Gli ambientalisti: «I pedaggi servano a potenziare la linea ferroviaria esistente»

Raddoppio autostradale del Frejus, Legambiente a Lupi e Chiamparino: «Limite al numero di tir»

[17 novembre 2014]

Mentre scriviamo a Bardonecchia   è in corso la cerimonia in corso a Bardonecchia per la caduta dell’ultimo diaframma del secondo tunnel del Frejus, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale del Cigno Verde, e Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, non sono tra quelli che esultano: «Per un decennio ci hanno voluto far credere che la seconda canna del Frejus servisse a mettere in sicurezza la prima. Oggi è chiaro a tutti che si tratta di un vero e proprio raddoppio del tunnel autostradale che non farà altro che incentivare unicamente il trasporto inquinante su gomma a scapito di quello su rotaia. Una bella contraddizione per chi come il ministro Lupi utilizza strumentalmente ogni giorno il tema dello spostamento delle merci da gomma a rotaia per giustificare opere inutili e dannose come la Tav in Valsusa e il Terzo Valico».

Infatti, come sottolineano gli ambientalisti, l progetto della “seconda canna” nasce una dozzina d’anni fa dopo l’incidente avvenuto al traforo del Monte Bianco, da cui è scaturita una ricognizione sulla sicurezza di tutte le gallerie stradali e autostradali. Ma Legambiente quasi subito denunciò come dietro al progetto di “tunnel di servizio” del Frejus, rischiava di nascondersi  un raddoppio autostradale vero e proprio. Per Legambiente la vicenda del Frejus «è emblematica della politica dei trasporti alpini italiana» e Cogliati Dezza e Dapavo  concludono: «Per ottenere più sicurezza non è necessario nuovo cemento autostradale, né l’alta velocità ferroviaria, ma una vera politica che disincentivi il trasporto delle merci su gomma attraverso leve fiscali e tariffarie. Per questo chiediamo a partire dal Frejus un impegno immediato al Governo e alla Regione affinchè, analogamente a quanto avviene in Svizzera e in Francia, venga previsto per i tir un limite massimo di transiti giornalieri e l’applicazione di un pedaggio che serva al miglioramento della linea ferroviaria esistente e a rafforzare il servizio per i pendolari. Una misura che peraltro è già prevista dal Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi ratificata nel 2012 dal Parlamento italiano».