Treni e pendolari, la Toscana di Pendolaria 2016 è tra le migliori in Italia

Problemi e potenzialità dei diversi “nodi” ferroviari della Toscana

[24 gennaio 2017]

La Toscana non esce per niente male dal rapporto Pendolaria 2016, presentato oggi da Legambiente a Palermo: «Negli ultimi anni va sottolineato come siano stati costanti anche gli investimenti» e, dato che « nel rinnovo dei treni in circolazione che si vede in maniera lampante la differenza tra le Regioni. La situazione migliore è in Toscana, dove sono già entrati in servizio 60 nuovi treni negli ultimi 2 anni e si punta ad avere il 100% di convogli nuovi entro il 2022». Per quanto riguarda le risorse, La Toscana si distingue insieme a Emilia-Romagna, Lombardia, «Intervenute individuando e anticipando risorse proprie per evitare che avvenissero drastici tagli al servizio a partire dal 2012 e che hanno mantenuto nel tempo una certa continuità negli stanziamenti che si comincia a vedere con l’utilizzo di nuovi treni, un aumento quantitativo su specifiche linee e alcune innovazioni nel servizio. Questi interventi non bastano però a dare un giudizio totalmente positivo, perché le risorse sono comunque inadeguate e ancora più grave politicamente è che in queste tre Regioni, con così tanti pendolari, l’attenzione prioritaria nelle risorse stanziate per i trasporti e nelle priorità va alla realizzazione di strade e autostrade».

Un altro caso positivo della Toscana è il raddoppio della Pistoia-Montecatini Terme-Lucca: «ha stanziato nel 2013 risorse per 35 milioni di euro per opere di velocizzazione ed eliminazione dei passaggi a livello sulla linea, a cui si sono aggiunti circa 8 milioni di euro da parte di RFI. Nel corso del 2015 la Regione ha aggiunto la disponibilità per un importo massimo di 200 milioni».

Pendolaria 2016 evidenzia anche che «In Toscana, grazie alla proroga con Trenitalia fino al 2020, gli investimenti per l’acquisto di nuovo materiale rotabile da parte del gestore saranno più che raddoppiati, portandoli da 81 a 169 milioni per raggiungere l’85% della flotta rinnovata in tempi brevissimi».

Per quanto riguarda le spese regionali aggiuntive per servizi ferroviari, la Toscana è intesta con la Provincia di Bolzano, con finanziamenti sempre costanti: «Si tratta di due realtà che si sono dimostrate più attente di altre nella costanza dei finanziamenti».

Anche per quanto riguarda gli  investimenti per il materiale rotabile, particolarmente importante dal punto di vista dei pendolari perché mette in evidenza i fondi per l’acquisto di nuovi treni, «Da segnalare la costanza della Toscana, che ogni anno stanzia 5 milioni di euro», dice il rapporto. Tra chi ha investito di più in valore assoluto per i servizi aggiuntivi ed il materiale rotabile dei treni pendolari nel periodo 2005-2015, si piazza prima la Lombardia con oltre 800 milioni di euro, seguita dalla  Provincia di Bolzano con 693 milioni di euro e poi dalla Toscana, con oltre 482 milioni di Euro complessivi, di cui 408 per i servizi aggiuntivi

Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, sottolina ea che «La nostra regione è seconda nella classifica della percentuale sui Bilanci Regionali (a Statuto Ordinario) destinata al trasporto locale su ferro. Nelle grandi città serve tuttavia una svolta, e le risorse, in chiave assoluta, sono ancora inadeguate (0,51% del bilancio)».

Pendolaria 2016  fa anche un quadro dei problemi e delle potenzialità dei diversi “nodi” ferroviari della Toscana, eccolo:

