«Norme salva-Riva sono l’ultima truffa dell’Ilva, Napolitano intervenga»

Della Seta e Ferrante: «Riciclate come emendamento del Governo a un decreto in approvazione al Senato»

[22 luglio 2014]

Secondo Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, di Green Italia,  «Non bastava il decreto salva-Riva, confezionato dal Governo per consentire all’Ilva di Taranto di continuare a produrre senza bisogno di rispettare integralmente le prescrizioni per la messa in sicurezza ambientale e sanitaria dell’impianto. Preoccupato dalla ristrettezza dei tempi parlamentari, l’esecutivo ha riciclato questo stesso testo (d.l. 100) trasformandolo in un emendamento (il 22.0.500 ) al decreto legge 91 che tratta materie completamente diverse e che sta per essere approvato dal Senato. Questa è una vera truffa, e ci auguriamo che il Quirinale, che da tempo ammonisce sui troppi decreti legge utilizzati come provvedimenti omnibus, dica in questo caso una parola di chiarezza».

Per i due esponenti di Green Italia «Il decreto salva-Riva è inaccettabile nel merito, perché  antepone le convenienze  dei padroni dell’Ilva all’interesse pubblico dei cittadini di Taranto da decenni avvelenati impunemente. Impedire ora al Parlamento ora di discuterlo e modificarlo è un atto antidemocratico ed è l’ennesima conferma che questo governo considera il diritto ad un ambiente sano e pulito poco più che una barzelletta».

La cosa appare ancora più grave dopo la sentenza di Milano contro la dirigenza dell’Ilva che Ermete Realacci, presidente PD della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, ha commentato così:«La dura condanna di Fabio Riva e di altri nel processo in corso a Milano sulla presunta truffa allo Stato da parte di Riva Fire, riporta agli onori della cronaca una vicenda, quella dell’Ilva di Taranto, che da tempo merita il massimo dell’attenzione sia da parte dell’opinione pubblica, che da parte delle istituzioni  e della politica. Peraltro sull’Ilva siamo in una situazione di pericoloso stallo. E siamo molto distanti dalla piena applicazione di provvedimenti approvati dal parlamento, che prevedevano azioni parallele sul  fronte  del risanamento ambientale dell’Ilva e della continuità produttiva dell’impianto. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni non è pensabile alcuna soluzione di innovazione e futuro produttivo per l’Ilva se vengono disattesi gli impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare un domani all’impianto: simul stabunt, simul cadent. Per il risanamento dell’Ilva servono inoltre responsabilità e risorse certe disponibili subito, che possono essere reperite, come previsto dalla legge attualmente in vigore la numero 6/2014 sulle emergenze industriali e ambientali, dai beni degli azionisti  e quindi innanzitutto della famiglia Riva. Il provvedimento varato da ultimo dal Governo e attualmente all’esame del Senato appare assolutamente insufficiente, proprio per questo mi auguro che sia adeguatamente rafforzato dal Parlamento».