Mont de La Saxe frana a Courmayeur, e le scienze della terra in tutta Italia

[22 aprile 2014]

L’Italia ha festeggiato nel peggiore dei modi possibili la Giornata della Terra, ovvero con la terra che gli scivola sotto i piedi. Le aree ad elevata criticità idrogeologica, purtroppo ormai lo sappiamo bene, sono il 10% della superficie italiana e coinvolgono l’89% dei comuni, mentre le persone esposte ad un elevato rischio idrogeologico sono almeno 6 milioni e gli edifici a rischio sono circa 1,2 milioni. Ma in questi giorni a preoccupare è in particolar modo la frana di Mont de La Saxe, a Courmayeur (nella foto), dove solo ieri notte 20 mila metri cubi di roccia e pietre si sono staccate dalla montagna e hanno fatto attivare la procedura di emergenza che ha avuto come conseguenza la temporanea chiusura del Traforo del Monte Bianco.

Stamani nella zona è arrivato direttamente Franco Gabrielli, per un sopralluogo. Tra le mete del capo della Protezione Civile c’è anche il cantiere di costruzione del vallo che, una volta in piedi, dovrebbe essere in grado di contenere la frana. Che intanto, però, non si placa.

Se la situazione è ancora sotto controllo, con 80 persone già sfollate, si deve per una volta al buon funzionamento del sistema di sorveglianza che da anni monitora la montagna. «Il fenomeno franoso che interessa il versante occidentale del Mont de La Saxe, dal 2009 è costantemente monitorato con una rete di 4 sistemi distinti e indipendenti, che – informa il comune di Courmayeur – trasmettono i dati sui movimenti della massa in tempo reale ai tecnici della Struttura Attività geologiche dell’Assessorato Regionale Opere Pubbliche. A questi competono l’analisi e l’elaborazione delle informazioni, e conseguentemente la definizione dei diversi scenari, nonché, per ciascuno, sulla base di valori di soglia ben definiti, dello stato di attenzione, vigilanza, preallarme o allarme, che a loro volta, di caso in caso, vengono giudicati come possibili o probabili».

In Valle d’Aosta il 100% dei comuni è a rischio idrogeologico, e un attento monitoraggio è essenziale per provare ad evitare le tragedie che – purtroppo – spesso popolano invece i nostri notiziari. A contraltare di questo dato di fatto, in Italia le scienze geologiche stanno vivendo un lungo e suicida declino.

«Un paese senza scienze della terra non potrà mai programmare un futuro di sicurezza e di rispetto ambientale – commenta oggi amaro Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi – e in Italia è drammatica la situazione della cultura geologica. Nella giornata mondiale della Terra ci si interroga sul futuro del nostro pianeta, da cui dipende non solo la nostra vita, ma anche la sua qualità. Nella fondamentale relazione uomo-terra, appare sempre più necessaria l’azione di coloro i quali, i geologi tra questi, sono in grado di rendere positivo questo rapporto».

Come ricorda infatti il più recente studio Il mercato della geologia in Italia, nel nostro Paese il mondo della geologia guarda oggi con preoccupazione all’evoluzione del proprio mercato di riferimento. Il nostro è uno dei i Paesi europei in cui la professione risulta maggiormente diffusa; infatti, con 26 geologi ogni 100 mila abitanti, l’Italia è al terzo posto in Europa subito dopo Grecia (32,3) e Olanda (30,6) e prima di Germania (25,5), Regno Unito (24,7), Spagna (12,5) e Francia (9,5). Si tratta di un valore di molto superiore alla media europea (19,7) e decisamente superiore anche a quello degli Stati Uniti (20,3). Eppure, se in Europa le frane sono 700mila, di queste ben 500mila si trovano in Italia. Un triste record ch dovremmo ponderare in modo totalmente inverso rispetto a quanto stiamo oggi facendo.

«I geologi contribuiscono in modo fondamentale alla pianificazione ed alla tutela dell’ambiente e del territorio – chiosa Graziano – oltre che al reperimento e all’utilizzo sostenibile delle sue indispensabili risorse naturali, a cominciare dall’acqua, dal suolo, alle risorse minerarie ed energetiche.

Tuttavia, nonostante le prerogative culturali ed il potenziale contributo che le discipline geologiche possono fornire, siamo costretti ancora una volta a lanciare l’allarme per la drammatica situazione della cultura geologica in Italia, caratterizzata da una drastica diminuzione di docenti di Scienze della Terra, dal rischio di estinzione di molti dipartimenti di Geoscienze e da una grave disattenzione per le istanze di sicurezza che provengono dalla comunità geologica. Il ridimensionamento della ricerca scientifica comporta un rallentamento della crescita, se non addirittura, come sta accadendo di questi tempi, un vero e proprio decadimento culturale. Ed allora nell’augurare al nostro pianeta un futuro migliore, vorremmo che crescesse nell’opinione pubblica la consapevolezza che un paese senza scienze della terra non potrà mai programmare un futuro di sicurezza e di rispetto ambientale».

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  • Sopralluogo Mont de La Saxe