La lungimiranza del Governo Letta: per “coprire” il taglio dell’Imu stop a 300 milioni di investimenti nelle ferrovie

[24 settembre 2013]

Il settore delle ferrovie locali, specialmente nel Sud Italia, è in uno stato di arretratezza tale da ricordare i servizi erogati nei paesi sottosviluppati. L’abbandono di alcune tratte, altre senza manutenzione alla rete rotabile, stazioni serrate, hanno relegato alcune zone del Sud alla marginalità. La conseguenza è stata quella di trasferire l’utenza dalle ferrovie alla gomma: nel migliore dei casi al trasporto collettivo (autobus), o addirittura a quello delle auto private.

Eppure la tanto decantata cura del ferro farebbe bene al Paese sotto il profilo della sostenibilità ambientale, economica ed anche sociale. Questo contesto sinteticamente descritto è noto sostanzialmente a tutti ed è frutto della cecità politica di almeno un ventennio.

Le cose purtroppo non stanno cambiando e anzi il Governo Letta pare voler mettere la ciliegina sulla torta. Tramite il famoso Decreto Legge “estivo” n °102 del 31 agosto 2013, noto per la cancellazione dell’Imu, sono stati tagliati 300 milioni di euro di investimenti per la manutenzione della rete ferroviaria, come misura di copertura finanziaria al provvedimento fortemente voluto da Berlusconi.

L’Associazione Anie/Assifer, che rappresenta l’industria ferroviaria nazionale, a cui aderiscono oltre 100 aziende di grandi, medie e piccole dimensioni, chiede con fermezza all’esecutivo di eliminare tale disposizione in sede di conversione del Decreto in Legge, ciò per garantire le necessarie attività di manutenzione alla rete ferroviaria e sostenere la ripresa del settore. Un provvedimento che è diventato un vessillo politico (il taglio dell’Imu), visto che la coperta è corta, rischia di avere conseguenze ben più gravi dei vantaggi ottenuti.

Infatti il taglio di spesa appare particolarmente preoccupante, in quanto abbatte le risorse destinate alla manutenzione della rete ferroviaria di circa il 30%. Il provvedimento rappresenta inoltre un grave pericolo per la salute del comparto, già in difficoltà: una contrazione degli investimenti di questa portata avrà inevitabilmente ripercussioni importanti nel settore. Sono a rischio di chiusura infatti molte aziende dell’industria ferroviaria, i cui effetti avranno conseguenze in termini occupazionali e sociali per i circa 3.000 addetti e per le loro famiglie.

«Pur comprendendo le finalità di contenimento della spesa e la necessità di copertura della riduzione del peso fiscale sui cittadini – ha dichiarato Maurizio Manfellotto, presidente di Assifer – non possiamo non rilevare che tagliare gli investimenti alle attività di manutenzione della rete ferroviaria significa inevitabilmente un pesante passo indietro nel campo della evoluzione del sistema di trasporto su rotaia italiano, da sempre all’avanguardia nel mondo in termini di affidabilità. La riduzione degli stanziamenti non potrà non pesare anche sul servizio stesso e, dunque, sull’impatto verso i passeggeri. Le ricadute del Decreto Legge in oggetto sono critiche e renderanno necessarie spese ancora più ingenti e rilevanti in futuro per la manutenzione della stessa rete ferroviaria».

Il provvedimento, tra l’altro, è in netta contraddizione con gli intenti espressi nel precedente Decreto Del Fare (Capo III Rilancio delle Infrastrutture – Art. 18 Comma 7), che autorizzava la contrattualizzazione degli interventi per la sicurezza ferroviaria immediatamente cantierabili per l’importo, appunto, di 300 milioni di euro. Secondo Assifer appare del tutto anacronistico promuovere il rilancio della produttività del Sistema Italia accompagnandolo a tagli agli investimenti sulle infrastrutture strategiche per il Paese, come la rete ferroviaria.