Il nodo di Firenze è oggi in una situazione complicata, dal punto di vista delle infrastrutture, perché non si è avuto il coraggio di rinunciare ad una grande opera costosissima come il sottoattraversamento TAV, per una soluzione assai più semplice di superficie, comprensiva di due soli binari in più nello snodo strategico Statuto/SMN e di migliori tecnologie digitali nel frattempo intervenute per l’intermodalità lunga percorrenza/trasporto regionale. Inoltre, da troppo tempo si attendono i lavori di riqualificazione delle stazioni metropolitane nell’area compresa tra Firenze, Prato e Pistoia per implementare una vera e propria rete su ferro dedicata al trasporto pubblico locale. Si tratta di opportunità enormi per i viaggiatori pendolari che, come dimostrato dai risultati del tram che collega a Scandicci (vedi Capitolo 3), sono soltanto in attesa di avere una valida alternativa ai mezzi di trasporto su gomma. I flussi di pendolari su treno dell’intera regione sono in costante aumento, arrivati a 234.000 al giorno sulle ferrovie toscane, mentre il totale dei pendolari dell’area fiorentina secondo Istat ne conta circa 182mila. Innanzitutto occorre migliorare le linee esistenti per rendere competitivo il servizio pendolare, in particolare realizzando il raddoppio della linea Borgo San Lorenzo-Firenze. Proprio sulla linea Faentina, tra Borgo San Lorenzo e Firenze, i problemi lamentati sono numerosi, a partire dalla velocità di percorrenza dei treni, che impiegano addirittura 40 minuti per effettuare un tragitto di pochi chilometri. Si tratta di una linea non elettrificata frequentata da almeno 2.700 pendolari ogni giorno e che ha visto nel tempo crescere la presenza di turisti e di viaggiatori interessati a spostarsi a costi più ridotti rispetto a quelli dell’alta velocità e rappresenta quindi un’infrastruttura strategica che mette in collegamento Firenze e Ravenna. Purtroppo il potenziamento di questa linea non rientra tra le priorità della regione Toscana, per cui al momento non ci sono prospettive di miglioramento.

Peggiorata la situazione sulla Siena-Grosseto dove fino allo scorso anno transitava un solo treno diretto (lentissimo) per senso di marcia nell’orario tra le 7 e le 9 mentre al momento esistono solo autobus sostitutivi o treni con 1 cambio. Questo a causa di una frana nel tratto tra Buonconvento e Monte Antico nel mese di Dicembre. Il servizio dovrebbe comunque ripartire in primavera. Si tratta di una linea non elettrificata e tutta a binario unico che però rappresenta una straordinaria risorsa per il futuro di territori che oggi non hanno alternative per muoversi al trasporto su gomma. Già nel 2014 la stessa tratta fu interessata dalla grave alluvione che colpì le due province e dopo un anno di stop e di lavori la linea venne ripristinata.

Come già segnalato lo scorso anno vanno sottolineati gli interventi previsti per la tratta Empoli-Siena della direttrice per Firenze. Il raddoppio sulla tratta di 11 km tra Empoli e Granaiolo è diventata una priorità anche della Regione oltre che dei pendolari visto l’inserimento dell’intervento nel Piano regionale integrato per mobilità. Questo ha portato ad un’intesa tra la Regione ed RFI che prevede anche il miglioramento dei servizi nelle stazioni, con interventi sulle sale di attesa, sui servizi igienici, maggiore pulizia, spazi per le biglietterie, totem informativi, ciclostazioni ed interventi per favorire lo scambio tra treno e bicicletta. L’intervento, atteso da 30 anni verrà effettuato nel 2018, con un costo di 40 milioni di euro, e permetterà quindi di avere un doppio binario sull’intera linea Firenze-Siena che verranno quindi collegate in un’ora, rispetto alle attuali 1 ora e 30 minuti.

Anche la linea ferroviaria tra Siena e Chiusi meriterebbe un potenziamento o comunque un miglioramento del servizio visti i significativi problemi riscontrati attualmente. Infatti su questa linea alcune delle stazioni sono in disuso, nonostante al tempo stesso esista un’importante potenziale di sviluppo, sia per i pendolari sia sul fronte del turismo. Si tratta di 90 km al momento percorsi in 1 ora e 20 minuti ma che con l’inserimento a fine 2011 di due convogli veloci e moderni ha mostrato come, con corretti investimenti, il potenziale di attrazione di questa linea possa essere sviluppato adeguatamente. In positivo va segnalato l’inserimento di alcuni nuovi convogli diesel Swing con 161 posti a sedere, spazio per le biciclette, due posti per viaggiatori dalla ridotta capacità motoria, aria condizionata e prese elettriche.

