Mobilità sostenibile, per Greenpeace Roma al 13esimo posto tra 13 grandi città europee

Se la capitale vuole migliorare «deve cominciare a proteggere pedoni e ciclisti dal traffico motorizzato, che nella capitale risulta aggressivo e troppo spesso mortale»

[22 maggio 2018]

Utilizzando gli ultimi dati disponibili (2016) provenienti da fonti pubbliche ufficiali o direttamente dalle amministrazioni cittadine, il Wuppertal Institute ha elaborato per conto di Greenpeace il report Living. Moving. Breathing. Ranking of European Cities in Sustainable Transport, dedicato all’analisi della mobilità sostenibile in 13 grandi città d’Europa. Ne emerge una classifica dove Roma spicca in negativo, occupando l’ultima casella disponibile: meglio della nostra capitale fanno (in ordine crescente) Mosca, Londra, Berlino, Budapest, Bruxelles, Parigi, Madrid, Vienna, Zurigo, Oslo, Amsterdam e infine – in prima posizione – Copenaghen.

«Questo studio – argomenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace –evidenzia come la mobilità sia un settore chiave per la salute, l’economia, la vivibilità e la bellezza delle città in cui viviamo; e che una mobilità diversa e migliore non è un’utopia ma una realtà che va costruita con impegno. Ci sono città che, lungi ancora dalla perfezione, hanno trasformato completamente la propria urbanistica e la propria logistica per ridurre drasticamente la mobilità privata fossile. È un obiettivo ormai comune a molti governi locali; la differenza la fa il coraggio con cui lo si persegue e, conseguentemente, gli investimenti che si mettono in campo».

Il pessimo risultato di Roma, riassumono da Greenpeace, è determinato da performance molto negative su alcuni degli indicatori della ricerca, in particolare per quanto attiene la sicurezza stradale e la gestione della mobilità; nonché per il basso livello di utilizzo della bicicletta e i pochi spostamenti a piedi.

Entrando nel merito della sicurezza stradale, durante il 2016 a Roma si sono registrati 25 incidenti mortali che hanno coinvolto ciclisti e 47 che hanno coinvolto pedoni. Nello stesso periodo, ci sono stati 110 incidenti ogni diecimila spostamenti in bici e 133 incidenti ogni diecimila spostamenti a piedi. Roma, in termini di sicurezza stradale, è la città più insicura tra quelle analizzate dalla ricerca del Wuppertal Institute.

La capitale mostra inoltre indirizzi molto deboli di mobility management, che disincentivano poco o affatto l’uso del mezzo privato. Ciò determina anche una mobilità fortemente congestionata, con un incremento di circa il 40 percento dei tempi di spostamento, causato dall’alto numero di automobili presenti sulle strade. Infine, anche se la città ha implementato sistemi di bike e car sharing, la disponibilità di questi servizi è ancora limitata. Anche il trasporto pubblico romano mostra profondi segni di crisi: la risultante di questo “ingorgo” di problemi e criticità è anche un’aria insalubre, soprattutto per quanto riguarda le concentrazioni di biossido di azoto, un gas cancerogeno tipico delle emissioni dei veicoli diesel.

«Se Roma vuole incrementare la mobilità sostenibile – conclude Boraschi – deve cominciare a proteggere pedoni e ciclisti dal traffico motorizzato, che nella capitale risulta aggressivo e troppo spesso mortale. Roma, inoltre, ha l’obiettivo generale di ridurre l’uso privato della macchina implementando sistemi di pedaggio per la mobilità privata. L’esempio dell’Area C di Milano, per restare al contesto italiano, può essere di immediata ispirazione; stessa funzione possono svolgere le esperienze, in tal senso, di Londra e Stoccolma».