Li affiancherà l’ex premier slovena a capo del progetto “Energy Union”

Nuova Commissione Ue, un architetto all’Ambiente e un nuclearista a Energia e Clima

Due commissari (e mezzo) al di sotto delle competenze e della passione di Potočnik ed Hedegaard

[10 settembre 2014]

Il presidente eletto della Commissione europea, il democristiano Jean-Claude Juncker ha nominato la sua nuova squadra di governo “semplificata” con l’intenzione di affrontare alcune grandi sfide: «Lotta contro la disoccupazione attraverso la creazione di posti di lavoro dignitosi, promozione degli investimenti,, accesso dell’economia reale al credito bancario, realizzazione di un mercato digitale connesso, formulazione di una politica estera credibile ed indipendenza energetica dell’Ue». I componenti della nuova Commissione, se confermati dal necessario voto del Parlamento Ue in ottobre, entreranno in carica il 1 novembre; intanto, però, un programma di governo nel quale l’Ambiente sembra avere scarso rilievo, e gli accorpamenti e le nomine dei due commissari all’Ambiente e all’Energia sembrano purtroppo dimostrarlo.

Nel tritacarne della “semplificazione” sono infatti finiti anche diversi commissari con portafoglio, a cominciare da quello dell’Ambiente che è stato accorpato con quello degli Affari marittimi e della pesca. Una scelta comprensibile, visto che, come si legge in una nota dell’Ue che presenta i nuovi commissari, è stata fatta «al fine di riflettere la doppia logica della crescita “blu” e “verde”. Le politiche in materia di ambiente e di protezione del mare possono e devono giocare un ruolo chiave nella creazione di posti di lavoro, nella salvaguardia delle risorse, nello stimolo alla crescita e nella promozione degli investimenti. La protezione dell’ambiente ed il mantenimento della competitività devono andare di pari pass, perché entrambi sono le leve per uno sviluppo sostenibile».

Tutto (o quasi) bene, ma ancora una volta questo ministero così centrale è stato affidato ad un piccolo Paese e al laburista maltese Kermenu Vella, laureato in architettura, che ha fatto tutta la sua carriera all’interno di un partito e che nel suo minuscolo e cementificato Paese è stato ministro dei Lavori pubblici, dell’industria e del turismo, senza mai interessarsi direttamente di temi ambientali, ma anzi vantando incarichi dirigenziali  in multinazionali che non hanno certo la sostenibilità ambientale  tra le loro ragioni sociali, e hanno portato avanti un industria non proprio “green” (Libyan Arab Maltese Holding Company, Mediterranean Aviation, Medelec Switchgear,Mediterranean Power Electric, Rotos Zirayia Pumps, lastic Processing, Corinthia Hotels International,Corinthia’s Mediterranean Constuction,joined Betfair Group, SMS-Mondial Travel Group’s). Se a questo si aggiunge che Malta è uno dei Paesi che ha più problemi con la difesa della natura e che subisce continui richiami dall’Ue per la sua spregiudicata politica venatoria e di pesca, il quadro è completo.

La stessa logica è prevalsa nella scelta dell’importantissimo commissario all’Energia, che ha assunto anche le funzioni dell’Azione climatica con  il  compito di «rafforzare la quota delle energie rinnovabili sul territorio Ue, non solo per condurre una politica responsabile di lotta contro il riscaldamento climatico ma anche – e questo è essenziale per una politica industriale – per continuare a disporre di energia ad un prezzo abbordabile nel medio termine».

La scelta di Juncker e dell’accordo tra socialdemocratici e democristiani è caduta sull’attuale ministro dell’Agricoltura, pesca e ambiente del governo conservatore spagnolo: il popolare Miguel Arias Cañete, un fedelissimo del premier Mariano Rajoy e della sua politica filo-nucleare che ha mitigato immediatamente quella degli incentivi alle rinnovabili dei precedenti governi di sinistra a guida socialista. Anche l’azione di governo di Arias Cañete sulla pesca e l’ambiente è stata inoltre molto criticata da associazioni ambientaliste come Oceana.

I due nuovi commissari all’Ambiente e all’Energia (che forse sarebbero stati meglio a ruoli invertiti, viste le loro competenze e interessi economici) dovranno collaborare per realizzare insieme gli obiettivi del team del progetto “Energy Union” coordinato da Alenka Bratušek, l’ex premier “socialdemocratica” slovena sconfitta alle elezioni dello scorso agosto.

Staremo a vedere cosa riusciranno a concludere, ma le scelte ambientali – che sembrano più di ripiego e di equilibrio politico/territoriale che fatte per competenze – non promettono davvero quella svolta politica di cui l’Europa avrebbe bisogno in campo energetico e climatico e ambientale, e sembrano molto al di sotto delle competenze e della passione mostrate dai due commissari uscenti, lo sloveno Janez Potočnik e la danese Connie Hedegaard.