Maggiore puntualità negli orari, treni regionali nuovi in aggiunta a quelli attuali e l’ampliamento dei parcheggi auto nelle stazioni sono le principali richieste dei Comitati Pendolari della Valdarno e delle zone limitrofe a Firenze. La maggiore preoccupazione riguarda la linea Direttissima per e da Firenze che ha visto un grande incremento del passaggio di treni a lunga percorrenza con un conseguente spostamento dei treni regionali dei pendolari sulla linea lenta e aumento dei tempi di percorrenza, ma non mancano frequenti cancellazioni e soppressioni dei convogli. I pendolari del Valdarno chiedono controlli puntuali degli ispettori regionali sull’aria condizionata, il cambio di orario di alcuni convogli ed una maggiore puntualità.

Simili problemi si sono venuti a creare nella zona ad Ovest di Firenze, per tutti i pendolari di Prato e Pistoia che si dirigono verso Bologna. Gli Intercity rimasti o i Regionali Prato-Bologna non possono garantire una copertura completa negli orari dei pendolari, nonostante in questo caso l’offerta sia migliorata con il nuovo 68 orario invernale, che quindi dovrebbero ricorrere ai treni Alta Velocità con problemi di coincidenze per raggiungere Firenze, e da qui Bologna, ed un notevole aumento dei costi di abbonamento.

Buone notizie provenienti dalla linea Firenze-Pistoia-Lucca-Viareggio con la rimodulazione dell’offerta reso necessario dalla spending review che ha visto però il mantenimento di tutte le stazioni e la soppressione di tre coppie di treni lenti sulla tratta Pistoia-Lucca in fasce orarie non pendolari. Parliamo infatti dell’area tra Firenze, Pistoia, Lucca, Pisa, Livorno dove nel raggio di circa 100 km vive il 40% della popolazione regionale e ove è ora di fondamentale importanza il raddoppio dei binari ad ovest di Pistoia proprio perché i treni provenienti da Lucca sono quelli che provocano ritardi verso Firenze. La Regione si è impegnata ad avviare il raddoppio della tratta Lucca-Pistoia, che permetterà di sanare questa situazione, con un finanziamento di 455 milioni di euro, di cui 220 sono a carico del Governo e 235 della Regione. Di questi ultimi 36 milioni sono già stati attivati per il superamento dei passaggi a livello sulla tratta. In più sempre la Regione investirà 42 milioni per realizzare il raccordo ferroviario del Porto di Livorno.

Un’altra linea che incide nella provincia di Pistoia è la storica Porrettana, ferrovia che negli ultimi vent’anni nella tratta da Porretta Terme a Pistoia è stata oggetto di una politica di graduale dismissione. Questa linea sarebbe al contrario molto utile per i pendolari toscani diretti a Bologna e viceversa perché offrirebbe una valida alternativa alle altre tratte percorse dai treni ad Alta Velocità e a lunga percorrenza. Nel corso del 2014 la linea ha subito un’interruzione totale dovuta ai danni all’infrastruttura provocati da una frana in località Corbezzi. L’intervento di ripristino della linea ha portato alla sua riapertura nel Novembre 2015, come definito dall’intesa raggiunta tra la Regione ed RFI, con le medesime potenzialità funzionali precedenti alla sospensione del traffico ferroviario. Si attende ora un potenziamento consistente dell’offerta che al momento vede solo 6 coppie di treni regionali al giorno.

Una risorsa importante e su cui dovrebbe puntare la Regione è quella del progetto del Tram-treno della Piana. La proposta riguarda l’area vasta Firenze-Prato-Pistoia in cui si potrebbe inserire un sistema integrato di tramvie e linee ferroviarie tra Firenze, Campi Bisenzio e Prato. La prima linea servirebbe l’Aeroporto Vespucci percorrendo il viadotto ferroviario esistente che conduce al Polo Tecnologico Ferroviario di Osmannoro e dirigendosi poi verso Campi Bisenzio per una lunghezza di 6,7 km, oltre a 6,4 km di linea già esistente. La seconda linea si svilupperebbe in parallelo con la Circonvallazione Nord fino al ponte sul Bisenzio, toccando poi il polo scolastico campigiano de “La villa”, l’abitato di Santa Maria a Colonica con l’accesso all’area agricola del “Parco della Piana” e giungendo a Prato per un totale di 7,4 km. Purtroppo a distanza di anni dal lancio del progetto non si hanno notizie di una sua potenziale attuazione.