrasporto su strada con incentivi reali (250mln di euro per il 2015, nella Legge di stabilità 2015) e così il traffico merci su ferrovia è in costante diminuzione».

Nonostante la redditività socio-economica del progetto Tav Lione-Torino sia stata fortemente contestata sia dalla Corte dei conti francese, sia da numerosi studi italiani, il governo francese e quello italiano – insieme alla Commissione Ue – hanno tenuto sempre la barra dritta sui propositi iniziali. Quello che si pone è dunque un problema di sostenibilità ambientale, ma anche economica.

«Il finanziamento da parte dell’UE del 40% del progetto, inoltre, – continua Frassoni – non è garantito come si cerca di far credere: il bilancio dell’Unione Europea per le grandi infrastrutture è limitato e il progetto dovrà essere presentato entro il 27 febbraio secondo criteri ambientali e trasportistici molto più stringenti che in passato».