Maya Shankar, una ventenne scelta per occupare un ruolo chiave nell’amministrazione Obama

Nudge, la rivoluzione gentile della politica spinge l’America

Il paternalismo libertario utilizza pungoli che possono migliorare le scelte dei cittadini, anche in campo ambientale

[26 agosto 2013]

Può una politica essere sia libertaria che paternalista? Secondo la politica del nudge, sì. I professionisti del campo impastano l’economia con la psicologia e le neuroscienze, partendo dall’assunto che l’uomo della strada non assomiglia per niente a quell’homo oeconomicus che la fa da padrone nei modelli matematici che la fanno da padrone nella teoria economica.

I paternalisti libertari (un ossimoro scelto ad hoc dai profeti del caso, ossia l’economista Richard Thaler e il giurista Cass Sunstein, entrambi made in Usa) sono architetti delle scelte, e partono da una precisa consapevolezza: «Nessun prodotto dell’architettura – si legge nel libro-manifesto Nudge, la spinta gentile – può essere considerato “neutrale”».

«Piccoli dettagli apparentemente insignificanti possono avere una notevole influenza sul comportamento individuale. Una buona regola pratica è ipotizzare che “ogni dettaglio conta”. In molti casi, il potere di questi particolari deriva dal focalizzare l’attenzione degli utenti in una direzione». Come l’acqua, il comportamento umano tende a fluire seguendo il tragitto più facile che gli si presenta davanti. E, dato che non è possibile non presentare nessuna architettura delle scelte – proprio come non è possibile non comunicare, verrebbe da dire –, meglio pensarci su per bene, e favorire quelle scelte adatte a «migliorare il benessere di coloro che scelgono, secondo il giudizio di questi ultimi».

Ad esempio, i cittadini europei, se interrogati considerano da tempo il cambiamento climatico ai vertici delle loro preoccupazioni per il futuro. Eppure, non ci risulta che tali timori si siano cristallizzati in altrettanto forti azioni politiche, anzi. Al momento di recarsi alle urne, i votanti favoriscono sempre i propri interessi di breve periodo, contraddicendo se stessi. Sono questi i paradossi che il paternalismo libertario tenta di sciogliere e, a vedere dall’attenzione che riesce a conquistarsi nel mondo anglosassone, potrebbe anche riuscirci.

Guardiamo all’America, che su questa partita gioca in prima linea. Si sta formando in questi giorni quella che è già stata ribattezzata “l’unità spinta”, ma il suo acronimo è BIT – Behavioural Insight Team, cioè il gruppo alle dipendenze del governo federale americano che alzerà la leva dei nudge, ossia quelle spinte gentili per cambiare abitudini e consumi dei cittadini.

A convincere Obama a dotarsi di uno strumento simile è stato un progetto a firma della poco più che ventenne Maya Shankar, violinista prodigio e brillante frutto di Yale e di un Phd a Stanford, che ha proposto all’amministrazione americana il suo piano per l’applicazione politica delle scienze comportamentali. Shankar è consulente della Casa Bianca per l’ufficio Science & Technology Policy, e ha in mente un piano talmente esteso da coinvolgere una dozzina di dipartimenti e agenzie federali: dal lavoro alla salute, i servizi sociali, l’istruzione, i servizi per i veterani, il tesoro, la sicurezza sociale, gli uffici casa e urbanistica, l’agricoltura.

Quello messo in piedi da Obama segue la scia dell’ufficio adottato da Cameron in Gran Bretagna nel 2010, ma è anche lo sbocco naturale di un lavoro avviato a inizio legislatura. Nei primi tre anni dell’amministrazione Obama, il celebre docente di Harvard Cass Sunstein, coautore del best-seller Nudge, la spinta gentile che ha dato il via a tutto, ha infatti diretto l’ufficio Information and Regulatory Affais del vecchio amico divenuto presidente Usa, dov’era incaricato di analizzare ogni nuovo regolamento o norma prodotto, in termini di costi e benefici.

Secondo Sunstein però, che ha dichiarato di aver percepito un clima politico ostile rispetto a certe sue posizioni, la traduzione in termini di governo delle scienze comportamentali è tutt’altro che scontata. E qui entra in campo la giovane Shankar e il nuovo team, che si occuperà non solo di proseguire il lavoro già avviato ma anche di aumentare i dati disponibili e quindi le sperimentazioni: in una parola “test”.

In questi tre anni il team di Sunstein ha attirato attenzioni internazionali: il Canada, la Francia e il nuovo South Wales in Australia stanno istituendo uffici simili e l’approccio della spinta gentile è stato anche adottato in alcune riforme dell’Arabia Saudita e di Singapore. Alla base del piano ci sono tante discipline e la rigorosa analisi delle sperimentazioni cliniche; l’affidamento ai risultati scientifici è profondo, così come l’obbiettivo di poter cambiare abitudini e comportamenti che sembrano propri della natura umana.

L’unità nudge si presenta a partire dalle responsabilità: «Incoraggiare e supportar le persone a prendere decisioni migliori per se stessi. Tenere in considerazione le applicazioni delle scienze comportamentali nella progettazione politica; promuovere le scienze comportamentali nella politica pubblica e difendere la metodologia scientifica ai fini di una più rigorosa valutazione politica».

Lo Stato-tata però non piace a tutti, specie agli interessi economici e industriali che spingono i consumi in direzioni tutt’altro che sobrie. Ma la spinta mira ad essere “gentile” anche in questa direzione. Le politiche che fanno leva sugli aspetti comportamentali mirano ad essere di facile attuazione e a scavalcare le difficoltà politiche più grosse, come ad esempio quelle di una modifica del diritto.

Del resto, l’ufficio di Cameron vorrebbe fare scuola: prima ancora di cambiare le leggi, il piano di razionalizzazione e delle priorità politiche consentirebbe un risparmio nella spesa pubblica di un miliardo di sterline in 5 anni. Un argomento contro il quale sono in pochi a schierarsi, liberando risorse pubbliche più utilmente impiegabili su altri fronti. Chissà che anche il nostro Bel Paese, prima o poi, qualcuno non riesca a fiutare l’affare.

di Luca Aterini e Cinzia Colosimo