In Svezia tassa ecologica sui trasporti aerei. Accordo climatico governo – opposizione

La maggioranza della popolazione è d’accordo, la SAS meno e minaccia di andare in Danimarca

[3 aprile 2018]

Dal primo aprile, per minimizzare l’impatto delle emissioni del trasporto aereo sul cambiamento climatico, la Svezia ha introdotto una tassa ecologica sui voli che dipende dalla destinazione: 60 corone (5 euro) per un viaggio interno alla Svezia e all’Unione europea, da 250 (23 euro) a 400 corone (38 euro) per un viaggio a lunga percorrenza. Sono esclusi dal pagamento della tassa solo i bambini fino a 2 anni di età, il personale viaggiante, i viaggiatori che fanno scalo in Svezia senza cambiare aereo e, in alcune occasioni, chi è in trabsito per prendere un altro volo.

Secondo un sondaggio pubblicato il 25 marzo dal giornale Dagens nyheter, il 53% degli svedesi è favorevole alla tassa sui voli aerei. Le forze politiche sono quasi tutte d’accordo sulla tassa imposta dal governo socialdemocratico, all’opposizione solo il Partito di centro ha detto che sarebbe stato meglio obbligare gli aerei a utilizzare una quota di biocarburanti.

La nuova tassa fa comunque parte dell’accordo sul clima sottoscritto nel 2017  tra il Partito socialdemocratico, il Partito dei Verdi, il Partito moderato, il Partito di centro, il Partito liberale e la Democrazia cristiana e per alcune parti dal ​​Partito della Sinistra (che voleva obiettivi ancora più stringenti), che contiene un gran numero di proposte per rafforzare la politica climatica svedese che è già all’avanguardia in Europa.

In Svezia non ci sono tasse dirette sui carburanti ma l’aereo finora era una delle poche modalità di trasporto che non pagava nulla per le sue emissioni (anche il traffico marittimo è in parte esente). Questo ha portato la SAS ad essere una delle dieci compagnie aeree più economiche del mondo: in Svezia i voli interni costavano in media poco più di 7 euro ogni 10 miglia, in Finlandia si arriva a 44 euro. Dal 1990 i viaggiatori svedesi in aereo sulle lunghe distanze sono aumentati del 130%.

La nuova tassa può essere addebitata solo a chi parte da un aeroporto svedese e questo ha portato la compagnia di bandiera svedese SAS a fare la clamorosa minaccia di trasferire le partenze delle sue destinazioni a lunga percorrenza a Copenaghen, la capitale della Danimarca, o da Oslo, la capitale della Norvegia. Come ha annunciato sull’Aftonbladet l’addetto stampa della SAS Fredrik Henriksson,  «Stiamo costantemente controllando la rete delle nostre linee. Voliamo dalla Scandinavia da Stoccolma, Copenaghen e Oslo. Guardiamo dove vola la maggior parte dei passeggeri e dove è più redditizio. Guardiamo le tasse anche quando apriamo nuove linee e, di conseguenza, possiamo mettere linee a lunga percorrenza con partenze da Copenhagen e Oslo».

Ma sarà difficile che la SAS possa “ribellarsi” a un quadro legislativo sul clima voluto da maggioranza e opposizione e che, come ricordava al momento della sua approvazione nel 2017 il premier socialdemocratico Stefan Löfven. «La legge sul clima è storica e rappresenta un cambiamento epocale per la Svezia, così come dobbiamo tenere in ordine il bilancio della nostra casa, dobbiamo anche mettere ordine nella nostra politica in materia di clima: questa è la riforma più importante che farà la nostra generazione di politici per i giovani svedesi, per i nostri figli e nipoti, la Svezia sarà una delle prime nazioni benestanti fossil-free al mondo».

La legge svedese sul clima contiene disposizioni fondamentali per la politica climatica che dovranno attuare i governi svedesi di qualsiasi colore e nella sua proposta di bilancio annuale, il governo deve presentare una revisione delle politiche al Riksdag (il Parlamento) e redigere un piano di azione per il clima per ogni nuova legislatura. Come ha detto Isabella Lövin, ministro per la cooperazione internazionale allo sviluppo e il clima, «Non ci sarà più arbitrarietà nella politica climatica. La grande maggioranza del Riksdag a sostegno della legge quadro consente un approccio a lungo termine e la stabilità, che è esattamente ciò di cui ha bisogno la politica climatica. La transizione presenta enormi opportunità sotto forma di posti di lavoro e di un miglioramento della salute e della competitività».