Su 30.000 geologi europei la metà sono italiani

Nasce la figura dell’eurogeologo, 70 anni dopo l’ultima eruzione del Vesuvio

In Europa le frane sono 700.000, 500.000 nella sola Italia

[17 marzo 2014]

Secondo Domenico Calcaterra, segretario generale della Federazione Europea dei Geologi, «in Europa le frane sono 700.000. Il Paese con il maggior numero di frane è l’Italia: 500.000. Franano alcuni centri storici, alcuni preziosi beni culturali importanti , alcuni siti di enorme valore ed anche la Capitale non è esente dal dissesto del territorio, eppure il nostro è il Paese europeo con il maggior numero di geologi. Ben 15.000  sui 30.000 europei sono italiani. Con la “nuova” figura dell’eurogeologo i nostri geologi saranno sempre più richiesti. In Europa dei 30.000 geologi  ben 15.000 sono italiani.  Oggi i geologi italiani svolgono nella società contemporanea della nostra Europa un ruolo determinante ai fini del governo di un territorio sicuro».

È questa la principale novità emersa oggi a Roma, durante il convegno europeo “Il contributo dei geologi italiani nella European Federation of Geologists, nel quadro della Direttiva europea sul riconoscimento delle qualifiche professionali”, nel quale i geologi europei si sono confrontati sulla crisi occupazionale e le opportunità di lavoro offerte dall’Europa.

Da quest’anno il Consiglio Nazionale dei Geologi italiani potrà rilasciare autonomamente il titolo di eurogeologo con il quale il professionista potrà operare sul mercato europeo. I geologi italiani potranno essere sempre più richiesti all’estero e non solo in Cina ma proprio in Europa.

il presidente del Consiglio nazionale dei geologi italiano, Gian Vito Graziano, ha aggiunto: «L’Italia denota una grande incapacità nel programmare. Tre le cose da fare: nell’immediato puntare sugli investimenti, nel medio termine fornire la giusta consapevolezza alle persone, e nel lungo periodo pensare a una revisione della normativa C’è da piangere” se si pensa al fatto che in Italia franano alcuni centri storici e preziosi beni culturali tra i più importanti al mondo: da Pompei ad Agrigento, alla Valle dei Templi a Sibari sotto il fango, alcuni siti di enorme valore. E anche la Capitale ha problemi di dissesto. Eppure la prevenzione costa 3-4 volte meno che il dover riparare i danni. Per di più in questo modo perdiamo cultura, turismo, immagine».

Graziano ha ricordato che domani si celebrano i 70 anni dall’ultima eruzione del Vesuvio e ammonisce: «Non è che sia cambiato tantissimo, del rischio vulcanico sembra ci sia meno consapevolezza».

Secondo Calcaterra  qualche cambiamento c’è stato con la nuova perimetrazione della zona rossa intorno al Vesuvio e perché «In Campania si parte con un bando per un finanziamento ad hoc per aiutare i comuni che dovranno avere un Piano pronto entro dicembre 2015. Ma Napoli oltre al Vesuvio ci sono anche i Campi Flegrei, ma che insieme all’Etna sono tra i vulcani meglio monitorati al mondo».