Non solo forconi: con la protesta degli studenti anche la green economy finisce infilzata

[12 dicembre 2013]

Quando il toro nell’arena è ferito tira colpi alla cieca, e oggi è essere stata infilzata durante la protesta degli studenti alla Sapienza di Roma è stata anche la green economy. I ragazzi non imbracciavano forconi, ma col movimento che ne ha fatto una bandiera un elemento in comune ce l’hanno: quel comprensibile sentimento di rabbia motivato dall’impotenza di una crisi sociale (prima che economica e ambientale) che non s’arresta, e che ormai ampi strati di popolazione italiana condivide. Anche quando non scende in piazza.

Ma quando si decide di manifestare un giusto sdegno occorre fare attenzione al bersaglio. Ecco perché è arrivato inaspettato l’assalto portato oggi alla conferenza La Natura dell’Italia, Biodiversità e Aree protette. La green economy per il rilancio del Paese, in corso nell’aula magna della più grande università d’Europa. L’obiettivo principale degli studenti, sia chiaro, si è mostrato essere un altro: l’attacco era rivolto principalmente ai vari ministri che affollavano la sala, mentre il presidente del Consiglio Letta e il capo di Stato Napolitano non erano presenti – contrariamente a quanto in programma –, forse proprio per aver annusato l’aria di contestazione montante. «L’università è di chi la vive, non di chi la distrugge», era uno degli striscioni in campo, a difesa di un’istituzione pubblica da anni in crescente difficoltà.

Ma quali che fossero le intenzioni iniziali degli studenti – tre o quattrocento in tutto –  nel mirino delle parole lanciate insieme alle bombe carta c’è finita la stessa idea di green economy, che dovrebbe rappresentare una speranza per il Paese (e soprattutto per quella fetta d’Italia che oggi anche giustamente protesta). Prima dell’invasione di campo, lo stesso ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha tenuto a precisare che questa che viviamo è «una società ingiusta, e se continuiamo con questo modello di sviluppo l’ingiustizia non potrà che crescere». È quindi sulla green economy che il ministro ha messo l’accento come grimaldello per una svolta nella qualità dello sviluppo italiano, facendo in particolare riferimento alla necessità di un più efficiente utilizzo di materia ed energia nei nostri processi di produzione e consumo. Una prospettiva da ispirar fiducia.

Orlando, nella sua lunga arringa, ha assicurato che ci sarà un forte impegno di tutto il governo sull’ambiente, in particolare all’interno del semestre di presidenza europea. Le buone intenzioni del ministro sono salve, ma nell’opera di grande oratoria che da sempre si crea attorno alla green economy ci sono delle crepe che si fanno sempre più evidenti. A partire dal discorso col quale ieri al Parlamento il presidente Letta ha ottenuto la fiducia per il proprio governo; nel suo elenco di buoni propositi – Impegno 2014 – lo sviluppo sostenibile riveste solo un ruolo marginale. Stamani, solo per rimanere sull’attualità, il ministro dell’Economia Saccomanni ha esordito al tavolo della conferenza sulla green economy ammettendo addirittura di non capirci niente o quasi, d’ambiente. Un’ulteriore testimonianza di come si potrà parlare, con ragione, di green economy quando non ci sarà più il ministro dell’Ambiente ben distinto da quello dell’Economia, ma il ministro dello Sviluppo sostenibile, e quando dunque si cercheranno di governare i flussi di energia e di materia che attraversano l’economia come oggi si fa con i conti delle finanze pubbliche, con un’allocazione delle risorse davvero funzionale allo sviluppo sostenibile.

Si tratta di fratture tra annunci e fatti che non rimangono invisibili, e sulle quali gli studenti si sono fiondati a capofitto, non senza qualche ragione. Ma neanche con proposte. Una ragazza è salita sul palco della conferenza, stamani (nella foto, ndr); non volevano farla parlare, ma davanti alle insistenze dell’assemblea presente gli è stato concesso il microfono. È stato un intervento che ha portato non solo freschezza in sala, ma anche dei buoni argomenti progressisti. Contro l’austerity, i tagli alla ricerca e alla cultura: «Noto che c’è una grandissima frattura tra ciò che avviene fuori e quanto si dice in questa aula magna», ha detto la ragazza, e non aveva torto. Ma dopo aver finito di parlare, quando il ministro Orlando già stava iniziando a rispondere, la ragazza – che ha voluto rimanere anonima – ha fatto un inchino irridente, ha girato i tacchi e semplicemente se n’è andata.

C’è stata in passato una bimba che s’è presentata a parlare all’Onu, davanti ai grandi del mondo, conquistando il cuore degli ambientalisti. Severn Cullis-Suzuki (nel video in basso, ndr), che oggi è un’attivista per l’ambiente, parlò al Summit della Terra di Rio de Janeiro, nel 1992. Strappò grandi applausi e poi scese dal palco. Ma era, appunto, una bimba. Tra adulti non può bastare far dei bei discorsi, limitandosi a contestare anche quando in questo mare magnum di confusione che ruota ormai attorno alla parola green economy tenta di farsi strada qualcosa di positivo, come durante la conferenza di oggi.

Dall’intervento della studentessa dovrebbe però almeno esser definitivamente chiaro che i ragazzi presenti, nonostante le belle parole d’Orlando e altri, vedono nella green economy un trucco del potere per far sì che il capitalismo liberista continui libero la sua corsa, schiacciando il loro e il nostro futuro. Vogliamo credere che non sia così, ma questa è l’interpretazione che arriva a una parte delle nuove generazioni, e si tratta di una frattura che necessita assolutamente di essere sanata. Dov’è quella politica, immaginiamo di sinistra, che vuole assumersi questo compito? Se la green economy oggi è finita infilzata nelle proteste, la colpa non è infatti soltanto di quei ragazzi alla Sapienza.

Videogallery

  • La bambina che zittì il Mondo per 6 minuti (Nazioni Unite 1992)