Oms, solo il 12% dei cittadini del mondo respira aria di buona qualità

Il report dell’Organizzazione mondiale della sanità copre ben 1.600 città

[7 maggio 2014]

Brutte notizie dall’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms): secondo il WHO’s urban air quality database, «la qualità dell’aria in molte città di tutto il mondo che monitorano all’esterno (nell’ambiente, ndr) l’inquinamento atmosferico non riesce a soddisfare le linee guida dell’Oms per i livelli di sicurezza, mettendo le persone a rischio aggiuntivo di malattie respiratorie e altri problemi di salute».

Il WHO’s urban air quality database copre 1.600 città in tutto 91 Paesi, 500 città in più di quelle inserite nel database precedente del 2011, quindi molte altre città in tutto il mondo hanno iniziato a monitorare la qualità dell’aria esterna, il che riflette un crescente riconoscimento di rischi per la salute dell’ inquinamento dell’aria.

Solo il 12% delle persone che vive nelle città studiate risiede dove la qualità dell’aria è conforme con i livelli delle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Oms. Circa la metà della popolazione urbana monitorata è esposta ad un inquinamento atmosferico che è almeno 2,5 volte superiore ai livelli raccomandati. Nella maggior parte delle città nelle quali c’è un numero sufficiente di dati per confrontare la situazione attuale con quella degli anni precedenti, l’inquinamento atmosferico sta peggiorando.

L’Oms spiega che «molti fattori contribuiscono a questo aumento, compresa la dipendenza dai combustibili fossili, come le centrali elettriche a carbone, la dipendenza dai veicoli a motore adibiti al trasporto privato, l’uso inefficiente dell’energia negli edifici e l’uso di biomasse per cucinare e riscaldarsi. Ma alcune città stanno facendo notevoli miglioramenti, a dimostrazione che la qualità dell’aria può essere migliorata mediante l’attuazione di misure politiche, come vietare l’uso del carbone per “il riscaldamento” negli edifici, usando combustibili rinnovabili o “puliti” per la produzione di energia elettrica, e migliorando l’efficienza del motore motori di veicoli».

Gli ultimi dati disponibili hanno portato l’Oms a chiede una maggiore consapevolezza dei rischi per la salute causati dall’inquinamento atmosferico, l’attuazione di efficaci politiche di mitigazione dell’inquinamento atmosferico ed un attento monitoraggio della situazione nelle città di tutto il mondo.

Flavia Bustreo, vice direttrice generale Oms per la famiglia, bambini e  salute delle donne, sottolinea che «troppi centri urbani oggi sono così avviluppati nello smog che i loro skylinessono invisibili. Non sorprende che quest’aria sia pericolosa da respirare. Così, un numero sempre crescente di città e comunità di tutto il mondo si sforza di soddisfare al meglio le esigenze dei loro abitanti, in particolare i bambini e gli anziani».

Ad aprile l’Oms aveva rivelato che l’inquinamento dell’aria esterna nel 2012 era stato responsabile della morte di circa 3,7 milioni di persone di età inferiore ai 60 anni ed ha inoltre sottolineato che «L’inquinamento dell’aria interna ed indoor sono tra i più grandi rischi per la salute in tutto il mondo».

Nei Paesi ad alto reddito, 816 città hanno riportato dati sui livelli di PM2.5, altre 544 città rendicontano anche i PM10, da cui può essere derivata una stima dei PM2.5. Ma nei paesi a basso e medio reddito le misurazioni di PM2.5 medie annuali potrebbero essere accessibili solo in 70 città; altre 512 città riportano solo misurazioni di  PM10.

Maria Neira, direttrice Oms per la salute pubblica, ambiente e determinanti sociali della salute, è convinta che «possiamo vincere la lotta contro l’inquinamento atmosferico e ridurre il numero di persone affette da malattie respiratorie e cardiache, così come il cancro ai polmoni. Le politiche e le strategie efficaci sono c note, ma devono essere attuati su una scala sufficiente. Città come Copenaghen e Bogotà, per esempio, hanno migliorato la qualità dell’aria attraverso la promozione del “trasporto attivo” e dando priorità a networks dedicati di trasporto pubblico urbano, a piedi e in bicicletta».

Il rapporto rileva che «le singole città possono agire a livello locale per migliorare la qualità dell’aria e, quindi, andare contro le tendenze regionali. E una buona qualità dell’aria può andare di pari passo con lo sviluppo economico, come indicato da alcune delle principali città dell’America Latina che soddisfano, o si avvicinano, le linee guida sulla qualità dell’aria dell’Oms».

Carlos Dora, coordinatore per gli interventi per gli ambienti sani dell’Oms, ricorda: «Non possiamo comprare l’aria pulita in una bottiglia, ma le città possono adottare misure che ripuliscano l’aria e salvare la vita della loro popolazioni. Le misure comprendono di assicurare che le case siano ad alta efficienza energetica, che lo sviluppo urbano sia compatto e ben servito da linee di trasporto pubblico, che si progettino strade attraenti  e sicure per pedoni e ciclisti e che la raccolta dei rifiuti sia ben gestita. Tali attività non solo ripuliscono l’aria, ma possono anche servire da catalizzatori per lo sviluppo economico locale e la promozione di stili di vita urbani salubri».

Ma rimane un grosso problema: nonostante l’aumento del monitoraggio della qualità dell’aria, molte città nei Paesi a basso e medio reddito mancano ancora della capacità di farlo. In particolare, c’è carenza di dati in Africa e nelle regioni del Mediterraneo orientale. L’Oms conclude evidenziando che i dati pubblicati oggi sono  un passo significativo nel lavoro per avanzare una roadmap per la prevenzione delle malattie legate all’inquinamento atmosferico, ma «questo comporta lo sviluppo di una piattaforma globale sulla qualità dell’aria e sulla salute per generare dati migliori sulle malattie connesse all’inquinamento dell’aria e rafforzare il sostegno ai Paesi ed alle  città attraverso l’orientamento, l’informazioni e le prove sui benefici per la salute legati a diverse attività».