Gli Usa ancora secondi, ma la solidarietà è in calo. Cina e India in fondo alla classifica

Il Myanmar è il Paese più generoso del mondo. L’Italia molto meno

«Quando si tratta di gentilezza, la ricchezza non è così importante quanto l’influenza culturale»

[16 agosto 2016]

Volontari

L’Italia è un Paese generoso, come amiamo credere? Sembra di no, almeno a indagare il World Giving Index redatto dalla il Charity Aid Foundation (Caf) negli ultimi 6 anni e che classifica la generosità di 145 nazioni del mondo. Il rapporto fa parte dell’iniziativa Gallup World Poll, che prende in esame le risposte di un campione significativo di persone – di solito un migliaio – di età superiore ai 15 anni chiedendo loro se hanno dato soldi in beneficenza o aiutato un estraneo. L’Italia non solo non c’è mai nella top 10 della classifica generale, ma non è nemmeno nella top 20 delle classifiche di categoria e sprofonda per percentuale di Pil investito in aiuti all’estero: appena lo 0,3%. Altro che aiutiamoli a casa loro.

D’altronde era impossibile che il nostro Paese risalisse la china della generosità mondiale, visti i pregressi: nel 2014 il nostro cattolicissimo Paese era 79esimo, con un indice del 28% e un trend ulteriormente in discesa, risultato identico a quello del poverissimo Afghanistan islamico, con la sua eterna guerra internazionale/tribale/religiosa, e come Senegal e Vietnam.

Come trend siamo in buona compagnia, insieme al Paese più potente del mondo: gli Stati Uniti d’America. A leggere il World Giving Index si capisce forse anche su cosa si basi il successo della politica populista, razzista ed egoistica di Donald Trump. Mentre nel mondo la generosità (dare soldi in beneficenza, aiutare uno sconosciuto) è in aumento, gli Usa – pur restando ad alti livelli – vanno nella direzione opposta: in un anno l’indice di generosità riguardante la beneficenza è sceso dal 68 al 63%  e l’intero Paese è passato dal nono al dodicesimo posto, comunque sideralmente lontano dall’Italia dell’8×1.000 che si considera molto più generosa degli americani.

In cima alla classifica del denaro donato in beneficenza c’è il poverissimo Myanmar appena uscito dalla dittatura militare, dove il 92% delle persone intervistate ha detto di aver donato soldi il mese prima di essere intervistata. Questo è in gran parte dovuto alla pratica buddista del Sangha Dana, che incoraggia le donazioni. Non a caso l’occidentalizzata ma buddista Thailandia è al secondo posto in questa classifica. Il terzo posto va a sorpresa alla cattolicissima Malta e il quarto ancora più a sorpresa alla “egoista” Gran Bretagna della Brexit anti-immigrati.

La pratica religiosa ha svolto sicuramente un ruolo nel balzo in classifica di 65 posti di un altro Paese povero e pieno di problemi: il Kirghizistan – dove il sondaggio è stato realizzato durante il Ramadan – che raggiunge la top 20. La Nuova Zelanda è l’unica new entry nella top 10 del 2015, risalendo dal 13esimo posto del 2014.

Globalmente, le persone intervistate hanno dichiarato di aver dato un po’ meno tempo per il volontariato l’ultimo anno rispetto al 2014. Il Myanmar è di nuovo in testa alla classifica, diventando così il primo Paese in testa a due categorie da quando è iniziato il sondaggio Caf; tuttavia, solo il 50% delle persone fa volontariato rispetto al 92% che dona soldi. Al secondo posto c’è un altro Paese a maggioranza buddista: lo Sri Lanka, mentre la Liberia della guerra civile senza pietà, della miseria e di Ebola entra nella top 10 con un balzo annuo del 12%. Tuttavia, il punteggio della Liberia di 46% è ancora ben al di sotto del suo record del 2011, quando arrivò al 55% di popolazione che praticava il volontariato.

