Dal 2002 al 2016 i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade

Incidente di Bologna, Legambiente: la maggior parte delle scorte di materiale infiammabile viaggia su gomma

Il trasporto su gomma tra i maggiori responsabili delle molte vittime degli incidenti stradali e dell’inquinamento atmosferico

[7 agosto 2018]

All’indomani del terribile incidente sul raccordo autostradale di Bologna, Legambiente torna a denunciare che  «Nella nostra Penisola la maggior parte delle scorte di materiale infiammabile come benzina, diesel o Gpl viaggia su gomma» e denuncia che «Il trasporto su gomma è la modalità più diffusa di spostamento, sia delle merci che delle persone. E’  anche uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento dell’aria e ogni anno sono oltre 2mila le persone che muoiono in incidenti stradali. Eppure, dal 2002 al 2016 i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Quanto è stato finanziato per le reti metropolitane e per le opere ferroviarie è invece poca cosa, il primo non raggiunge il 13% degli stanziamenti per opere infrastrutturali, al secondo invece è andato un po’ di più, il 27% degli investimenti totali».
Secondo l’associazione ambientalista, «Un Paese lungimirante deve pensare a un progetto di miglioramento per il ridurre il trasporto delle merci su gomma, spostandolo ad esempio su treni e navi, garantendo più controlli e sicurezza, incentivando gli spostamenti su ferro come sta avvenendo in altri Paesi e promuovendo, allo stesso tempo, l’alternativa della mobilità elettrica. Deve, anche, saper guardare alle città, perché è qui che vive larga parte della popolazione italiana e i due terzi degli spostamenti delle persone avvengono in ambiti urbani. Oggi l’unica risposta davvero praticabile per risolvere i problemi della mobilità in Italia, è quella di rendere il trasporto pubblico davvero competitivo dando la priorità degli investimenti alle città, per ridurre l’inquinamento e rendere i centri urbani più vivibili e sostenibili».

Il vicepresidente nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini, sottolinea: «Il governo abbia il coraggio di fare scelte ardite, perché le vere grandi opere infrastrutturali di cui il Paese ha bisogno sono quelle che riguardano in primis il settore dei trasporti sostenibili e le città, dove per altro vive la gran parte della popolazione italiana e dove i due terzi degli spostamenti delle persone avvengono in ambiti urbani. Ed è qui che si registra il ritardo più grave, perché basti ricordare che la somma di tutte le linee metropolitane delle città italiane è inferiore a quella di Londra o Madrid. Occorrono nuove linee metropolitane e tram nelle grandi città e soprattutto è importante incentivare il trasporto regionale ferroviario soprattutto al Sud, dove al momento si vivono i disagi maggiori investendo in progetti che permettano di ridurre i tempi di percorrenza lungo le linee esistenti. E non cerchiamo scuse, le risorse ci sono per cambiare le priorità infrastrutturali in Italia. Nel bilancio dello Stato esistono le risorse per un salto di qualità nel servizio ferroviario. Il problema è semmai di indirizzare le rilevanti risorse presenti in maniera differente rispetto a oggi, ridisegnando con chiari obiettivi le entrate legate ai trasporti (accise, Iva, tariffe autostradali, ecc.) e le voci di spesa (sussidi all’autotrasporto, servizio ferroviario, infrastrutture)».

Il Cigno Verde fa un bilancio di quanto realizzato nella scorsa legislatura, che nel caso delle infrastrutture è frutto di scelte che risalgono alle legislature precedenti, ed evidenzia che «A prevalere sono ancora le infrastrutture stradali: 217 km di autostrade (tra cui ricordiamo la Bre.Be.Mi., il Quadrilatero nelle Marche ed Umbria, parte della Asti-Cuneo), a cui si aggiungono altri 1.825 km di strade nazionali e 2.080 km di rete stradale provinciale e regionale, a fronte di 58,6 chilometri di metropolitane (12,9 km a Milano, 13,7 a Brescia, 1,6 a Genova, 23,4 a Roma, 7 a Catania, con una media di 11,8 l’anno) e 34,5 km di tram (17 km a Palermo, 12,5 a Venezia, 6 a Cagliari). Addirittura le linee ferroviarie ad alta velocità si sono ridotte per una serie di chiusure di linee».

Legambiente conclude: «Se poi si guarda agli ultimi anni, dal 2016 all’inizio del 2018 la ripartizione dei finanziamenti è in parte cambiata, per il superamento della Legge Obiettivo, e prevede un ruolo, ridotto rispetto al passato ma ancora rilevante degli interventi stradali e autostradali, mentre crescono gli interventi previsti sulla rete ferroviaria convenzionale e per le metropolitane e i tram. Ma i numeri sono ancora del tutto inadeguati a recuperare i ritardi ed è qui la sfida che si deve aprire in questa nuova legislatura, dando continuità e risorse a questo cambio di priorità».