Assobiotech: «L’agricoltura del futuro è OGM. Ue Ed Italia sbagliano»

OGM, aumenta la superficie coltivata nel mondo, ma solo in 28 Paesi

Gli Usa da soli coltivano il 40% degli OGM, seguono Brasile, Argentina, India e Canada

[28 gennaio 2015]

Secondo Alessandro Sidoli, presidente dell’Associazione per lo sviluppo delle biotecnologie (Assobiotech) che fa parte di Federchimica/Confindustria, «I dati ISAAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications, ndr)  sull’espansione degli Ogm nel mondo confermano che l’agricoltura del futuro parlerà sempre più biotech. Dobbiamo tutti riflettere su come consentire anche al nostro Paese di non rimanere fuori da questa occasione di sviluppo».

Basandosi sul rapporto “Brief 49: Global Status of Commercialized Biotech/GM Crops: 2014”, non proprio un documento indipendente,  che viene venduto a 50 euro ma distribuito gratuitamente nei Paesi in via di sviluppo, con «L’obiettivo di fornire informazioni e conoscenze per la comunità scientifica e la società sulle colture biotech /GM, per facilitare una discussione più informata e trasparente per quanto riguarda il loro ruolo potenziale nel contribuire all’alimentazione globale, ai mangimi, alle fibre ed alla sicurezza dei combustibili e per un’agricoltura più sostenibile», Sidoli  e convinto che in Italia «Se vogliamo giocare un ruolo di primo piano nel mercato agricolo mondiale non  possiamo perdere l’ennesimo treno di innovazione, stando fermi a guardare gli altri paesi, che, dopo essere partiti, prendono sempre maggiore velocità».

Questa velocità sarebbe attestata dai dati forniti dall’ISAAA, secondo i quali  nel 2014 le superfici coltivate con piante geneticamente modificate sono arrivate a 181,5 milioni di ettari, 6 milioni in più rispetto all’anno precedente. Coinvolgendo 18 milioni di agricoltori in 28 paesi. A parte che 28 Paesi su 198 non sono certo la maggioranza, anzi… e che in quasi tutti questi 28 Paesi pro OGM le proteste contro le coltivazioni GM sono molto forti (basti pensare al Messico, all’Argentina, all’India e alle crescenti proteste contro il landgrabbing per coltivare OGM in diversi Paesi africani) il presidente di Assobiotech  ha ragione, dati alla mano, a dire «L’utilizzo delle agrobiotecnologie continua a crescere» ne ha un po’ meno, dati di lungo periodo e studi scientifici alla mano che dimostrano il contrario, a dire che questo avviene «Perché da un lato incrementa le rese dei terreni e quindi la disponibilità di cibo, dall’altro riduce i costi di produzione per gli agricoltori, traducendosi in un elemento di calmieramento dei prezzi dei prodotti agroalimentari a favore dei consumatori finali».

Anche gli esempi che si trovano nel rapporto del Bangladesh come campione degli OGM  sono abbastanza rischiosi, visto che quel Paese non è certo un esempio di sicurezza alimentare ed ambientale e di difesa della salute e dei diritti dei lavoratori e dei consumatori.

Ma non c’è solo il poverissimo Bangladesh, gli Usa  continuano ad essere il paese leader e da soli coltivano il 40% della superficie Ogm  73,1 milioni di ettari, con il 93% del mais, il 94% della soia ed il 96% del cotone che sono OGM. Anche se è il brasile a segnare la maggiore crescita annua di superficie coltivata ad Ogm negli ultimi 5 anni, gli Usa restano il numero 1 nel 2014, con 3 milioni di ettari, rispetto agli 1,9 milioni di ettari del  Brasile. In Brasile va particolarmente forte la soia Ogm HT/IR: a due anni dal suo lancio sono già 5,2 milioni gli ettari coltivati. Quel che il rapporto non dice è l’enorme impatto dell’espansione delle coltivazioni di soia OGM sull’ambiente brasiliano.

Al terzo posto dei campioni degli OGM c’è l’Argentina, ma registra un calo: dai 24, 4 milioni di ettari del 2013 si è scesi a 23,3 milioni di ettari nel 2014 e nel Paese il movimento no-OGM è in crescita come un po’ in tutta l’America Latina-.

L’India, dove i contadini hanno sperimentato sulla loro pelle la cura/truffa delle sementi Monsanto, è al quarto posto, grazie soprattutto al record di 116 milioni di ettari di terreni coltivato a cotone BT, che ormai rappresenta il 95% del cotone coltivato nel Paese. Il Canada è quinto a 11,6 milioni di ettari e il 95% di canola OGM.

E’ evidente che Sidoli non è permeabile alle contaminazioni ambientaliste e ignora volutamente gli allarmi che giungono da molte parti sull’utilizzo di cibo per produrre combustibile, infatti afferma: «Inoltre, è evidente l’importanza che queste tecnologie hanno anche ai fini del miglioramento delle produzioni agricole non rivolte al consumo alimentare. Pensiamo, per esempio, a coltivazioni da destinare alla produzione di biocarburanti e bioprodotti».

Ma quello che veramente amareggia il presidente di Assobiotech è la piega che la cosa ha preso in Europa e in Italia: «Purtroppo – conclude Sidoli – la recente decisione del governo italiano di proibire nel nostro Paese la coltivazione di organismi geneticamente modificati, insieme alle modifiche che l’Unione europea si accinge ad approvare in materia di autorizzazione alla coltivazione, ci allontanano dal mondo e privano la nostra agricoltura di una leva di innovazione fondamentale per competere nei mercati internazionali».

Insomma sarà molto difficile che il 29esimo Paese OGM sarà europeo ed ancora di più che sarà l’Italia