Migranti internazionali, i sorprendenti dati dell’Onu: nel 2015 erano 244 milioni

E’ l’India il Paese con più emigranti, seguita da Cina, Bangladesh, Pakistan e Ucraina

[13 gennaio 2016]

migranti esodo

Secondo il nuovo rapporto “Trends in International Migrant Stock: The 2015 Revision” presentato dall’Onu, nel 2015 il numero dei migranti internazionali – cioè «le persone che vivono in un Paese diverso da quello in cui sono nate»  – ha raggiunto i  244 milioni, con un aumento di ben il 41% rispetto al 2000, Tra questi ci sono anche oltre 20 milioni di rifugiati.

Il segretario aggiunto dell’Onu per gli affari economici e sociali, Wu Hongbo, ha sottolineato che «Questa tendenza illustra l’importanza crescente della migrazione internazionale, che è divenuta parte integrante delle nostre economie e delle nostre società. Una migrazione ben gestita apporta benefici importanti ai Paesi di origine e di destinazione e alle loro famiglie». Le nuove statistiche dell’Onu dimostra anche il numero dei migranti internazionali è aumentato più velocemente di quello della popolazione mondiale, raggiungendo il  3,3%  degli esseri umani del pianeta, rispetto al 2,8% del 2000.

L’Onu sottolinea che «Però esistono delle grandi differenze tra le regioni. In Europa, in America del Nord e in Oceania, i migranti internazionali rappresentano almeno il 10% della popolazione totale. Invece, in Africa, in Asia e nell’America latina e nei Caraibi, contano per meno del  2% della popolazione». Ma va ricordato che il rapporto non tiene conto dei rifugiati interni che in alcuni Paesi in via di sviluppo colpiti dalle guerre si contano a centinaia di migliaia.

Se qualche politico xenofobo italiano si prendesse la briga di leggere questo rapporto si renderebbe conto che tutte le convinzioni sulle quali basa la sua propaganda sull’invasione dei migranti in Italia sono sbagliate, a partire dalla reale portata del fenomeno e dall’origine dei migranti. Infatti, l’Onu spiega che «Nel 2015, due migranti internazionali su tre vivevano in Europa o in Asia. Circa la metà dei migranti internazionali del mondo sono nati in Asia. Tra le grandi regioni del mondo, l’America del Nord è terza in termini di accoglienza dei migranti internazionali, seguita dall’Africa, dall’America latina e Caraibi e dall’Oceania. Tra il 2000 e il 2015, l’Asia ha aggiunto più migranti internazionali – 26 milioni – delle altre grandi regioni del mondo».

Ma in numerose aree del mondo le migrazioni avvengono essenzialmente tra Paesi della stessa area geografica. Nel 2015 la maggioranza dei migranti internazionali che vivono in Africa, l’87% del totale, erano originari di un altro Paese di quel Continente. Lo stesso vale per l’82% dei migranti internazionali dell’Asia; per il 66% di quelli dell’America latina e Caraibi e per il 53% di quelli che vivono in Europa.  Invece i migranti internazionali che vengono da altre aree geografiche sono la maggioranza in America del Nord (98%, ma qui molti vengono dall’America centrale e meridionale) e in Oceania (87%).

Nel 2015 I due terzi dei migranti internazionali vivevano in soli 20 Paesi, a iniziare dagli Usa, che ne accolgono il 19% del totale mondiale, seguiti da Germania, Russia, Arabia Saudita, Gran Bretagna, ed Emirati Arabi Uniti.

L’India è il Paese con  la più grande diaspora del mondo, 16 milioni di emigrati all’estero,  seguita dal Messico (12 milioni). Tra gli altri Paesi che hanno il maggior numero di migranti internazionali figurano la Cina, il Bangladesh, il Pakistan e l’Ucraina. Tra i 20 Paesi con più migranti internazionali, 11 sono asiatici,. 6 europei e solo uno in Africa. America latina e Caraibi e America del Nord.

A novembre il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon aveva annunciato una road map per far fronte al fenomeno della migrazione internazionale e, dopo la presentazione delle ultime statistiche, il vice-segretario generale dell’Onu Jan Eliasson, ha detto che «In questi ultimi mesi abbiamo assistito a un dibattito sui rifugiati e i migranti che si è polarizzato. Di fronte a questa situazione, l’Onu deve dire che si tratta prima di tutto di un impegno mondiale».

Eliasson ha fatto notare che «Se la maggioranza dei migranti internazionali vive in Europa e in America del Nord, la maggioranza dei rifugiati vive in Paesi in via di sviluppo, come milioni di afghani in Pakistan e in Iran, milioni di siriani in Libano, in Iraq e in Giordania o ancora il mezzo milione di somali in Kenya. Il Libano, un piccolo Paese di 4 milioni di abitanti, ha visto arrivare sul suo suolo più di un milione di rifugiati, sono quanti quelli dell’Unione europea, che conta più di 500 milioni di abitanti. Questa situazione pone sfortunatamente una sfida sia per quelli che lasciano il loro paese che per coloro che li accolgono». Anche par questo ha invitato la comunità internazionale ad aiutare i Paesi confinanti con la Siria, in particolare per quanto riguarda l’educazione dei bambini dei rifugiati.

Eliasson ha anche evocato il dibattito in corso sul ruolo dei rifugiati e dei migranti in Germania e Svezia, i Paesi europei che si sono dimostrati più disponibili ad accogliere l’ultima ondata migratoria, «Non una situazione nella quale si può dire d’emblée “Bisogna chiudere le porte”, ma piuttosto “E’ una sfida”. Sappiamo che è difficile, ma bisogna cercare di gestirlo correttamente».

Ma il diplomatico svedese ha anche sottolineato gli aspetti positivi della migrazione, citando il denaro inviato nei loro Paesi d’origine dai migranti che lavorano all’estero e l’apporto demografico dei migranti nei Paesi, come l’Italia, a bassa natalità. E wu ha aggiunto: «In Europa,  senza questo saldo migratorio positivo, tra il 2000 e il 2015 la popolazione sarebbe diminuita»