Piemonte: «Città libere dai diesel entro il 2025». La sfida di Legambiente

Boom per la sharing mobility ma continua a prevalere l’uso dell’auto privata

[30 maggio 2018]

A Muoviamoci Bene, il Forum per la Mobilità Nuova in Piemonte, iniziativa organizzata a Torino da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta in partnership con OFO, EnerPoint, ABB, EnelX, RWA Consulting, Wetaxi che è stata anche l’occasione per presentare i risultati del progetto Erasmus+ “S.T.R.E.E.T. Sustainable Transport Education for Environment and Tourism”, percorso triennale per la formazione dei Manager della Mobilità e del Turismo Sostenibile, il Cigno Verde piemontese  ha lanciato le sue proposte con gli ingredienti fondamentali per ridisegnare lo spazio pubblico e liberare le città dallo smog:  «Elettrificazione della mobilità privata, sistemi di sharing mobility sempre più articolati e semplici da usare, mobilità collettiva in sede protetta con tempi affidabili e aggiornamenti sugli smartphone, strade e piazze libere dalle auto e quindi sicure per gli spostamenti a piedi e in bicicletta ma anche per ripiantare alberi e creare spazi per una diversa vivibilità urbana».

Presentando il dossier “Muoviamoci Bene Piemonte”, Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ha detto: «Siamo consapevoli che le nostre città potranno tornare a respirare soltanto con una disponibilità al cambiamento di abitudini da parte dei cittadini, un protagonismo del mondo imprenditoriale e il necessario indirizzo della politica – Oggi si moltiplicano i mezzi e i servizi messi a disposizione dalle aziende della green mobility con grande interesse e risposta da parte delle persone, ma sono le istituzioni a seguire con affanno questo dinamismo. Basti pensare che dopo più di 3 anni di gestazione, siamo ancora in attesa che la Regione Piemonte approvi il nuovo “Piano regionale antismog” -vecchio ormai di 18 anni- e che tanti sindaci, anziché continuare a fare la danza della pioggia, recepiscano le seppur limitate misure previste dal protocollo padano antismog».

A 7 mesi dall’entrata in vigore del protocollo sono infatti ancora 6 su 44 i comuni piemontesi inadempienti e tra questi spicca per grandezza Ivrea, ma non hanno ancora adottato specifiche ordinanze neanche Casale Monferrato, Trecate, Caselle Torinese, Volpiano, Mappano. Soltanto Torino, recependo il protocollo interregionale, ha deciso di estendere i provvedimenti antismog anche ai veicoli diesel Euro5 ma non è stata seguita da nessun altro Comune piemontese.

Ma Legambiente sottolinea che «Ii provvedimenti antismog, che continuano ad essere prevalentemente di tipo emergenziale e non strutturali, finora non sono riusciti a scalfire il record di auto per numero di abitanti: il tasso di motorizzazione arriva a 64 auto ogni 100 abitanti a Torino e a 70 a Cuneo e Biella, contro le 17 ogni 100 abitanti di Parigi, le 33 di Londra e le 39 di Berlino».

Se da un lato continua a prevalere l’uso dell’auto personale, dall’altro sempre più popolari ed utilizzate le varie forme di sharing mobility. Secondo la terza rilevazione semestrale dell’Osservatorio sulla Mobilità di Lorien Consulting condotto in collaborazione con Legambiente, «E’ in atto un vero e proprio boom: la conoscenza e l’utilizzo dei vari servizi di car-sharing quasi raddoppia rispetto a solo un anno fa. Al momento però, in media, gli italiani conoscono il nome di poco più di un solo servizio di sharing mobility. Sono infatti ancora molto poco diffusi su tutto il territorio nazionale. Le limitazioni di circolazione nei centri città sono il motivo principale per l’utilizzo dello sharing. Seguono una scelta ecologica ed economica. Ad oggi addirittura il 9% degli utilizzatori dei sistemi di sharing mobility ha rinunciato completamente all’auto privata o si appresta a sostituirla. Al tempo stesso i livelli di mobilità degli italiani sono diventati piuttosto multiformi: in media si utilizzano ben 2,6 mezzi differenti nella stessa settimana. I più multi-modali di tutti sono proprio gli utenti della sharing mobility che utilizzano in media altri 5 mezzi (oltre ai servizi di sharing)».

