Sarà lo Stato a gestire i due depositi provvisori delle scorie

Nucleare, in Giappone vincono i cittadini: il tribunale dice no al riavvio della centrale di Ohi

Ma il governo dà il via libera allo scarico in mare dell’acqua radioattiva di Fukushima

[21 maggio 2014]

La Corte distrettuale di Fukui ha ordinato alla Kansai Electric Power Company (Kepco), che gestisce la centrale nucleare di Ohi, nel Giappone centrale, di non riavviare 2 dei suoi reattori, dicendo che le misure di sicurezza messe in atto dalla Kpco sono inadeguate. I reattori 3 e 4 della centrale di Ohi erano stati fermati  a settembre per le ispezioni periodiche, ma i cittadini avevano  intentato una causa chiedendo che i reattori fossero mantenuti offline perché la Kepco avrebbe sottostimato il rischio sismico e perché i reattori non hanno backup cooling systems.

La Kansai Electric Power Company ha ribattuto che la centrale non ha problemi di sicurezza, ma il giudice Hideaki Higuchi  ha dato ragione ai cittadini. Come spiega la radiotelevisione giappionese Nhk, «la sentenza è la prima contro la ripresa delle operazioni in una centrale nucleare dopo l’incidente di Fukushima Daiichi marzo 2011. La decisione potrebbe influenzare procedure di screening realizzate con il regolamento della Nuclear Regulation Authority  del Giappone per stabilire se gli impianti nucleari del paese possono essere riavviati».

In effetti per la potente lobby nucleare appoggiata dal governo di centro-destra  potrebbe essere un pericoloso precedente, visto che cause simili sono state intentate in tutto il Giappone e fino dagli anni ’60 tutti i ricorsi contro gli impianti nucleari erano stati respinti. E’ vero che  dei tribunali avevano accolto la domanda di risarcimenti per la centrale nucleare di Shika, nella Prefettura di Ishikawa, e per  il reattore autofertilizzante Monju, nella prefettura di Fukui, ma le sentenze erano state rovesciate nel grado di giudizio superiore.

Il disastro nucleare di Fukushima Daiichi ha fatto crescere il movimento no-nuke, e in tutto il Giappone attualmente ci sono  circa 30 cause pendenti contro 16 centrali nucleari e altre strutture nucleari, comprese quelle in costruzione o in fase di progettazione.

La  Japan Atomic Power Company (Japco) Non sembra quindi aver scelto il giorno giusto per chiedere il riavvio della sua centrale nucleare Tokaio 2 a nord di Tokyo, nella prefettura di Ibaraki. Ma la Jpco si fa forte del via libera di 11 municipalità, anche se le stesse amministrazioni non hanno approvato i piani di evacuazione in caso di catastrofe nucleare previsti dalle normative post-Fukushima.

L’impianto  nucleare era fermo a causa di un danno ad una turbina e ad una pompa causato proprio dal terremoto(tsunami dell’11 marzo 2011 che ha dato il via alla tragedia nucleare di Fukushima Daiichi.  E’ difficile che la Jpco otterrà il permesso, visto che restano grossi problemi di sicurezza per le attrezzature utilizzate  e che il reattore di  Tokaio 2  risale al 1978 ed è più vecchio di 17 reattori attualmente in fase di revisione in Giappone.

Il milione di persone che vive intorno alla centrale non ne vuol sapere del riavvio del reattore, e anche i municipi tengono i piedi in due scarpe, facendo notare che i controlli di sicurezza e le operazioni di riavvio sono questioni distinte.

Intanto il segretario Capo di Gabinetto del Giappone,  Yoshihide Suga, ha accolto con favore l’inizio dei lavori a Fukushima Daiichi per scaricare in mare le acque sotterranee radioattive accumulatesi sotto la centrale nucleare. Secondo Suga, «questo significa che il tentativo di gestire l’accumulo di grandi quantità di acqua contaminata può ora essere abbandonato per gestire altri problemi. E’ un piccolo passo avanti, ma rappresenta un passo avanti per alleviare l’ansia  dell’opinione pubblica per la gestione della bonifica. Il governo è pienamente consapevole del fatto che i pescatori locali non avevano altra scelta che accettare il rilascio delle acque sotterranee in mare. Il ministero dell’industria  sorveglierà rigorosamente il lavoro per garantire che  i livelli di radioattività nell’acqua non superino gli standard di sicurezza».

Però la Tokyo electric power company (Tepco) che gestisce tra mille intoppi la dismissione del cadavere radioattivo di Fukushima Daiichi,  ha comunicato che «ci vorrà del tempo prima che tutte e 3 le linee del sistema di trattamento delle acque reflue possano riprendere le operazioni». Ieri la Tepco ha fermato la Linea C della Processing Advanced System Liquid  dopo aver scoperto che i livelli di calcio nell’acqua non trattata diminuivano: il calcio ostacola la rimozione delle sostanze radioattive e deve essere eliminato prima che l’acqua venga trattata. Il 17 maggio un altro problema aveva costretto l’utility a fermare la linea A. Secondo la Tepco i filtri  in queste due linee funzionano male. Già a marzo la Linea B era stata chiusa per un calo di performance. La  Tepco  suppone che le parti in plastica dei filtri si siano deteriorati a causa dell’esposizione alle radiazioni e le ha sostituite con componenti fatti con un altro materiale. Linea B dovrbbe essere riavviata il 23 maggio, ma la  Linea A rimarrà ferma fino a metà giugno e Tepco non ha idea di quando si potrà riavviare la Linea C.

In questo caos il  governo del Giappone ha deciso che una società di proprietà dello Stato sarà responsabile dello smaltimento di terreni contaminati e di altre scorie  radioattive  al di fuori prefettura di Fukushima. Il governo prevede di acquistare terreni a Futaba e Okuma, due città della prefettura di Fukushima, per costruirci impianti di stoccaggio provvisori  dove conferire suolo e altri rifiuti radioattivi prodotti dalle operazioni di bonifica  delle aree contaminate dall’incidente nucleare , ma la popolazione locale teme le strutture diventino  siti di smaltimento finale.

Il governo ad aprile ha promesso di  stabilire giuridicamente che lo smaltimento finale deve avvenire al di fuori della prefettura di Fukushima. Ora ha in programma di rivedere la legge per fare in  modo che la the Japan Environmental Safety Corporation (Jesco) possa gestire gli stoccaggi provvisori e realizzare entro 30 anni lo smaltimento finale al di fuori della prefettura di Fukushima. La Jesco attualmente in Giappone tratta i rifiuti contenenti PCB; il governo acquisterà i terreni dove saranno costruite le strutture provvisorie e risarcirà i proprietari che verranno sfrattati e assicura che «saranno inoltre coperti i costi di ricollocamento  delle tombe di famiglia se i proprietari degli immobili  vogliano spostarle». Esponenti governativi hanno detto che spiegheranno i loro piani ai cittadini di Futaba e Okuma  nelle riunioni pubbliche che si terranno a giugno.