La classifica di Legambiente redatta nell’ambito della campagna Pendolaria

Treni locali, il calvario dei pendolari: ecco le dieci tratte peggiori d’Italia

«Situazione sempre più difficile per i 3 milioni di cittadini che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare»

[10 dicembre 2013]

I pendolari che viaggiano sui treni, come noto, subiscono molti disagi che stanno tra l’altro aumentando. Tagli del servizio, aumenti del prezzo dei biglietti in diverse regioni, ritardi, sovraffollamento, sono criticità che si rilevano un po’ dappertutto lungo lo stivale, con responsabilità delle ferrovie ma anche di governo e amministrazioni regionali che non hanno investito in attenzione e risorse per i treni locali. Ci sono però Regioni che stanno peggio di altre: in Campania, Veneto, Piemonte e Lazio si registrano i disservizi maggiori almeno secondo Legambiente, che ha presentato la triste classifica nell’ambito della campagna Pendolaria, dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti di chi ogni giorno si sposta in treno.

«Per quei tre milioni di cittadini che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare la situazione diventa ogni giorno più difficile –  ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. Eppure di quella che è una vera e propria emergenza nazionale, la politica non sembra intenzionata a occuparsi. Negli ultimi anni il servizio in larga parte delle Regioni è andato peggiorando per la riduzione delle risorse e l’incertezza sul futuro, per cui i treni sono sempre più affollati, spesso in ritardo e con le solite vecchie carrozze. Per chi si muove in treno ogni giorno la situazione è spesso disperata, con le situazioni peggiori che si vivono in Campania, Veneto, Piemonte, Lazio.
E’ vergognoso – ha aggiunto Zanchini – che gli stanziamenti erogati dalle Regioni per questo servizio siano talmente risibili da non arrivare in media nemmeno allo 0,4% dei bilanci. La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari punta a cambiare questo stato di cose, Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro».

Legambiente ha stilato la classifica delle linee peggiori d’Italia, in base a situazioni oggettive e proteste da parte dei pendolari. Nel dettaglio: la Circumvesuviana è stata definita dall’associazione “un’autentica vergogna italiana”. Dal 2011 al 2013 le corse sono state ridotte del 40% a fronte di oltre 100mila utenti al giorno e nelle stazioni sono state chiuse 22 biglietterie. Problematica anche la sicurezza: il primo agosto scorso si verifica un incidente con automobili a un passaggio a livello, il 18 settembre deraglia un treno che viaggia a velocità troppo elevata.

Altra linea critica è la Roma-Nettuno, una tratta di 52 km di cui 20 a binario unico, carrozze sovraffollate, ritardi cronici e disservizi. In Sicilia la Siracusa-Ragusa-Gela è una linea non elettrificata e a binario unico, dove la media di velocità è di 55 km/h. I tempi di percorrenza dei treni sono simili o addirittura superiori rispetto a quelli di 20 anni fa. Le biglietterie nelle stazioni sono del tutto scomparse, con l’eccezione di Siracusa, Modica e Gela. Otto i treni soppressi nell’ultimo anno. Sulla Potenza-Salerno anche quando i treni non subiscono soppressioni improvvise i ritardi sono all’ordine del giorno, con convogli che non raggiungono i 50 km/h di velocità di media e impiegano 2 ore e mezza per arrivare a destinazione, che si tratti di regionali o di Intercity. Dal prossimo cambio di orario verranno anche soppressi due treni di primo mattino diretti a Salerno. Anche la tratta Campobasso-Isernia-Roma è in parte a binario unico (tra Campobasso e Venafro), motivo di tempi di percorrenza assai lenti che rendono gli spostamenti poco efficienti, oltre a treni in larga parte vecchi. Recentemente è stata chiusa la biglietteria a Isernia e a Campobasso. Ma il problema dei disservizi non riguardo solo le tratte ferroviarie del centro-sud.

Nel rapporto di Legambiente è messo in evidenza come i pendolari piemontesi oltre ad avere subito i maggiori aumenti del costo dei biglietti, hanno visto dal 2010 a oggi cancellare ben 13 linee. Sulla Padova-Belluno-Calalzo gli utenti lamentano un peggioramento della qualità del servizio, con ritardi e soppressioni a sorpresa e senza alternative sostitutive su gomma. La linea è di 155 km che vengono percorsi a circa 50 km/h. «Il disinteresse della Regione Veneto nei confronti dei pendolari ha portato a cancellare ben 8 treni “interregionali” giornalieri su un’altra linea di grande frequentazione, la Venezia e Milano, scomparsi dal nuovo orario che entrerà in vigore il 15 dicembre- ha dichirato Legambiente. La Regione invece di reperire le risorse per mantenere e migliorare il servizio ha deciso di tagliare su questa linea. E così sono scomparsi i treni interregionali e i pendolari saranno costretti a cambiare treno a Verona, perdendo tempo, o a prendere le Frecce, con prezzi ben più cari».

E ancora. Sulla Arquata Scrivia-Genova Brignole, la linea che collega Genova con il Piemonte, fino ad Arquata Scrivia (AL), 46 chilometri su 63 sono a binario unico. Forti disagi anche sulla Mantova-Cremona-Milano, con 10mila pendolari che ogni giorno la percorrono lamentando treni lenti, sovraffollati, vecchi e sporchi. Su 151 km ben 91 sono a semplice binario e vi sono decine di passaggi a livello, per cui da Mantova per Milano  i tempi di percorrenza sono di 2 ore e 10 minuti, mentre da Cremona i tempi sono di un’ora e 10 minuti, esattamente come 40 anni fa. «Il materiale rotabile è tra i più vecchi in circolazione e l’insufficienza del numero delle carrozze costringe spesso i passeggeri a viaggiare in auto. I collegamenti della bassa Lombardia con Milano e con Verona e Brescia dovrebbero essere potenziati proprio per offrire un alternativa a chi oggi è costretto a muoversi su strada».

Infine sulla Bologna-Porretta Terme, gli utenti, almeno 10.000 al giorno con punte di 20.000, denunciano continue soppressioni, quotidiani ritardi, guasti sempre più frequenti. Queste criticità si spiegano abbastanza facilmente, come evidenzierà in dettaglio il rapporto sulla situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia che Legambiente presenterà il 17 dicembre.

«Rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% e le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, non hanno investito ne in termini di risorse ne di attenzioni. Fra il 2011 e il 2013 il taglio ai servizi ferroviari è stati pari al 21% in Abruzzo e Liguria, al 19% in Campania. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti dal 2011 ad oggi è stato in Piemonte con + 47%, mente è stato del 41% in Liguria, del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento», hanno concluso da Legambiente.