Andrea Poggio, responsabile nazionale mobilità sostenibile e stili di vita di Legambiente, evidenzia che «Qualsiasi ulteriore riduzione dell’inquinamento obbliga a un salto tecnologico e a cambiamenti importanti negli stili di mobilità: una quota crescente di veicoli a zero emissioni, veicoli elettrici o a idrogeno, generati da fonti rinnovabili. Anche l’Europa dovrebbe introdurre ‘quote obbligatorie’ di mercato di veicoli elettrici, come fanno la Cina, la California e altri dieci stati USA. Legambiente sta chiedendo all’Europa e all’Italia quote progressivamente crescenti di ZEV, sino al 100% dopo il 2030, accompagnate da divieti di circolazione sempre più severi per i veicoli a combustione nei centri città e poi in tutte le aree urbane inquinate».

Per Legambiente lo strumento più interessante e riconosciuto a disposizione delle amministrazioni comunali per rendere sostenibile la mobilità urbana sono i PUMS (Piani Urbani Mobilità Sostenibile), riconosciuti dalle autorità comunitarie per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici in ambito urbano e diventati un obbligo anche in Italia con il decreto del 2017 a firma del Ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Devono adottare il PUMS entro il 5 ottobre 2019 tutte le Città Metropolitane, gli Enti di area vasta e i Comuni singoli e aggregati superiori a 100.000 abitanti. Gli ambientalisti sostengono che «I PUMS sono un’occasione per promuovere soprattutto una mobilità, sia pubblica che privata, attiva (piedi e bici) e con mezzi a zero emissioni (dalla micromobilità all’autobus)». Ma non solo. Come ben spiegato nei diversi contributi presenti nel libro Green Mobility (Edizioni Ambiente, 2018), tra i quali quello di Maria Berrini che ha diretto a Milano la scrittura del nuovo PUMS, «il cambiamento della mobilità nelle città presuppone ed è l’occasione per ridisegnare lo spazio pubblico, strada per strada, piazza dopo piazza, un quartiere alla volta. In modo partecipato e dal basso, ridisegnando lo spazio oggi occupato da parcheggi e carreggiate, per ospitare anche funzioni nuove, destinate alla mobilità (corsie preferenziali, piste ciclabili, zone pedonali, 30 all’ora, mobilità di prossimità), ma anche al drenaggio delle acque, al verde, al turismo (tavolini e ombrelloni), al mercato, alla socialità (dalla panchina al campo di bocce), al gioco (più bambini e meno auto)».

Dovana conclude: «Le amministrazioni locali nei prossimi anni dovranno agevolare con decisione la mobilità dolce, privilegiare veicoli elettrici o ibridi e mettere al bando i diesel con una strategia a tappe ravvicinate per arrivare a città libere dai diesel entro il 2025. Al tempo stesso è necessario un ulteriore impegno da parte della Regione per rilanciare il trasporto ferroviario anche come strumento utile al miglioramento della qualità dell’aria. In tal senso è positivo l’impegno a stanziare maggiori risorse per il trasporto ferroviario e a riattivare a fine 2018 la linea Casale Monferrato-Mortara e a metà 2019 la Casale Monferrato-Vercelli. Servono però tempi certi anche per la riattivazione delle altre linee sospese e per l’ammodernamento e la messa in sicurezza di buona parte della rete ferroviaria regionale. Per questo bisogna con forza dire basta risorse alle autostrade e alle grandi opere inutili come la Torino-Lione e il Terzo Valico e dare invece priorità al trasporto ferroviario locale e al potenziamento di tram e metropolitane nelle città».