Novità “green” e continuità fossili dietro i nuovi volti delle aziende statali

[15 aprile 2014]

Il governo ha varato le liste per il rinnovo degli organi sociali di Enel, Eni, Terna, Finmeccanica e Poste Italiane: Marcegaglia e Descalzi, ora rispettivamente presidente e amministratore delegato Eni; Grieco e Starace all’Enel; De Gennaro e Moretti a Finmeccanica; Todini e Caio per Poste Italiane. L’unico vertice aziendale sul quale continua ad aleggiare incertezza è quello di Terna, dove al momento è nota solo la figura del presidente, rivestita da Catia Bastioli. La novità è anche nel taglio degli stipendi dei presidenti con un tetto a 238.000 euro, lo stesso che Moretti fino a pochi giorni fa riteneva inaccettabile, minacciando di andare all’estero.

A Moretti arrivano i saluti senza rimpianto di Giosuè Malaponti, presidente del Comitato pendolari Siciliani: «Finalmente è arrivato il tanto sperato spostamento di Mauro Moretti da ad del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiano. Il premier Renzi ci aveva provato pensando a lui per un posto da ministro, non essendoci stata data questa prima opportunità finalmente cogliamo con molta soddisfazione la nomina di Moretti a Finmeccanica. Di certo ha fatto molto per le Ferrovie, ma a senso unico, investendo tutto nell’alta velocità e trascurando di fatto il trasporto regionale, che vede muovere giornalmente in tutt’Italia oltre tre milioni di pendolari. Moretti non farà i salti di gioia, ma di sicuro siamo noi pendolari a farli. L’unica cosa che chiediamo sia al ministro Lupi che al nuovo ad del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiano è che venga rivisto il piano industriale presentato qualche settimana fa dal precedente ad di Fs».

Secondo Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e Lavori Pubblici della Camera, i cambi al vertice delle società partecipate dallo Stato, e in particolare quelle di Enel e Terna, sono un passi avanti positivo:  «Con le nomine di Francesco Starace e Catia Bastioli è più forte la green economy nel campo dell’energia – dice Realacci – Lo attestano il ruolo avuto da Starace con Enel Green Power nella crescita delle fonti rinnovabili in Italia e nel mondo, e quello di Bastioli con Novamont nella nascita e nello sviluppo della chimica verde. E’ oggi più praticabile un cambiamento nel campo dell’energia a partire dal grande tema della riduzione delle emissioni di CO2. Il nostro Paese può rafforzare il suo ruolo in Europa e nel mondo  puntando su innovazione, ricerca, risparmio energetico, efficienza e fonti rinnovabili. Su un’Italia che fa l’Italia e affronta la crisi con un’idea di futuro».

All’Eni finisce invece l’era Scaroni, iniziata nel 2005, che ha oscillato tra l’amicizia di ferro con Putin e Gheddafi gli inciuci con i regimi arabi e la fedeltà atlantica riemersa con la crisi ucraina, ma Claudio Descalsi, un “oil man” al 100%, come lo definisce il sito del Pd, e l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sembrano nel segno della continuità.

Per quanto riguarda Patrizia Grieco, la nuova presidente Enel era già al vertice di un altro consiglio di amministrazione, quello di Cnh Industrial, scelta da Sergio Marchionne. Francesco Starace – nuovo ad del gruppo – è già da 15 anni in Enel, ma ha anche fatto esperienza con grosse multinazionali all’estero. Per Enel si tratta comunque di un presidente e amministratore delegato fuori dai soliti giochi politici-mediatici.  Come spiega Raffaella Polato, «le loro però sono, finora, carriere costruite totalmente “dentro” le aziende. Grieco, arrivata fino alla guida dell`Olivetti made in Telecom, approda all`Enel con un curriculum tutto “telematica e dintorni”: primi passi in Italtel e Siemens. Starace, transitato da General Electric ad Alstom e dagli Usa all`Arabia Saudita prima di rimpatriare, è l`ingegnere nucleare che si occupava di energie rinnovabili dal top di Enel Green Power. E a lui che la promozione affida il compito più pesante: ridurre il debito e rassicurare le agenzie di rating».

Per Enel potrebbe essere davvero una svolta “green”: solo qualche giorno fa Starace aveva detto, durante il corso di alta formazione politico istituzionale Eunomia Master a Settignano (Firenze), che «dal punto di vista dello sviluppo delle rinnovabili la Toscana, come gran parte dell’Italia, si trova nel futuro. Il nostro Paese in questo momento è inconsapevolmente avanti rispetto a molte parti del mondo: siamo una nazione che per una serie di circostanze si è ritrovata ad anticipare quello che altri paesi affronteranno tra qualche anno. È molto importante utilizzare questo vantaggio a nostro favore in modo intelligente».

Così come la svolta verde sembra assicurata per Terna, il gestore della rete elettrica nazionale. Infatti la Bastioli, amministratore delegato di Novamont, è nota in tutto il mondo per aver depositato 90 brevetti base e 900 brevetti internazionali, compreso quello del Mater-Bi, ormai utilizzato in tutto il mondo come sostituto della plastica nel confezionamento di sacchetti completamente biodegradabili.

Ma è ancora molto, troppo presto per dire che tutti i dubbi sono fugati. Come dichiara a greenreport  Francesco Ferrante, ex-direttore generale di Legambiente e ora esponente di spicco di Green Italia: «Niente rottamazione stavolta, ma piuttosto un mix tra continuismo conservatore e intelligente innovazione. Questo potrebbe essere il giudizio sintetico delle ultime nomine renziane. Senz’altro positiva la pervicace volontà di promuovere donne ai vertici, e sono ottimi segnali aver scelto una campionessa della green economy, come Catia Bastioli, per la presidenza di Terna e l’alfiere delle rinnovabili Starace per sostituire il “fossile” Conti all’Enel. E anche la scelta di chi si è molto impegnato sull’innovazione digitale come Caio per le Poste può far ben sperare. Ma certo che il continuismo scelto per la nomina dell’azienda più grande e importante e l’evidente, e temo irrisolvibile, conflitto di interessi in cui si trova la neo-presidente Marcegaglia, lasciano l’amaro in bocca: un’ennesima occasione persa per una svolta concreta e profonda?».