Nella categoria “volontariato” gli Usa sono a un ottimo sesto posto, l’unico Paese ad apparire nella top 10 sia per volontariato sia per aiuti a uno sconosciuto. Nella Cina comunista-turbocapitalista il volontariato è quasi sconosciuto: è penultima in classifica con solo il 4%. Ma la Repubblica popolare cinese di Mao Zedong, che sognava la società di uguali, è sprofondata anche in fondo alla classifica generale. 144esima con il 12%, solo l’1% in più del Paese meno generoso del mondo: il Burundi del genocidio.

Se si passa alla classifica della “disponibilità ad aiutare uno sconosciuto”, mettete da parte tutti i vostri pregiudizi: il Paese più disponibile appare l’Iraq, con il 79% (era già secondo nel 2014). Nonostante le autobombe esplodano ogni giorno nelle città irakene e che ogni sconosciuto potrebbe essere potenzialmente un jihadista assassino, gli irakeni islamici – sunniti o sciiti – confermano un fattore chiave della generosità umana: universalmente la gente risponde al bisogno. Il Caf sottolinea che i conflitti e disordini civili sono spesso associati ad alti livelli di donazioni individuali: «E’ notevole che gli irakeni continuino a mostrare tanta generosità in mezzo alle preoccupazioni per la sicurezza in corso. Anzi, può anche darsi che il recente aumento dell’aiuto a uno sconosciuto sia una risposta al crescente bisogno».

E forse non è un caso che la Liberia si piazzi al secondo posto con il 78% e  che nella top list entrino 4 nuovi paesi che non c’erano nel 2014: la Namibia, il Kuwait, il Malawi e il Sudafrica. Quest’ultimo – dove sono in corso forti proteste sindacali e politiche contro l’ineguaglianza sociale ed economica – con un notevole per un aumento del 9% dal 2014 che fa seguito ad un ancor più sostanzioso +10% dell’anno prima. Sembra l’Africa il continente più disposto ad aiutare gli sconosciuti: il Kenya, al sesto posto, è migliorato ogni anno da quando esiste il World Giving Index.

L’Italia dell’aiutiamoli a casa loro, invece, aiuta poco anche in casa propria e non la troviamo mai nella top 20 di nessuna categoria della classifica Caf.

Nella classifica generale il Myanmar supera gli Usa – che erano primi nel 2014 – soprattutto a causa di una diminuzione degli americani che donano soldi. Terza è la Nuova Zelanda, seguita da Canada, Australia, Gran Bretagna e Olanda che in qualche modo ristabiliscono il predominio dei Paesi ricchi. Ma la Malaysia del capitalismo islamico, che entra nella top 10, e il Kenya, sono tra i Paesi che migliorano di più la performance della generosità  e anche le ricchissime petromonarchie assolute del Bahrain e degli Emirati Arabi Uniti e i poverissimi Guatemala e Kirghizistan entrano nella top 20 per la prima volta, anche se per il Kighizistan il sondaggio è stato fatto durante il Ramadan, cosa che ha distorto i risultati.

Risultati che sembrano buoni, ma che in realtà mostrano nel complesso un mondo più egoista: il numero di persone che hanno fatto donazioni o volontariato, che hanno aiutato uno sconosciuto è diminuito rispetto all’ultimo sondaggio, soprattutto in Cina e in India, i due Paesi più popolosi del pianeta e che sono destinati a dominare l’economia del futuro.

La Charity Aid Foundation ha anche fatto una media dei punteggi della generosità da quando ha iniziato a pubblicare il World Giving Index e fa notare che solo 5 Paesi membri del G20, le più grandi economie del mondo, sono tra i 20 paesi più generosi: Usa, Canada, Australia, Regno Unito e Indonesia. L’Italia galleggia tra l’egoismo e la mediocrità. «Quando si tratta di gentilezza, la ricchezza non è così importante quanto l’influenza culturale – conclude la Caf – La natura individuale di un Paese è fondamentale per portare ad un  comportamento caritatevole, invece che essere guidati esclusivamente dalle condizioni economiche».

Forse, scavando in questo sondaggio sulla generosità mondiale potremmo trovare le radici del nostro “non sono razzista ma…” oppure dello “aiutiamoli a casa loro” detto in un Paese che non aiuta quanto dovrebbe e si è impegnato a fare, di un Paese che si crede generoso senza dimostrarlo, di un Paese che si professa cristiano ma al quale non piacciono i poveri.