Sanguinaria caccia dei bracconieri giapponesi nel Southern Ocean Whale Sanctuary

Orrore in alto mare: bracconieri massacrano balene in Santuario dei cetacei [VIDEO]

Polemica in Australia, Sea Shepherd: «Promesso l’invio di navi militari per fermare il massacro»

[7 gennaio 2014]

La flotta di Sea Shepherd, formata dalle imbarcazioni Steve Irwin, Bob Barker e Sam Simon, dice di aver individuato le cinque navi della flotta baleniera giapponese, compresa la nave-macelleria Nisshin Maru, in piena attività all’interno di un Santuario dei cetacei, e si è dunque messa alla caccia delle baleniere per allontanarla dalle aree dove starebbero attuando vere e proprie operazioni di bracconaggio e per interrompere, anche con attacchi clamorosi come quelli del passato, il tentativo di uccidere altre balene.

Un elicottero alzatosi dalla Steve Irwin nell’ambito di Operation Relentless  ha beccato la Nisshin Maru a 64°44′ S, 162°34′ W , nelle acque territoriali della Nuova Zelanda della Ross Dependency Antarctic region e quindi all’interno del Southern Ocean Whale Sanctuary, un’area marina protetta riconosciuta a livello internazionale.

Sea Shepherd ha filmato e fotografato tre balenottere minori morte sul ponte insanguinato della Nisshin Maru, mentre un quarto cetaceo, probabilmente una megattera, era stato appena macellato.

La descrizione della scena fatta dall’elicotterista è impressionante: «Ci sono tre cadaveri sulla nave, una quarta carcassa è stata tagliata. C’è sangue dappertutto, la carne viene trasportata in giro sul ponte di questa nave officina, le frattaglie e le interiora vengono scaricate nell’oceano. Questa è solo una sanguinaria e raccapricciante scena medievale, che non ha posto nel nostro mondo moderno».

Il direttore di Sea Shepherd Australia, Jeff Hansen, ha detto: «Il The Southern Ocean Whale Sanctuary è stato contaminato dal massacro illegale di queste belle e maestose balenottere minori e dalle azioni crudeli, violenti e barbariche dei bracconieri di balene giapponesi. Nessuno potrà mai conoscere il dolore e la sofferenza che hanno passato questi giocosi giganti gentili dal momento in cui l’arpione esplosivo ha straziato  i loro corpi  e fino a quando hanno tirato il loro ultimo respiro in un mare rosso pieno del loro sangue. Una cosa è certa, Sea Shepherd farà tutto il possibile per garantire che altre balene non debbano sopportare il dolore e la sofferenza per mano di questi macellai di balene del Giappone».

Il capitano della  Steve Irwin, Sid Chakravarty, ha evidenziato l’assurdità delle pretese scientifiche di questo massacro: «Quando per la “scienza” si intende squartare grottescamente i corpi di balene protette, camminare attraverso un ponte imbrattato con il loro sangue, trasportare le parti del loro corpo con ganci e catene, scartando i loro resti, questa è una “scienza” che non ha posto nel XXI secolo. La Nisshin Maru è una nave macelleria e una macelleria galleggiante non ha posto nel Santuario delle Balene. Sea Shepherd  sarà ancora una volta implacabile nel ricacciare questi falsi e disperati “scienziati” fino a Tokyo».

La flotta baleniera giapponese, anche se inalbera cartelli dell’Iwc che parlano di ricerca autorizzata, in realtà sta effettuando una vera e propria operazione di bracconaggio in un santuario del cetacei,  in violazione della moratoria globale sulla caccia commerciale alle balene che risale al 1986.

Operation Relentless, condotta da Sea Shepherd Australia, è la decima Antarctic Whale Defence Campaign dell’organizzazione nata da una costola dissidente di Greenpeace che non disdegna di utilizzare metodi molto duri e di attaccare i balenieri giapponesi con lanci di vernici ed oggetti. Sea Shepherd dice che così, nelle precedenti 9 campagne, ha salvato la vita di oltre 4.500 balene e di essere l’unica organizzazione impegnata a difendere l’integrità del Southern Ocean Whale Sanctuary intervenendo direttamente contro le attività illegali della flotta baleniera giapponese.

La cosa sta provocando anche ricadute politiche: nel giugno 2013 la Nuova Zelanda si è unita all’Australia per denunciare alla Corte di giustizia internazionale l’attività illegale di caccia alle balene dei giapponesi e il capitano della Bob Barker, Peter Hammarstedt, evidenzia che questo è servito a poco: «Ancora una volta, il governo giapponese ha dimostrato una flagrante violazione del diritto internazionale, continuando la caccia illegale alle balene, mentre il mondo attende pazientemente una decisione della Corte di giustizia internazionale. Il tentativo disonorevole del governo giapponese di bloccale il procedimento legale è un insulto alla collaborazione dimostrata dalle persone di tutto il mondo, dedicata a promulgare leggi di salvaguardia e per un riconoscimento condiviso della necessità di tutela ambientale».

L’obiettivo dei giapponesi per il 2014 è quello di uccidere 935 tra balenottere minori, megattere e balenottere. L’ex leader dei Verdi australiani e attuale presidente di Sea Shepherd Australia, Bob Brown, se la prende direttamente con il governo di centrodestra del premier  Abbott, accusandolo di non aver mantenuto le promesse di inviare un aereo nell’Oceano Antartico per monitorare la stagione annuale di caccia alle balene.

Brown, di fronte alle immagini della Nisshin Maru coperta di sangue, ha chiesto ad Australia e Nuova Zelanda di inviare navi da guerra per difendere il Santuario delle balene internazionale: «Questa operazione sanguinosa non si sarebbe semplicemente verificata se avessimo a Canberra e Wellington primi ministri con la spina dorsale per resistere a questa operazione illegale. Laggiù ci dovrebbero essere navi da guerra per difendere la sovranità di Australia e le sue balene nel nostro giardino di casa. Era stato promesso un “Customs vessel” per la sorveglianza. Questo non è successo. Come minimo dovrebbero mantenere quella promessa elettorale».

Il ministro federale dell’ambiente Australiano, Greg Hunt, ha ribattuto che il governo si è impegnato a realizzare quella che sarebbe la seconda operazione di monitoraggio delle balene: «Sarà la prima missione del genere in 6 anni. Inoltre ci permetterà di monitorare più navi», poi ha chiesto dove fossero finiti i verdi e i laburisti australiani  negli ultimi 6 anni.  Prima di Natale Hunt aveva detto che il governo federale avrebbe inviato un aereo per monitorare le baleniere giapponesi e in campagna elettorale aveva promesso che l’Australia avrebbe inviato una nave nell’Oceano Meridionale.

Il deputato laburista Anthony Albanese gli ha ricordato che «Il popolo australiano ha il diritto di chiedere perché il governo Abbott abbia rinnegato il suo impegno di  inviare una sua nave per monitorare la caccia giapponese. Penso che la gente abbia il diritto di dire: “Quale è il motivo per il quale ci hanno detto una cosa prima delle elezioni e un’altra dopo le elezioni?”. Hanno preso impegni molto chiari. E mandando un volo di sorveglianza aerea sopra l’area non otterranno nulla».

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