Con lo Sblocca Italia i treni in Sicilia rimangono su un binario morto

[3 settembre 2014]

Il controverso decreto Sblocca Italia, appena partorito dal governo, ha deluso le aspettative create ad hoc verso un provvedimento che avrebbe dovuto mostrarsi rivoluzionario. Gli indici sono puntati sia sulla scarsità di fondi disponibili che sulla natura delle infrastrutture che si è deciso di alimentare con queste poche risorse. In particolare, la quantità di autostrade rispetto a quella delle linee ferroviarie finanziate risulta critica ai fini del conseguimento di una mobilità più sostenibile.

Si tratta di una scelta che pesa più su alcune che rispetto ad altre. La Sicilia, come evidenzia oggi il commento di Giosuè Malaponti – il presidente del Comitato pendolari siciliani – ne soffre particolarmente. Nello Sblocca Italia è stata inserita solamente l’opera ferroviaria “Messina-Catania-Palermo” per un importo finanziato di 5,25 miliardi ma, riportano i pendolari siciliani, «non riteniamo necessario l’investimento di tale cifra per l’opera faraonica della Palermo-Catania tagliando fuori le altre sette città, quando invece lo stesso importo potrebbe essere spalmato nelle relazioni ferroviarie più importanti per ammodernare e velocizzare l’esistente. Da oltre vent’anni si parla di collegamento ferroviario della Messina-Catania-Siracusa con l’aeroporto di Catania, ma nello Sblocca Italia quest’opera non viene inclusa».

Una storia di inadeguatezza nei rapporti di ascolto delle esigenze del territorio che prosegue da tempo, e che passa dalla tappa importante (e sostanzialmente disattesa) «dell’Accordo di Programma tra Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Regione Sicilia per l’attuazione e il trasferimento delle funzioni e dei compiti di programmazione e amministrazione relativamente ai servizi ferroviari di interesse regionale e locale. Mentre l’Italia da Torino a Salerno sfreccia sui binari dell’alta velocità – commentano i pendolari siciliani – mettendo in questo modo a disposizione di queste grandi città (Torino, Milano, Firenze, Bologna, Roma, Napoli e Salerno) una sorta di metropolitana veloce lunga oltre mille chilometri; la Sicilia, anno dopo anno e treno dopo treno, è stata definitivamente tagliata fuori dal trasporto universale delle Ferrovie dello Stato, creando non pochi disagi ed ulteriori aggravi dei costi all’utenza ferroviaria che è costretta a scendere a Roma per poi proseguire per altre destinazioni, al di fuori di un Sicilia-Milano sulla dorsale tirrenica passando per Genova ed impiega circa 20 ore. L’unica speranza per sovvertire queste sciagurate decisioni, doveva essere una forte presa di posizione da tutte le forze politiche siciliane, di centrodestra e di centrosinistra, affinché si evitassero questi ulteriori e definitivi tagli al trasporto da e per il nord, che ci hanno definitivamente penalizzato».

Negli ultimi anni si sono susseguiti annunci e piani, sfornati dai vari governi, che hanno previsto diversi interventi per il Mezzogiorno, come il Piano per il Sud, il Decreto del Fare e per ultimo lo Sblocca Italia. Ma in questo quadro, quali (e quanti) sono davvero «gli investimenti per i treni dei pendolari e per le infrastrutture ferroviarie per il Sud?». La Sicilia ha bisogno di una risposta.