Durante l’allerta meteo si è sbriciolato il viadotto dell’A10 che sovrastava la città. La dichiarazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nuova «immane tragedia» a Genova, crolla ponte Morandi: oltre 20 vittime

La bruciante testimonianza di un Paese dove si dibatte infinitamente sul fare o meno nuove grandi e grandissime opere, e dove si finisce per non rifare neanche quelle vecchie

[14 agosto 2018]

Dopo l’allerta meteo, il crollo: a Genova il viadotto dell’autostrada A10 che scavalca il torrente Polcevera si è sbriciolato sotto il peso degli anni, dell’incuria e del maltempo. Un lunghissimo istante è bastato per uccidere oltre venti vittime – mentre scriviamo la macchina dei soccorsi lavora ancora a pieno ritmo, pur ostacolata dalla pioggia incessante –, e a sfiorare una tragedia di portata assai più ampia.

Noto anche come ponte Morandi dal cognome dell’ingegnere che lo progettò negli anni ’60, il viadotto sul Polcevera rappresenta infatti un’infrastruttura molto invadente per la città di Genova e il suo territorio, che taglia come un’enorme lama di cemento sovrastando (qui gli impressionanti scatti del fotografo genovese Roberto Saba, ndr) strade, case e imprese, tra le quali spicca una delle principali aziende italiane: Ansaldo Energia, il cui ingresso si affaccia proprio sotto il pezzo di ponte Morandi che oggi è rimasto in piedi. Si intuisce dunque come il crollo di entrambe le carreggiate, precipitate nel vuoto per circa 100 metri, avrebbe potuto avere conseguenze devastanti oltre ai danni e alle vittime già provocate.

«Il crollo di ponte Morandi è una immane tragedia per la nostra città. Il Comune di Genova – dichiara a caldo il sindaco della città, Marco Bucci – sta coordinando i soccorsi con la Regione Liguria e i Vigili del Fuoco. Ci stiamo concentrando sulla ricerca di eventuali persone rimaste sotto le macerie e per la messa in sicurezza della zona. Questa situazione creerà evidenti problemi alla nostra città, ma dobbiamo reagire da subito con forza e orgoglio». Anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli parla di «immane tragedia», e assicura di star «seguendo con la massima apprensione ciò che è accaduto a Genova. Siamo in stretto contatto con Autostrade e stiamo andando sul luogo con il viceministro Rixi».

Come sempre accade nel nostro Paese, così deficitario negli investimenti in prevenzione, durante le (frequenti) emergenze emerge la parte più volitiva dell’Italia: il capo del dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha convocato a Roma il Comitato operativo, al fine di assicurare il coordinamento degli interventi delle componenti e strutture operative del servizio nazionale della protezione civile, e nel mentre si è già manifestata la solidarietà di altre regioni, in primis la vicina Toscana. «A Genova è crollato il grande ponte dell’autostrada, quello che tutti abbiamo percorso per andare verso la Francia. È una notizia incredibile. Una tragedia terribile. Non si sa quanti sono i morti. Ora – dichiara il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi – è il momento dei soccorsi, del lutto e della solidarietà. La Regione Toscana è a disposizione per ogni necessità», e si rende disponibile a inviare i soccorsi che saranno necessari.

Ma una volta superata quest’ennesima fase d’emergenza il Paese e le sue istituzioni dovranno tornare a interrogarsi sui perché della «immane tragedia». A crollare è stata un’infrastruttura di mezzo secolo fa, progettata secondo criteri che oggi renderebbero evidenti molti profili d’insostenibilità (sicuramente sociale e ambientale, se non vere e proprie lacune tecnico-progettuali), e non è un caso che abbia ceduto proprio durante una di quelle bombe d’acqua che si scaricano sempre più frequentemente sul nostro territorio – con effetti spesso devastanti, purtroppo, proprio nel genovese –, spinte dall’avanzata dei cambiamenti climatici. In questo frangente Autostrade ricorda che sul ponte «erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione. I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova», ma evidentemente non è bastato.

Il ponte che crollando si è portato via nuove vite è solo l’ultima, bruciante testimonianza di un Paese dove da una parte si dibatte infinitamente sul fare o meno nuove grandi e grandissime opere, e dall’altra ci si dimentica di manutenere e rendere più sostenibili quelle vecchie. Un Paese dove, alla fine – per par condicio –, si finisce troppo spesso per non fare le nuove opere e per non rifare quelle vecchie.

«Siamo tutti sconvolti e stiamo cercando di capire quanto accaduto al ponte Morandi – conclude il presidente di Legambiente Liguria, Santo Grammatico – Non è il momento delle polemiche ma del silenzio pensando a chi transitava sul ponte o purtroppo è stato coinvolto, sotto, dal suo crollo. In attesa di maggiori notizie, i nostri pensieri vanno alle vittime, ai feriti, alle loro famiglie, ai soccorritori e ai vigili del fuoco impegnati a salvare vite in questo momento difficile. Ci sarà tempo per le analisi approfondite, ma si rimane attoniti nel vedere un paese come l’Italia, una città come Genova, colpiti da tragedie che si potrebbero far risalire a un altro secolo. Le vere emergenze oggi in Italia si chiamano “sicurezza” delle infrastrutture e “dissesto idrogeologico”. Ci auguriamo che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane le tante parole lascino spazio a una riflessione seria su come prevenire queste emergenze e sul modello di sviluppo per la nostra regione, con piani strutturati di manutenzione, risorse economiche ingenti e la volontà concreta di mettere in sicurezza il nostro Paese».

Una linea di pensiero che acquista vigore e respiro nazionale anche nella dichiarazione che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato pubblicamente dopo la tragedia:

«È una catastrofe quella che ha colpito Genova e l’Italia intera. Su persone e famiglie inermi si è abbattuta una disgrazia spaventosa e assurda. Il primo pensiero – mio come di tutti gli italiani – va alle vittime, ai feriti, alle sofferenze e alle angosce dei loro familiari. A quanti oggi piangono per i loro cari, desidero esprimere il più sentito cordoglio, la mia vicinanza e, insieme, la solidarietà della Repubblica. Un caloroso ringraziamento rivolgo a coloro che – sulle strade, tra le macerie, negli ospedali – si sono immediatamente prodigati e tuttora continuano a lavorare in condizioni di difficoltà, per salvare vite e per recuperare i corpi di chi è stato travolto. Questo è il momento dell’impegno comune, per affrontare l’emergenza, per assistere i feriti, per sostenere chi è colpito dal dolore, cui deve seguire un esame serio e severo sulle cause di quanto è accaduto. Nessuna autorità potrà sottrarsi a un esercizio di piena responsabilità: lo esigono le famiglie delle tante vittime, lo esigono le comunità colpite da un evento che lascerà il segno, lo esige la coscienza della nostra società nazionale. Gli italiani hanno diritto a infrastrutture moderne ed efficienti che accompagnino con sicurezza la vita di tutti i giorni. I controlli, la cultura della prevenzione e l’intelligente ammodernamento del sistema delle comunicazioni, devono essere sempre al centro dell’azione delle istituzioni pubbliche e dei concessionari privati, a tutti i livelli».