La Corte dei conti Ue stronca “Marco Polo”: inefficace nel trasferire le merci dalla strada alle ferrovie

[18 luglio 2013]

Secondo un nuovo rapporto della Corte dei conti europea, «I programmi Marco Polo, finalizzati a creare alternative al trasporto merci su strada, sono stati inefficaci e dovrebbero essere soppressi nella loro forma attuale».  Dal 2003, i programmi Marco Polo I e II hanno finanziato progetti per i servizi di trasporto volti a trasferire il trasporto merci su gomma verso altre modalità, come  le ferrovie, le vie d’acqua interne e il trasporto marittimo a corto raggio. I programmi rientrano nell’obiettivo della politica dei trasporti dell’Ue che punta a sviluppare alternative al trasporto solo su strada delle merci.

L’obiettivo era quello di ridurre il traffico internazionale di merci su strada, migliorando così le prestazioni ambientali del trasporto merci, riducendo la congestione stradale e accrescendo la sicurezza e anche recentemente la Commissione europea aveva sottolineato i benefici economici ed ambientali del progetto. Ma Ville Itälä, che ha presentato la relazione speciale intitolata “I programmi Marco Polo sono stati efficaci nel trasferire il traffico merci su strada verso altre modalità di trasporto?”, è stato impietoso: «In parole semplici, i programmi sono stati inefficaci in quanto non hanno conseguito gli obiettivi che si erano prefissi e hanno avuto scarso impatto nel trasferire il traffico merci dalla strada verso altre modalità di trasporto; inoltre, non vi sono dati per valutare se gli obiettivi della politica siano stati conseguiti, in termini, ad esempio, di benefici per l’ambiente».

la Corte ha valutato se la Commissione Ue «Avesse pianificato i programmi e li stesse gestendo e controllando in modo tale da massimizzarne l’efficacia e se i progetti finanziati fossero efficaci». L’audit si è concentrato soprattutto sul programma, esaminando le valutazioni d’impatto, i risultati delle valutazioni e delle indagini, le valutazioni delle proposte di progetti, la documentazione sul monitoraggio delle convenzioni di sovvenzione stipulate e intervistando i membri del comitato del programma Marco Polo (Mp) riguardo  ai regimi di sostegno nazionali. Un lavoro che è stato integrato da una verifica in loco dei risultati conseguiti da 16 progetti completati che rientrano  nell’azione “trasferimento modale”, 8 per ciascuno dei due programmi: l’Mp I, dal 2003 al 2006, e l’Mp II, dal 2007 al 2013.

L’audit ha rilevato che «I programmi non sono stati efficaci: le realizzazioni non sono state all’altezza degli obiettivi fissati dai responsabili politici dell’Ue e l’impatto ottenuto nel trasferire il trasporto merci su gomma verso altre modalità è stato modesto. Inoltre, non vi sono dati affidabili per valutare i benefici attesi dalla riduzione dell’impatto ambientale del trasporto merci, dalla riduzione della congestione del traffico e dal miglioramento della sicurezza stradale. Non è stato presentato un numero sufficiente di proposte qualitativamente valide in quanto i programmi non erano ben concepiti per le imprese; la rigidità gestionale e le difficoltà di attuazione hanno portato i beneficiari a decidere di non attuare i progetti approvati, di terminarli anticipatamente o cancellare la portata dei servizi finanziati una volta concluso il progetto. Di conseguenza, i risultati dei progetti e la sostenibilità dei servizi di trasporto finanziati sono stati scarsi. Per di più, non vi è certezza sulla quantità, modesta, del traffico su strada che è stata effettivamente trasferita tenendo anche conto dell’effetto inerziale».

La Corte dice che, sebbene nel tempo la Commissione abbia migliorato la gestione quotidiana dei programmi, «Non ha tuttavia valutato in maniera approfondita il potenziale del mercato in rapporto al raggiungimento degli obiettivi dei programmi, non ha preso in considerazione i nuovi sviluppi e non ha adottato per tempo misure correttive per porre rimedio agli evidenti difetti di concezione del programma».

Alla luce di questi deludenti risultati, la Corte raccomanda al Consiglio, al Parlamento europeo e alla Commissione di «Considerare l’eventualità di cessare il finanziamento Ue ai servizi di trasporto merci secondo lo stesso schema dei programmi Marco Polo (processo top-down di incentivazione dell’offerta) che ha causato in particolare le debolezze identificate nella relazione (scarso assorbimento da parte dei mercati, mancanza di elementi probatori per quel che riguarda il conseguimento degli obiettivi, oneri amministrativi eccessivi, sostenibilità limitata ed effetto inerziale) e di subordinare l’eventuale prosecuzione del finanziamento di tali progetti a una valutazione d’impatto ex ante che mostri se, e in che misura, essi producano un valore aggiunto Ue. Ciò richiederebbe una dettagliata analisi di mercato sulla domanda potenziale e di tener conto dell’esperienza e delle pratiche migliori concernenti regimi di sostegno analoghi a livello nazionale. Solo nel caso in cui vi sia una valutazione positiva in merito alla ragionevolezza di un’iniziativa Ue in tale settore, la Corte raccomanda alla Commissione di adottare una serie di iniziative volte a rafforzare la performance dei futuri regimi».