I Verdi europei frenano: «Attenti, potrebbe essere un cavallo di Troia»

Ogm, per il Parlamento Ue i singoli Stati potranno vietarli

Soddisfazione da parte di Greenpeace e Legambiente per la decisione della commissione Ambiente

[11 novembre 2014]

La commissione Ambiente del Parlamento europeo ha votato un nuovo sistema per l’autorizzazione degli organismi geneticamente modificati (Ogm) nell’Unione europea. Secondo i Verdi Europei «il voto degli eurodeputati rafforza i motivi per i quali gli Stati membri o le regioni possono  optare per  non applicare le autorizzazioni degli Ogm nel quadro del nuovo sistema proposto», anche se restano grosse preoccupazioni per la proposta complessiva.

La relatrice, l’eurodeputata liberaldemocratica belga Frédérique Ries, ha spiegato: «E’ una direttiva che dà agli Stati membri il diritto di vietare la coltivazione di Ogm. La Commissione, che ha presentato questo testo, non ha assolutamente parlato di una direttiva che ne autorizza la coltivazione.  La relazione è il riflesso di molte preoccupazioni della commissione. I criteri e le motivazioni, come l’utilizzo del territorio, il rispetto per la biodiversità, la resistenza ai pesticidi sono molto meglio articolati, molto più precisi rispetto al testo troppo vago della Commissione».

Ora il testo dovrà essere approvato a dal Parlamento europeo in seduta plenaria.

Dopo il voto, il portavoce dei Verdi per la  sicurezza alimentare,  Bart Staes ha precisato però che la decisione del Parlmento «non significa no: i Paesi che vogliono scegliere di autorizzare gli Ogm devono disporre di un quadro assolutamente legalmente ineccepibile per farlo. Tuttavia, i Verdi sono ancora molto preoccupati perché questo nuovo sistema di opt-out è un pendio scivoloso per alleviare le autorizzazioni Ogm nell’Ue ed in  sé non cambia sostanzialmente il difettoso processo di approvazione dell’Ue. «Il voto di oggi avrebbe potuto offrire una certezza molto maggiore, consentendo l’opt-out sulla base di motivi ambientali complementari a quelli valutati dall’Autorità per la sicurezza alimentare europea, qualcosa che è stato respinto dai governi dell’UE in sede di Consiglio. I deputati hanno anche votato per l’inserimento di misure obbligatorie per prevenire la contaminazione di colture non-GM, con la miriade di problemi di questo solleva. La commissione ha anche respinto una proposta da parte dei governi europei, che avrebbe obbligato gli Stati membri di chiedere direttamente che le imprese di mettere fuori dalla portata e loro applicazioni Ogm , prima di dovervi rinunciare».

E’ invece decisamente soddisfatta Greenpeace: «La commissione Ambiente del Parlamento Ue ha emendato l’accordo raggiunto dai ministri lo scorso giugno che, secondo Greenpeace, presentava molte lacune e andava contro il precedente voto del Parlamento».

Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia, ha detto. «Ci complimentiamo con il nuovo Parlamento europeo che cerca di assicurare ai cittadini un’agricoltura e un ambiente privi di Ogm. I parlamentari hanno radicalmente migliorato il testo adottato dal Consiglio che era stato fortemente influenzato dalla linea pro Ogm del governo britannico. Il voto di oggi fornisce agli Stati membri basi legali solide per bandire la coltivazione di Ogm dai propri territori, rendendo difficile per l’industria biotech contrastare i bandi nazionali nei tribunali. Il Parlamento Ue ha reintrodotto il diritto degli Stati Membri di vietare la coltivazione di Ogm per ragioni di carattere ambientale, e ha limitato il ruolo centrale che i ministri Ue volevano concedere alle aziende biotech durante la predisposizione del bando. Il Parlamento, la Commissione e i governi dovranno ora iniziare i negoziati, al fine di finalizzare la nuova legge nelle prossime settimane. Ora il ruolo della presidenza italiana sarà decisivo per fare in modo che la proposta non venga annacquata e il testo non si trasformi in un cavallo di Troia durante le negoziazioni in sede di trilogo tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento Ue».

Anche Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, apprezza il via libera arrivato oggi dalla commissione Ambiente dell’Europarlamento: «Salutiamo positivamente la decisione presa oggi a larga maggioranza dalla Commissione Ambiente dell’Europarlamento relativa alla revisione della normativa sulla coltivazione degli Ogm. Un provvedimento  che consente agli Stati membri di vietarne o meno la coltivazione sul proprio territorio, anche per ragioni di carattere ambientale. L’introduzione del criterio ambientale rappresenta un importante passo in avanti che rafforza e rende più solido il diritto degli Stati membri a vietare la coltivazione degli Ogm. Le prossime settimane saranno cruciali affinché l’Italia, durante il suo semestre di presidenza europea, si impegni per raggiungere un accordo in coerenza su quanto votato oggi dalla Commissione». Sulla stessa linea anche Green Italia, che tramite il proprio esponente Francesco Ferrante dichiara come la decisione arrivata da Bruxelles sia «un’occasione d’oro per il Governo italiano per caratterizzare la presidenza di un semestre europeo fin qui decisamente poco luminoso, perché costituisce un ottimo viatico per raggiungere un  accordo positivo che rafforzi ulteriormente  il diritto degli Stati membri a vietare la coltivazione degli Ogm».

Secondo il portavoce dei Verdi europei Staes, «c’è sicuramente la  necessità di riformare processo di autorizzazione degli Ogm dell’Unione europea: non si può persistere con la situazione attuale con la quale le autorizzazioni procedono a dispetto di valutazioni dei rischi difettose  e dalla coerente opposizione di una maggioranza di Stati membri dell’Ue in seno al Consiglio e, soprattutto, di una chiara maggioranza dei cittadini europei. Tuttavia, la risposta a questo non può essere un trade-off di facili autorizzazioni dell’Ue contro i facili divieti nazionali. Il Parlamento europeo deve ora lottare con i denti e con le unghie per mantenere questa posizione, in caso contrario la nuova proposta per le approvazioni di Ogm nell’Ue sarà un cavallo di Troia, che alla fine rischia di aprire la porta agli organismi geneticamente modificati in Europa, nonostante l’opposizione dei cittadini».